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Venezia. Le mani (artistiche) vanno rimosse. I critici si dividono. Daverio: Follia
Gloria Bertasi
Corriere del Veneto 21/4/2018

Ultimatum allopera di Quinn. Sgarbi: Giusto. E intanto si fa già avanti New York

VENEZIA. Sono piaciute a tutti, nessuno escluso, veneziani e turisti, un successo quasi sorprendente in una città come Venezia dove spesso le novità, specie se artistiche, suscitano perplessità e attraggono, di solito, una montagna di critiche. Ma non quelle due mani (Support il nome della scultura) che emergono del Canal Grande a sostegno dellhotel CaSagredo: lapprezzamento è stato corale tanto che sono comparse 230 milioni di fotografie sui social.

Ora la scultura di Lorenzo Quinn - figlio dellAnthony attore hollywoodiano - dovrà essere rimossa, il 30 aprile. Linstallazione, evento collaterale della Biennale darte del 2017, è nata come temporanea e dopo due proroghe la Sovrintendenza ha detto basta. Lartista spera che le sue mani possano restare a Venezia, anche se la Fondazione Guggenheim di New York si è già fatta avanti, interessata a esporle sulla Quinta strada, nel museo - ironia della sorte - costruito da quel Frank Lloyd Wright che avrebbe voluto realizzare un palazzo sul Canal Grande che non vide mai la luce, proprio per la ritrosia dei veneziani alle novità.

Quinn, alla notizia che le sue mani dovranno lasciare Ca Sagredo, non ha battuto ciglio e in un video lascia un messaggio daffetto per la laguna. Voglio ringraziare quanti sono stati coinvolti in questo incredibile progetto - dice - Halcyon Gallery, il sindaco Luigi Brugnaro e le autorità locali, lhotel Ca Sagredo, gli ingegneri e gli architetti, il mio ufficio e tutti voi che avete condiviso e continuate a condividere questimmagine nel mondo.

Support è stata installata lo scorso maggio e il periodo di installazione - prosegue lartista - è stato prorogato grazie alle autorità locali per lincredibile attenzione che lopera ha ricevuto, ma questa meravigliosa città non ha bisogno delle mie mani per accrescere la sua bellezza, sarò per sempre felice e grato di aver avuto la possibilità di realizzare questo sogno. Nella speranza che queste mani trovino una casa permanente a Venezia quale simbolo di protezione del nostro patrimonio mondiale e futuro: grazie.

La decisione di Palazzo Ducale riaccende il dibattito sulle installazioni nei campi e nei palazzi della città. Il critico darte Philippe Daverio non ha dubbi: Non vado pazzo per le sculture ma mi oppongo al diritto di veto delle Soprintendenze - tuona - specie adesso che non cè nemmeno un Ministro, è una questione di principio: le Soprintendenze accreditano restauri vergognosi e mostrano incapacità di controllo del territorio. Il sindaco crei una commissione per il decoro urbano che estrometta questi funzionari, sono disponibile a collaborare gratis.

Di tuttaltro avviso un altro critico, ed ex sovrintendente, Vittorio Sgarbi: Cè una legge (il codice dei beni culturali, ndr ) ed è inequivocabile: tutto ciò che è temporaneo deve restare tale. Se proprio, si spostino le mani sopra quellorrido cubo (lhotel, ndr ) di piazzale Roma, unarea degradata dove non creano fastidi. Sgarbi benedice la decisione di liberare il Canal Grande e aggiunge: A Padova, vincolando il Catajo, la Soprintendenza ha compiuto un gesto straordinario.

Di esempi simili alle mani di Quinn, Venezia è piena. Qualche anno fa, dopo una sollevazione popolare con tanto di petizioni, fu rimossa la statua di Charles Ray Il ragazzo con la rana da Punta della Dogana e prima ancora unaltra mano, Stone sculpture of hand di Gavin Hellier, dopo la Biennale, fu spostata da riva degli Schiavoni allesterno del parco scientifico Vega a Marghera. Ci sono anche le Ali di Massimo Scolari (Biennale 1991, ndr ), le ho recuperate sul tetto del Cotonificio a Santa Marta - ricorda Marino Folin, ex rettore di Iuav - o Teatro del mondo di Aldo Rossi. La questione è complessa, io sono perché le opere darte contemporanea restino esposte ma chi è che decide quali tenere? È venuta meno la capacità di valutazione condivisa e la Soprintendenza non può che agire come ha fatto.

Anche Angela Vettese, direttore del corso di laurea Arti visive a Iuav, è favorevole alla disseminazione dopere a Venezia ma a una condizione: Che siano sempre temporanee, unopera fissa diventa monumento e deve nascere con questo spirito.



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