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Firenze. Riapre dopo il restauro la Cappella Capponi
Laura Lombardi
http://ilgiornaledellarte.com/articoli/2018/3/129100.html

Il gioiello di Brunelleschi nella Chiesa di Santa Felicita ospita Deposizione e Annunciazione del Pontormo

Riapre dopo un complesso restauro la Cappella Capponi (già Barbadori) in Santa Felicita, decorata, per volere di Lodovico Capponi, dal Pontormo che, tra il 1526 e il 1529, vi dipinse la tavola con la Deposizione e laffresco dellAnnunciazione e, insieme a Agnolo Bronzino, suo allievo, i tondi con gli Evangelisti. Il restauro, eseguito sotto la direzione di Daniele Rapino è stato realizzato grazie alla fondazione non profit Friends of Florence e in particolare ai donatori Kathe e John Dyson.

Un complesso architettonico straordinario, gioiello dellingegno brunelleschiano (1425), la cui cupola Vasari scrive esser stata il modello per quella di Santa Maria del Fiore, come rivela infatti la struttura originaria, concepita esattamente uguale e ora ritrovata inglobata nellarchitettura settecentesca della chiesa. Tale cupola fu poi decapitata di 40 cm, per volere di Pietro Leopoldo nel 1766, al fine di creare un coretto (cui si accedeva dal Corridoio Vasariano che collega gli Uffizi a Pitti) dal quale la famiglia granducale poteva assistere alle funzioni nella chiesa. Fu realizzata così, a nuova copertura, una calotta decorata da Domenico Stagi (1766-70), poi imbiancata nel Novecento in omaggio a unidea purista del Quattrocento, che col presente restauro torna a essere visibile.

Degli affreschi del Pontormo, che le fonti ci dicono raffigurare i quattro Padri della chiesa e il Padre Eterno (e di cui esistono anche i disegni preparatori al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi), potrebbe essere ancora traccia al di sopra di quella struttura, ma cercarli comporterebbe un ingente smantellamento. Dellarchitettura brunelleschiana sono invece ancora visibili due colonne (e mezzo) in pietra serena, nelle quali il restauro ha rivelato tracce di doratura originale. Non solo, ma essendo larchitettura brunelleschiana incapsulata nei rimaneggiamenti settecenteschi di Ferdinando Ruggieri, è stato possibile ritrovare nei sottarchi tra ordine maggiore e ordine minore, tracce di colore blu, quelle dellarme Barbadori, a smentire lidea di un Brunelleschi austero, tutto pietra serena e bianco.

Venendo ora alle pitture di Pontormo, la parte che più ha sofferto nei secoli è laffresco raffigurante lAnnunciazione, preso in cura con perizia da Paolo Cantaluppi, letteralmente invaso nel 1620 dallinserimento, per volere di Orazio Capponi, di un tabernacolo di pietre dure, opera di manifattura fiorentina che racchiude il Ritratto di san Carlo Borromeo, dipinto a olio su lavagna (di artista non identificato), e dotato di una cassetta per le reliquie poi trafugata negli anni Sessanta del Novecento (oggi rifatta). Il committente si trovava allora a Roma e un carteggio testimonia il suo disappunto nellapprendere come i lavori fossero stati eseguiti danneggiando laffresco del Pontormo, commissionato dalla stessa famiglia Capponi un secolo prima, insieme alla vetrata di Guglielmo di Marcillat, che si trova ora nella cappellina del Palazzo Capponi, mentre in chiesa è una copia novecentesca.

LAnnunciazione che fu eseguita a fresco (otto giornate per lAngelo e nove per la Vergine) con interventi a secco per rendere ad esempio leffetto sfumato delle piume delle ali dellangelo, o la morbidezza di alcuni panneggi sulle membra, subì poi un secondo ingente trauma per lalluvione del 1966. Staccato in quelloccasione, laffresco fu ricollocato, prima su un supporto di masonite, poi, nel corso degli anni Settanta, sostituito da un supporto di vetro resina. Tale supporto è stato tuttavia interamente bonificato, prima di ricollocarvi laffresco, perché in alcuni punti presentava fenomeni di distacco. Per quanto concerne la pittura, rispetto al precedente restauro che, comera nelle teorie di quegli anni, preferiva lasciare evidenti le lacune, lintervento odierno presenta ricostruite, seppur sottotono, le parti mancanti, restituendo così piena leggibilità alle due splendide figure; le integrazioni, del tutto riconoscibili, riguardano comunque parti dove non era più alcuna traccia di pittura originale. Le figure dellAngelo e della Vergine si stagliano dunque più luminose sullo sfondo lasciato volutamente dal Pontormo del bianco del muro a calce, un colore che si era però notevolmente ingiallito, come quello dello sfondo della tavola della Deposizione.

I risultati della Deposizione, sulla parete contigua, affidato alle sapienti mani di Daniele Rossi (già autore nel 2010 del restauro dei tondi degli Evangelisti nella cappella e poi della Visitazione di Carmignano) e di Roberto Buda per il supporto ligneo, erano già potuti essere apprezzati nei mesi scorsi, quando la tavola era stata esposta, proprio nel periodo di chiusura della cappella Capponi, alla mostra Il Cinquecento a Firenze a Palazzo Strozzi, curata da Carlo Falciani e Antonio Natali. Lopera, una delle più note e più straordinarie del Cinquecento, fu dipinta usando tempera alluovo mescolata con biacca per ottenere quegli effetti di luce che sono presenti anche nellaffresco. Anche nella Deposizione è scomparsa la tonalità giallastra quasi verdognola assunta a causa delle vernici, che ne aveva offuscato la lettura di certe parti, come il cielo (dove è riapparsa anche una nuvoletta) al punto che Pasolini, ai tempi de la Ricotta del 1963 (episodio di Rogopag) definiva in modo suggestivo, ma a questo punto erroneo, il cielo dun verde simili a quello delle foglie subacquee.

Nello smagliante intarsio di forme e colori che quel capolavoro della vasariana Maniera moderna presenta, possiamo incantarci su certi particolari, tra cui perfino le impronte del polpastrello con cui Pontormo in qualche punto, ha finito di stendere la pittura prima che si asciugasse, come per spostare un ciuffo di capelli biondi nel suo autoritratto, visibile sulla destra, o nel lembo di stoffa in basso tra le gambe delle figure, oppure gli inserti netti e luminosi di rosso cinabro di alcune stoffe che si ritagliano nel groviglio dei corpi di coloro che sorreggono Cristo deposto dalla Croce e i cangiantismi straordinari di alcune vesti, aderenti come calzamaglie alle membra. Unopera le cui porzioni, se ritagliate dal contesto, potrebbero esser scambiate per un dipinto orfico di Robert o Sonia Delaunay, o per una Georgia OKeefe a testimoniare quellanacronismo delle immagini che spezza la linearità progressiva della storia dellarte, teorizzato da Georges Didi-Huberman, sulla scia di Aby Warburg.

Se in mostra a Strozzi la Deposizione figurava priva di cornice, qui la possiamo invece ammirare ricollocata nellintaglio finissimo e sontuoso, ricostruito solo in minime parti, grazie alle cure di Umi Toyosaki. Lo strato doro della cornice è spesso, e tutto originale, quindi solo pulito per ritrovare il suo splendore. Le dimensioni corrispondono perfettamente alla tavola, ma solo la parte bassa è completata da un listello di pochi centimetri, al quale la tavola era fissata con chiodi antichi, forse fin dal Cinquecento. Come se lerrore di dimensioni risalisse proprio al tempo della realizzazione della cornice stessa, che tutti ritengono coerente al dipinto: il restauro (che ha comportato anche la sostituzione del listello) ha confermato infatti che la tavola di Pontormo non è mai stata segata, essendovi chiara traccia del gesso che scola sul bordo inferiore della tavola. Restaurata anche la tavola daltare, per mano di Gloria Verniani e Luigina Ciurlia, mentre ai paramenti marmorei e affini hanno lavorato Elena Alfani e Stefano Bacati.

Loperazione ha visto il coinvolgimento di Massimo Coli del Dipartimento di Scienza della Terra e del Dipartimento di Architettura dellUniversità di Firenze, di Marta Castellini, Andrea Bacci e Michelangelo Micheloni, senza dimenticare don Gregorio, parroco di Santa Felicita e don Luca. Per la cappella è stata studiata infine una nuova illuminazione che dia rilievo a tutte la parti: prima era infatti calata nel buio e, mettendo la monetina, la luce si concentrava soprattutto sulla tavola.



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