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Ambiente la svolta che non cè
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera 14/2/2018

Ambiente batte Economia 89-70. Quando gli analisti di Bloomberg News hanno esaminato il recente discorso di Xi Jinping al congresso del Partito Comunista hanno sbarrato gli occhi: la parola chiave più usata dal leader cinese era: ambiente. Con un distacco di 19 punti perfino sulleconomia, che solo cinque anni fa, nella relazione di Hu Jintao, era saldamente al primo posto. Più sbalorditiva ancora lascesa complessiva del tema: nel 2002, quando già la tigre asiatica azzannava i mercati, le citazioni erano una quindicina. Residuali. Si dirà che la Cina non aveva alternative. La folle corsa allo sviluppo creava da anni disastri ecologici. Ventisei miliardi di tonnellate di veleni industriali scaricati ogni anno nello Yangtze fino a portare allestinzione il delfino bianco che lì viveva da milioni di anni. Ventottomila corsi dacqua e 243 laghi ridotti a rigagnoli e pozzanghere. Megalopoli asfissiate dallo smog. Certo è che i cinesi a un certo punto hanno deciso di svoltare. Con qualche successo, stando alla foto di qualche giorno fa del cielo sopra Pechino. Blu.

In Italia no. Anzi, in questa campagna elettorale così rissosa la parola stessa ambiente, a dispetto dei ripetuti appelli di papa Francesco, è assente. Per carità, non è una novità. Nonostante lindagine di Eurobarometro di dicembre dica che l86% degli italiani si dice preoccupato per gli effetti sulla salute dellinquinamento da plastiche e sul suo impatto sullambiente in generale, il tema non tira .

T a nto che gli stessi Verdi che ai tempi buoni riuscirono a prendere il 3,2% alle europee e conquistare alle politiche 14 seggi al Senato e 14 alla Camera sono ridotti a presentarsi (auguri) nella lista collettiva Insieme.

In Europa non è così. Il verde Alexander Van der Bellen è presidente dellAustria dopo aver vinto il ballottaggio con Norbert Hofer, il verde Winfried Kretschmann governa con la Cdu il Baden-Württemberg (10,6 milioni di abitanti, colosso industriale, reddito pro capite del 29% superiore alla media europea), il Gruppo Verde allEuroparlamento ha il 6,8% dei seggi. E la consapevolezza ambientalista, dai tempi in cui Willy Brandt invocò che il cielo sopra la Ruhr deve tornare blu (operazione riuscita), si è fatta largo in tutti gli schieramenti. Trasversalmente.

Da noi no. O molto meno. Nonostante i problemi di consumo del suolo (23 mila chilometri quadri pari a Campania, Molise e Liguria insieme, dati Ispra), della cementificazione delle coste, dellabusivismo edilizio, dellaggressione al paesaggio. Dice infatti una ricerca dellOsservatorio di Pavia nei primi sette mesi del 2017, periodo già caldo per il voto che si avvicinava, che lo spazio dedicato ai temi della Green Economy nelle interviste date dai leader politici è stato ridicolo: tolta leccezione di Paolo Gentiloni (11%), troviamo Giorgia Meloni al 2%, Matteo Renzi e Luigi Di Maio all1%, Pierluigi Bersani, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi a zero. Zero carbonella.

Assurdo. Non solo perché lo stesso abusivismo edilizio, tema appena riesploso con lidea di un nuovo condono, dipende dalla scarsa attenzione quotidiana al territorio (ricordate lo striscione affisso a Eboli e rimosso solo dopo la denuncia del Corriere ? Vendesi appartamenti abusivi) ma perché leconomia verde, come dice lultimo dossier Unioncamere-Symbola, potrebbe esser usata come incoraggiamento per fare dellItalia un Paese nuovo e migliore.

Dice il rapporto che sono già 355 mila le nostre aziende (27,1% del totale, 33,8% del manifatturiero) che hanno investito sul green: maggiore competitività, crescita di esportazioni, fatturati e occupazione con 320 mila green jobs in più nel 2017. Al punto che gli occupati che applicano competenze verdi sono saliti a 2 milioni e 972 mila. Il 13,1% delloccupazione italiana.

Macché. Resta per quasi tutti un tema secondario. Lo stesso Renzi, che pure ha risposto alle critiche di Veltroni (Il Pd doveva essere il più grande partito ecologista italiano: non lo è stato) dicendo che dalle alluvioni a Bagnoli solo il Pd difende lambiente e incitato tutti a non mollare di un centimetro appare poco presente. Matteo e i suoi, ha scritto Ermete Realacci, escluso a sorpresa dalle liste con altri ambientalisti storici, sono convinti che non sia pagante dal punto di vista elettorale. Un indizio? Solo 10 titoli dell Ansa sui temi ecologici nellultimo anno, zero nellultimo mese. Quello della battaglia finale.

E così devono pensarla gli altri. Come Luigi Di Maio che sì, dopo aver tagliato la grillina Claudia Mannino (ora coi Verdi), punta sullarcheologa crotonese Margherita Corrado protagonista di battaglie coraggiose e nobili e ha varato un programma di impegni verdi per 180 pagine con dentro tutto. Nellultimo anno però, dice l Ansa , sè guadagnato non più di tre titoli ambientali. Contro 27 in cui parla di pensioni.

Quanto alle destre, ciao. Nessun titolo Ansa nellultimo anno (su 2.132) in cui si parli di ambiente per Silvio Berlusconi. Nessuno (su 1.432) per Giorgia Meloni. Nessuno (su 2.972) per Matteo Salvini. Ma almeno nel programma condiviso, almeno lì, ne parleranno? Sì. Penultima pagina. Due-parole-due: tutela dellambiente. Fine. Che ci pensi Xi Jin-ping



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