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EDIFICI STORICI UNA VARIANTE NE INDEBOLIRÀ LA TUTELA
Ilaria Agostini
27 marzo 2018 LA REPUBBLICA



Firenze dice addio al restauro edilizio su monumenti e immobili storici. È questo il contenuto di una Variante al Regolamento Urbanistico in fase di discussione nelle commissioni comunali.

Il restauro è stato consacrato dalla cultura e dalla prassi come il metodo di intervento più indicato per ledificato delle città storiche.

Finora, in Italia, questo dogma operativo non era mai stato messo in crisi formalmente; Firenze invece si pone oggi allavanguardia nello smantellamento di un principio che ha segnalato a livello internazionale il metodo della conservazione urbana messo a punto nel nostro Paese. Infatti, proprio in base alla Variante allart. 13 del Regolamento urbanistico (articolo che disciplina gli interventi sugli edifici del territorio comunale) le opere edilizie sullinterezza degli immobili storici non si limiteranno più al restauro, come finora avveniva.

Pure e ciò è particolarmente grave gli edifici vincolati ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio sono messi a rischio dalla recente proposta del Comune: sugli edifici monumentali, sul patrimonio dellumanità, il restauro sarà sopravanzato dalla ristrutturazione edilizia. Per i non addetti ai lavori, ciò significa che il Piano regolatore non indicherà più alcuna limitazione di trasformazione, poiché la ristrutturazione edilizia è la classe dintervento più invasiva e permissiva, quella che arriva a consentire la massima libertà trasformativa comprendendo persino la demolizione e la ricostruzione delledificio in tutto o in parte diverso dal precedente. È come dire che, secondo la variata disciplina urbanistica, sugli Uffizi o sulla villa di Rusciano si potrà agire con la stessa libertà con cui si opera su un capannone industriale.

Ma come garantire allora la tutela degli immobili monumentali che il mondo intero ammira? Come garantire losservanza dellart. 29 del Codice che prescrive appunto il restauro come misura di conservazione dei Beni Culturali?

Il Comune, unico caso in Italia, non condizionando ad alcuna previsione di Piano le trasformazioni, demanderà completamente anche in contrasto con gli obblighi conservativi posti in capo agli enti pubblici territoriali dallart.

30 del Codice medesimo lindirizzo delle modifiche degli immobili notificati alla discrezionalità della Soprintendenza che, con trattative riservate, ne definirà i limiti (sempre che gli uffici, scarni e indeboliti, non facciano scattare il silenzio assenso sulle proposte pervenute). È particolarmente grave, ma è anche il segno del nostro tempo mercantile e servile, latteggiamento del Comune: rimettendo alla Soprintendenza il destino degli edifici monumentali, esso recede da un suo compito costituzionale: lurbanistica quale funzione, primaria ed essenziale, concernente lassetto e lutilizzo del territorio.

La Variante in questione trova la sua origine nello stallo dei cantieri nel centro storico fiorentino, bloccati nella primavera del 2017 in conseguenza di una sentenza della Corte Costituzionale. A fronte di questa situazione, il sindaco Nardella si reca a Roma per invocare aiuto.

Il risultato del viaggio a Palazzo Chigi, di cui la stampa dette ampia eco, fu la modifica al Testo Unico dellEdilizia (DPR 380/2001, art. 3) che andava a riconfigurare proprio la voce restauro. Tuttavia, secondo il Comune di Firenze che forse da Roma si attendeva qualcosa di più la novellata categoria del restauro risultava persino nociva per gli edifici storici e non ne avrebbe garantito la tutela: per la loro efficace protezione, gli uffici comunali, anziché rinforzare le misure di tutela, abbassano lasticella, bandendo il vincolo di restauro dal territorio comunale.

È la terapia durto che si compirà qualora la Variante venisse approvata. E che coinvolgerà tutto il tessuto edilizio storico, i luoghi monumentali e i Beni Culturali pubblici posti in vendita nei piani di alienazione, già venduti o oggetto di grandi cantieri: teatro Comunale, ex tribunale in piazza San Firenze, convento di Monte Oliveto, Fortezza da Basso, ex caserma Cavalli in piazza del Cestello, Camera di Commercio, Manifattura Tabacchi, complesso di Santa Maria Novella, etc.

Eludere la pianificazione della città storica, affidare alla libera discrezionalità della Soprintendenza gli edifici vincolati, abolire il restauro sulledificato storico della città e dei dintorni di Firenze significa che ogni intervento sui Beni Culturali può essere autorizzato, significa stravolgere i connotati e intaccare il patrimonio unico e irriproducibile delle nostre città antiche.

Eliminare i vincoli alla trasformazione corrisponde a rendere più appetibili i grandi edifici pubblici in vendita.

Ma favorire lacquisizione di interi settori urbani ai grandi capitali produce come diretta conseguenza lo spossessamento e lespulsione dei residenti, in particolare delle classi a basso reddito. E Firenze ha già preso la cattiva strada.

Lautrice è ricercatrice allUniversità di Bologna e consigliera nazionale di Italia Nostra





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