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L'Italia è il primo paese al mondo per furti d'arte: ecco quali sono le più ricercate
FLORIANA BULFON
http://espresso.repubblica.it/inchieste/2018/04/2/news/l-italia-e-il-primo-paese-al-mondo-per-furti-

Il traffico di opere vale 9 miliardi di euro nel mondo, e solo nel nostro Paese si registrano 20 mila furti lanno, 55 al giorno. Tra queste la Natività di Caravaggio e i Van Gogh nella cantina del boss


Quando scatta lallarme alla Pinacoteca di Bologna è già buio. Allappello manca una preziosa tavoletta di Giusto de Menabuoi. Un ladro è entrato con i visitatori ed è uscito con il SantAmbrogio sotto braccio. Lha semplicemente staccato dal muro, la telecamera della sala, del resto, puntava altrove. Facile come un gioco.

È lultima opera che va ad arricchire la galleria senza pareti né confini dei criminali. I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale lhanno inserita tra le dieci più importanti da ricercare. Come i latitanti più pericolosi.

LItalia è il primo Paese al mondo per numero di furti darte: 55 al giorno, quasi 20 mila allanno. Un traffico illecito che vale, a livello globale, più di 9 miliardi di euro. Colpi con le armi in pugno o allArsenio Lupin, con il crimine organizzato spesso a tirar le fila.

È lautunno del 1969. Nel cuore antico di Palermo alcuni uomini scardinano la serratura delloratorio di San Lorenzo. Tagliano con una lama il dipinto, lo arrotolano e lo caricano su un autocarro. Da allora il mistero avvolge una delle 70 opere dellartista rivoluzionario, il genio della luce. La Natività del Caravaggio è in cima alla lista dei capolavori latitanti, il Matteo Messina Denaro dellarte.

Usata come scendiletto da Totò Riina, nascosta in una stalla, mangiata dai topi, mostrata come un trofeo nei summit della Cupola, distrutta in Irpinia durante il terremoto. Solo dopo quasi cinquantanni di depistaggi arriva la svolta: il furto maturò nellambiente dei piccoli criminali, ma limportanza del quadro indusse i massimi vertici di Cosa nostra a rivendicare lopera svela il collaboratore di giustizia Gaetano Grado alla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi.

U Caravaggio fu consegnato prima a Stefano Bontate, capo del mandamento competente, e poi a Gaetano Badalamenti allepoca al vertice dellorganizzazione mafiosa. Don Tano, il padrino dei cento passi di Cinisi, ne curò il trasferimento allestero con la mediazione di un antiquario svizzero. Davanti al quadro si è messo a piangere.

È un racconto preciso quello di Grado che riconosce persino in fotografia lintermediario di Lugano. È morto da tempo, ma il suo nome è un altro dettaglio prezioso per gli inquirenti. Anche Francesco Marino Mannoia, detto il chimico per la sua bravura nel raffinare eroina, ammette di aver fatto parte della batteria di ladri e ritratta la sua precedente dichiarazione: non lha bruciata.

Oggi, scrive la Commissione, si può ritenere, ed è unacquisizione fondamentale, che lopera non sia andata perduta. La tela, entrata nella Top Ten Art crimes stilata dellFbi, ha un valore di 20 milioni di dollari, ma per lo storico dellarte Claudio Strinati: è comunque difficile stabilire un prezzo sul mercato legale, essendo invendibile in quanto rubata.

La banalità del potere mafioso, capace di trattare un capolavoro darte come una cassetta di sigarette di contrabbando o una partita di droga. Tagliata in quattro parti sarebbe stata trasferita in Svizzera, smistata e venduta sul mercato clandestino. La bellezza sottratta e la mafia che lucra. Con il traffico di opere ci manteniamo la famiglia, scrive in un pizzino Matteo Messina Denaro. Pochi rischi, massimo guadagno, nessuna tracciabilità, come per i Vincent Van Gogh trafugati dal museo di Amsterdam e ritrovati a casa del ras del narcotraffico Raffaele Imperiale. Li conservava in cantina, dietro agli scaffali. Larte non lamava affatto, era solo riciclaggio. Valevano un centinaio di milioni.

Opere in ostaggio che diventano merce di scambio, anche per ricattare lo Stato. Felice Maniero ha rubato persino la mandibola di SantAntonio pur di far liberare il cugino. Il boss della mala del Brenta è stato così il primo sospettato quando è sparita la Madonna dellOrto di Giovanni Bellini. Limpalcatura della facciata della chiesa in restauro a favorire lingresso, lallarme fuori uso e la tovaglia di lino dellaltare buona per avvolgere la tela e non farla rovinare. Era il 1993, gli anni delle stragi di mafia e delle bombe al patrimonio culturale. Il fascicolo è ancora aperto e il dipinto resta ai vertici delle opere da ritrovare.

Limmancabile ponteggio viene utilizzato anche per entrare nella chiesa di Santa Maria in Ara Coeli a Roma. Scompare il Bambinello insieme alloro e agli ex voto dei fedeli. Scolpito nel legno di un ulivo dellorto di Getsemani e approdato, secondo la leggenda, sulle sponde laziali scampando a un naufragio, è tra gli oggetti sacri più venerati. Ha un grande valore votivo ed è troppo noto per essere venduto chiarisce Strinati.

Una ferita profonda che fa muovere persino i detenuti delle carceri romane. Gli investigatori scoprono però uninsolita commessa: la richiesta di fare una copia della statuetta pochi mesi prima del furto. Volano a Buenos Aires e risalgono nel nord dellArgentina alla ricerca della reliquia perduta. Credono che lì non ci sia una copia, ma loriginale. Lo scultore che lha realizzata la riconosce: è la sua. In troppi sapevano della visita degli italiani e il sospetto rimane.

Chiese spogliate in tutta calma, catalogo alla mano. Negli anni Novanta tra le morbide colline del Monferrato sparisce la Madonna del Rosario del Moncalvo custodita in una sacrestia. È tra le dieci più ricercate. Come la Madonna col bambino del Pinturicchio trafugata da unabitazione privata di Perugia, lolio su tela che immortala il Ritratto di chierico sorridente di Gherardo delle Notti, preso in una calda notte di luglio a Torrita di Siena, e il San Simone Stock di Alessandro Tiarini rubato dalla Pinacoteca di Bologna.

Sono i capolavori finiti in un buco nero. Un filo fatto scendere dal lucernario, un gancio e via. Il Ritratto di donna di Gustav Klimt scompare dalla Galleria darte Ricci Oddi di Piacenza. I custodi non se ne accorgono e lanciano lallarme solo il giorno dopo. Immortala una fanciulla dai lineamenti delicati e nasconde un mistero. A scoprirlo nel 1996, un anno prima del furto, è la liceale Claudia Maga. Con la carta lucida trova un ritratto della stessa modella dai toni invernali coperto poi dalla versione primaverile. Quello che i critici darte di tutto il mondo davano per scomparso, riappare e infine sparisce per sempre. Pochi anni fa il ritrovamento di tracce di Dna sulla cornice e una testimonianza hanno portato a indagare su una pista esoterica: sarebbe finito nelle mani di una setta satanica, utilizzato per un rito in un cimitero e chiuso nella bara di una bambina morta. Per altri è stato distrutto o ceduto a trafficanti stranieri in cambio di cocaina e diamanti.

Finito oltre confine, forse ancora una volta in Svizzera, come lEcce homo, un dipinto dal rivoluzionario apporto espressivo di Antonello da Messina. Rubato nel 1974 dal Museo Broletto di Novara insieme ad altre opere per un valore 300 milioni di lire. Della pinacoteca fino a qualche anno prima se ne occupava il cavalier Fumagalli, mutilato, ex fornaio, animato dallamore per larte e non dagli studi che si erano limitati alle elementari. Poi si cercò di porre rimedio con un concorso per trovare un direttore. Fu bandito, ma mai concluso. LEcce homo, emblema dellitalica disattenzione per i propri beni culturali. Assicurato dal Comune per una cifra irrisoria per non pesare sul bilancio, senza impianto dallarme perché costava troppo.

La banca dati dei carabinieri contiene oltre un milione di oggetti da ritrovare. Limpegno però si scontra con i criminali che sanno di correre pochi rischi a fronte di enormi guadagni. Il principale strumento normativo è infatti il Codice dei beni culturali, meno incisivo di quello penale. In ballo cera un disegno di legge, approvato già alla Camera, ma la legislatura è terminata. E intanto il museo del crimine continua ad arricchirsi, rubandoci memoria e cultura.



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