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Torino. Cultura, chi è pagato decida
Gabriele Ferraris
Corriere della Sera - Torino 6/3/2018

Per essere AxTo, è aperto davvero. Il trionfo dellassemblearismo. Se andate sul sito del Comune torino.liquidfeedback.net potete votare i progetti culturali e sociali delle associazioni che ambiscono a ricevere i finanziamenti che il Comune destina ad AxTo, le azioni per le periferie pagate con soldi dello Stato. Dopo il voto popolare i progetti saranno esaminati da una commissione tecnica, che sceglierà i vincitori.

Il voto, ponderato e competente, dei cittadini e cittadine avrà il suo peso. Come quello di altri cittadini e cittadine sullalternativa Gesù-Barabba. Con una differenza: per decidere tra Gesù e Barabba non servivano particolari competenze tecniche. Meno, comunque, di quelle necessarie per stabilire a priori se una data mostra o un certo spettacolo sono meglio o peggio di altri.

Ne ho discusso nottetempo, a mezzo Facebook, con lassessore al Decentramento Marco Giusta, persona garbata che accetta con onestà il confronto.

Giusta difende la bontà della trovata, e cita gli esempi di Millo in Barriera di Milano, delle due porte ad arte realizzate da Fondazione Contrada, soprintendenza e altri che hanno tutte visto un ruolo attivo di una giuria di cittadine e cittadini. Nessun accenno a Barabba.

Lesplicativo Giusta aggiunge: La parte che coinvolge i cittadini serve per valutare limpatto a livello territoriale delle coesioni e forze delle reti di chi ha presentato i progetti e si, anche di conoscere le preferenze della città, mi scrive. Laddove per città si intendono gli utenti registrati e votanti sul sito in questione. Al momento qualche centinaio.

E apprezzate il capolavoro semantico rappresentato da quella frase, valutare limpatto a livello territoriale delle coesioni e forze delle reti di chi ha presentato i progetti che, tradotto in lingua pedestre, mi suona allincirca come vediamo chi ha il serbatoio di voti più grosso. Ma questo è un mio pensiero malizioso, perché, mi spiega Giusta, NON è MAI la parte politica a scegliere i vincitori di un bando, ma quella tecnica. Le maiuscole sono di Giusta. Perfetto. Non sono i politici corrotti e familisti a scegliere gli amichetti della parrocchietta, bensì una immagino competente e indipendentissima commissione tecnica. Beninteso tenendo conto del voto popolare. Ci mancherebbe che non tenessero conto del prezioso, competente, informato, ponderato voto popolare.

Ma con quali obiettivi decide la commissione? Seguendo quali visioni, quali politiche culturali a largo raggio? E decise da chi? Da Garibuja? Dal Mago Zurlì? Da unassemblea di condominio?

Di certo non decide la politica. Ce lo garantisce la politica stessa che, per mezzo dellassessore Giusta, ribadisce con orgoglio di non metterci becco. Eppure mi risulta che in una democrazia rappresentativa sono i rappresentanti eletti a dettare le linee, e a prendersi il rischio della decisione ultima. Altrimenti, per quale motivo ci hanno stressato gli zebedei impetrando il nostro voto? E per quale oscura ragione li manteniamo e gli passiamo prebende e stipendi e rimborsi? Forse perché sono dei poveracci che se non li pagassimo noi non riuscirebbero a mettere insieme il pranzo con la cena?

No, cari miei: se mi garba di beneficare i bisognosi, i primi della mia lista non sono di sicuro quattro miracolati che rifiutano protervamente di fare ciò per cui generosamente li stipendio: decidere. Decidere e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.

La ciurma dei dipendenti riottosi scarica invece quella responsabilità sui cittadini. Compresi quelli che non hanno altro titolo, per giudicare, se non la capacità di aprire internet e stabilire con un click non si sa in base a quali criteri il valore di progetti complessi ideati da operatori professionisti. È il trionfo del che ci vuole? Anchio posso pilotare un Jumbo. Aspetto con impazienza che qualcuno di lorsignori indìca una consultazione popolare per decidere se deve o non deve operarsi di emorroidi. E spero che, per coerenza, demandi al popolo anche la scelta del chirurgo. Io mi candido: sono un mago nellaffettare il prosciutto.

Ma lassessore Giusta vuole puntualizzare, e mi spiega nel dettaglio il raffinato meccanismo decisionale ideato per distribuire i soldi di Axto: In questo caso scrive accanto al voto della commissione tecnica che vale 2/3 cè anche il voto della giuria popolare che vale 1/3. Per Sanremo va bene e per Torino no?. Testuale.

Quelle parole dissolvono dincanto la mia cupa visione di una canea di sanculotti bercianti, inebriati dal potere di decretare la riuscita o il fallimento di quelli che più odiano quelli che ne sanno più di loro.

No, questa non è la Rivoluzione francese. È il Festival di Sanremo, con i suoi televotanti che mandano il messaggino per far vincere Ermal Meta anziché Annalisa. Fantastico. Peccato che lacuta intelligenza di lorsignori non sia arrivata a concepire il voto a pagamento, come a Sanremo, così riuscivano pure a rabastare quattro soldi.

Per Sanremo va bene e per Torino no? Ma certo, caro assessore. Quello che va bene per Sanremo va bene anche per Torino. È tutto cabaret, che differenza fa?

Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tuttaltro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e a una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno.

Non è servito a nulla, povero Luigi



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