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Firenze, 10 restauratori recuperano 260 opere danneggiate dal terremoto
05 aprile 2018 LA REPUBBLICA


I giovani diplomati all'Opificio delle Pietre Dure hanno trascorso 12 mesi in Umbria. Il progetto finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze

''In un anno, abbiamo contribuito a recuperare e mettere in sicurezza 260 opere danneggiate dal terremoto nel Centro Italia''. Sono commossi ed entusiasti i 10 giovani restauratori fiorentini, diplomati dell'Opificio delle Pietre Dure, che, grazie ad un finanziamento della Fondazione CR Firenze, sono stati in Umbria per 12 mesi, in aiuto della Soprintendenza locale, per gli interventi di messa in sicurezza delle opere danneggiate dal terremoto avvenuto nell'estate del 2016. Era questo lo scopo del progetto, appena concluso, ideato e sostenuto da Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, in collaborazione con l'Opificio delle Pietre Dure e in accordo col Segretariato regionale del Mibact per l'Umbria e la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria.

La task-force è stata formata da 10 diplomati presso l'Opificio, che, sotto il coordinamento dell'Opificio, hanno operato nel deposito di Spoleto allestito dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria. Un grande ambiente di 5.000 metri quadrati, antisismico e dotato delle più moderne tecnologie per il recupero e la conservazione delle migliaia di opere danneggiate dal sisma. Di ciascuna sono stati identificati il tipo di oggetto e la provenienza, è stata redatta una scheda sanitaria con valutazione del danno e della necessità di restauro ed è stato valutato il codice di priorità di intervento. La Fondazione ha stanziato 130 mila euro, che sono serviti per coprire un piccolo compenso mensile per ciascun restauratore, un forfait per le spese di vitto e di trasferta e il sostegno per i costi dell'alloggio. La selezione dei restauratori, che hanno operato suddivisi in gruppi e in periodi di tre-quattro mesi ciascuno, è avvenuta tramite bando e sulla base della valutazione del curriculum.

''Con questo progetto - dichiara il Direttore generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze Gabriele Gori - la Fondazione ha verificato l'efficacia del nostro nuovo modello di intervento basato sulla messa a sistema delle eccellenze del nostro territorio e sulla loro valorizzazione. In questo caso, abbiamo coinvolto una realtà unica a livello internazionale, il nostro Opificio delle Pietre Dure. Abbiamo così dimostrato come sia possibile, facendo rete, rispondere ad una emergenza del Paese. La Fondazione farà di tutto per mantenere alto questo primato e condividere questo capitale di saperi con altre importanti realtà del territorio, così da poter moltiplicare le risorse che Firenze riesce a mettere in campo''.

"L'Opificio - sottolinea il soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure Marco Ciatti - ha cercato di fornire il proprio contributo per i territori colpiti dal recente sisma sulla base delle proprie esperienze pregresse, che vanno dal recupero delle opere danneggiate dall'alluvione di Firenze del 1966 sino a quelle coinvolte dal terremoto dell'Emilia del 2012. E' fondamentale bloccare il degrado con interventi mirati di messa in sicurezza e fornire alla Soprintendenza i dati tecnici necessari per valutare le priorità e le necessità delle singole opere. Siamo davvero molto grati alla Fondazione CRF, che ha reso possibile la realizzazione di questo bel progetto e alla Soprintendenza dell'Umbria per la collaborazione. Siamo, infine, orgogliosi perché i restauratori coinvolti, tutti diplomati presso l'OPD hanno dimostrato sia grande competenza tecnica, sia un notevole impegno personale per potere restituire a questo territorio il proprio patrimonio culturale".

''L'attività che i giovani restauratori diplomati presso l'Opificio delle Pietre Dure di
Firenze hanno svolto nel laboratorio di restauro allestito nei locali del deposito attrezzato di Santo Chiodo a Spoleto, realizzato dalla Regione Umbria dopo il terremoto del 1997, ha permesso di mettere in sicurezza circa 350 opere, che versavano in condizioni conservative veramente drammatiche in alcuni casi. A questo primo intervento, farà seguito quello di restauro vero e proprio", ha detto dice Marica Mercalli, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria.



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