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Trento. Graffiti, anche la pulizia può fare danni
Linda Pisani
Corriere del Trentino 30/3/2018

Lotta anti-degrado. Marzatico cauto
Fronte comune tra Palazzo Thun, Curia e Sovrintendenza per cancellare le scritte sui muri. Marzatico: Non possiamo affidare i lavori a un imbianchino.
Via libera con riserva di Curia e Sovrintendenza agli interventi proposti dal Comune
Marzatico: Servono precise modalità di ripristino. Merler: Una proposta semplicistica

TRENTO. Fronte comune tra Palazzo Thun, Curia e Sovrintendenza per cancellare le scritte sui muri. Un gruppo di lavoro è già allopera per bypassare gli iter burocratici che rallentano gli interventi antidegrado.

Il problema ha sottolineato lassessore comunale di Trento ai lavori pubblici Italo Gilmozzi (vedi Corriere del Trentino di Ieri) è che se questi fatti coinvolgono beni sotto tutela, prima di intervenire è necessario aspettare una serie di permessi e autorizzazioni. Generalmente serve più o meno un mese per avere tutti i lasciapassare.

Di qui la decisione di Palazzo Thun di muoversi per cercare di tagliare qualche passaggio, in modo da ridurre drasticamente i tempi e risolvere più velocemente i problemi di incuria legati agli imbrattamenti.

Siamo daccordo commenta Franco Marzatico responsabile della Soprintendenza dobbiamo permettere al Comune di agire in fretta per cancellare le scritte sugli edifici. Ma con attenzione perché non si può chiamare un imbianchino qualsiasi e trattare allo stesso modo tutti gli edifici.

La questione è tecnica: vanno stabilite precise tipologie di azione e in primis vanno classificati gli edifici del centro storico più a rischio.

Abbiamo analizzato anche le modalità di intervento delle altre città prosegue Marzatico Vanno individuate precise vie di ripristino. È impensabile intervenire con acidi o sabbiature su intonaci di pregio del 500. Insomma non basta una mano di colore. Una superficie decorata o affrescata, intonaci di copertura di tipo storico, superfici di pietra, ogni lavoro va accuratamente previsto e trattato diversamente.

Senza dimenticare che, se ledificio sotto tutela appartiene a un privato, per lintervento serve lautorizzazione del proprietario. Autorizzazione o delega necessaria anche alla Curia per procedere alla convenzione con Comune e Soprintendenza. Gli edifici e le chiese sono infatti di enti e parrocchie.

Emblematico il caso di qualche settimana fa quando la facciata neogotica della chiesa di San Pietro, in pieno centro storico, era stata imbrattata con una scritta. Per intervenire si è dovuto anche chiedere lautorizzazione della parrocchia. Con un immancabile allungamento dei tempi. E su questo sta ora lavorando il direttore amministrativo dellArcidiocesi, Antonio Pacher, dintesa con lUfficio di Arte Sacra: avere già nel cassetto il via libera per procedere a unoperazione di pulizia celere in accordo con Comune e Soprintendenza. E anche in questo caso la premura è quella di assicurare la cancellazione di scritte e graffiti senza arrecare danni peggiori.

Quello che si chiede al Comune è una sorta di vincolo di responsabilità per evitare danni maggiori magari a un monumento lapidario imbrattato. Poi per il resto nessun problema, tutti daccordo nel dare un via libera quasi automatico al Comune per intervenire nel caso di imbrattamenti. Il nodo aveva precisato Gilmozzi non è quello di stimolare lamministrazione comunale a fare, ma consentirle di agire più in fretta possibile.

Positivo il commento di Andrea Merler (Civica Trentina) consigliere di opposizione in Consiglio: La proposta che sta portando avanti il Comune è interessante, prevedere un modus operandi standardizzato può snellire le procedure, mi chiedo però se questa iniziativa riuscirà ad essere realizzata. Non si può banalizzare la pulizia o il restauro di certi bene storici e architettonici. Per Merler il progetto di Gilmozzi rischia di essere troppo semplicistico. Bisognerà prevedere una convenzione con un bando di gara da rinnovare di anno in anno con ditte di restauro competenti. Mi auguro che non sia lennesima iniziativa di annunciopoli, come le squadre antidegrado che da dieci persone furono ridotte a due.



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