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No licenza di esportazione? No party. Lesportazione irregolare di beni culturali allestero configura responsabilità penale
Annapaola Negri-Clementi e Filippo Maria Federici
http://www.artslife.com/2018/04/25/no-licenza-di-esportazione-no-party-lesportazione-irregolare-di-b

In data 17 aprile 2018 è stata depositata in cancelleria una rilevante sentenza della Corte di Cassazione.

Limportanza della pronuncia sta, non tanto nella raffinatezza delle argomentazioni giuridiche della Suprema Corte, ma nella conferma in un caso di esportazione di unopera attribuita a Leonardo (Il ritratto detto di Isabella d'Este) della rigidità del nostro ordinamento rispetto alla esportazione dal territorio nazionale di beni culturali.

Sin dal 1939 (cfr. L. 1 giugno 1939, n. 1089 cd. Legge Bottai), infatti, il nostro ordinamento sanziona con severità questo tipo di pratiche illecite. Oggi la normativa di riferimento è il Codice dei Beni Culturali (cfr. D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42).

Con riguardo alla esportazione illecita di opere darte dallItalia, il Codice dei Beni Culturali allart. 174, comma 1, prevede che chiunque trasferisce allestero cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico, nonché quelle indicate allart. 11, comma 1, lett. f), g) e h), senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione, è punito con la reclusione da uno a quattro anni o con la multa da euro 258 a euro 5.165.

Trattandosi di fattispecie delittuosa, lelemento psicologico richiesto è quello del dolo, con la conseguenza che lerrore, pur colpevole, esclude il dolo[1]; la giurisprudenza ha peraltro affermato che, laddove la qualità culturale del bene sia avvertibile anche da persone non specificamente esperte, il dolo possa ritenersi sussistente[2].

Nel caso di specie la Suprema Corte ha confermato la sentenza di condanna della Corte dAppello di Ancona che aveva condannato proprietaria e consulente legale incaricato della vendita del dipinto Ritratto di Isabella dEste attribuito a Leonardo da Vinci.

Sulla autenticità del dipinto (61cm per 46,5cm) vi sono poche certezza ma taluni fra i più importanti esperti dellopera di Leonardo non hanno escluso lintervento del genio rinascimentale. Anche alcune perizie tecniche paiono confermare la compatibilità, con riferimento alla datazione, con la pittura dei primi decenni del XVI secolo.

Stando a indiscrezioni di stampa e a quanto riportato nella sentenza n. 17116 del 2018 della terza Sezione penale della Corte di Cassazione il Ritratto di Isabella dEste sarebbe stato esportato illegalmente dallItalia in Svizzera nel 2010 per essere depositato in un caveau, prima di una banca, sino allagosto 2013 e poi di una società finanziaria, sino alla confisca del febbraio 2015.

Sulla scorta di questi fatti, dopo indagini che hanno coinvolto decine di soggetti, il Giudizio avviato dal PM pesarese Dott. Manfredi Palumbo è terminato il 9 marzo 2017 con una sentenza del Tribunale di Pesaro di condanna del proprietario e del professionista incaricato della vendita, per esportazione illecita di opere darte ex art. 174 del Codice dei Beni Culturali.

Avverso questa sentenza è stato avviato il secondo grado di giudizio di merito ma la Corte di Appello di Ancona ha confermato, in data 17 luglio 2017, quanto deciso in primo grado.

I ricorrenti (i.e. la proprietaria e il professionista incaricato della vendita) si sono rivolti alla Corte di Cassazione proponendo due motivi di impugnazione.

Sebbene le prospettazioni fossero afferenti ognuna alle contestazioni segnatamente ascritte a ciascun ricorrente, a giudizio della Suprema Corte, tali contestazioni si innestano su due dorsali comuni. Con il primo motivo i ricorrenti hanno lamentato, in relazione al vizio di violazione di legge riferito agli artt. 110 e 43 c.p. in relazione allart. 174 del Codice dei Beni Culturali e al vizio motivazionale, la manifesta carenza di un quadro indiziario idoneo a costituire mezzo di prova. Con il secondo motivo le parti eccepiscono lestinzione del reato per intervenuta prescrizione.

La Corte di Cassazione, pronunciandosi sui due motivi, ha affermato senza esporsi in alcun modo sullautenticità dellopera attribuita a Leonardo e irregolarmente esportata dallItalia linammissibilità di entrambi i motivi.

Con riferimento al primo motivo i giudici della Corte di Cassazione hanno scardinato, riferendosi ad una perizia commissionata ad un perito residente a Modena poco prima che lopera fosse rinvenuta in caveau a Lugano, lassunto delle difese dei ricorrenti secondo cui il dipinto sarebbe sempre stato in Svizzera. Secondo la difesa dei ricorrenti lopera in circolazione in Italia sarebbe stata una riproduzione dellopera originale. In aggiunta, con riferimento al vizio motivazionale lamentato dai due ricorrenti, la Corte di Cassazione ha precisato che sebbene la sentenza della Corte dAppello impugnata giustifichi erroneamente[3] lintera operazione posta in essere dagli imputati con levasione dellimposizione fiscale, poco importa: quale che possa essere stato il motivo che ha indotto gli imputati a trasportare il quadro [] ai fini della sua futura vendita, che potrebbe essere anche quello di un più vivace e florido mercato di opere darte o di prospettive di guadagno più remunerative, non viene comunque meno lantigiuridicità del fatto, di talché lerronea valutazione resa al riguardo dai giudici di merito non può ritenersi riguardare un elemento decisivo..

Con riferimento al secondo motivo la Suprema Corte si è invece limitata a rilevare linammissibilità del primo. Detta inammissibilità non consente neppure, nella ricostruzione dei giudici della Corte di legittimità, di esaminare il secondo motivo afferente allintervenuta prescrizione del reato: linammissibilità del ricorso per cassazione dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dellart. 129 c.p.p..

E degno di nota che, con la sentenza in commento, la Suprema Corte ha confermato la condanna alla pena di un anno e due mesi di carcere (già decisa nei precedenti due gradi dei giudizi di merito) ritenendo il proprietario dellopera e il professionista incaricato dalla proprietà per la vendita del dipinto colpevoli del reato di cui allart. 174 del Codice dei Beni Culturali.

Il caso analizzato conferma come per la configurabilità dellipotesi di reato di uscita o esportazione illecita ai sensi e per gli effetti di cui allart. 174 del Codice dei Beni Culturali non sia necessario che le opere esportate siano state (o meno) oggetto di notifica da parte della competente autorità amministrativa. E sufficiente invece per la configurabilità del reato che lopera abbia un intrinseco interesse storico artistico.

Si auspica che questa ennesima pronuncia aiuti a rendere sempre più sensibile chi possiede opere darte nel territorio italiano stimolando sempre più un fisiologico confronto, qualora si stia valutando il trasferimento di quei beni artistici, con le competenti soprintendenze.

[1] In questi termini si veda G. Mari, Commento allart. 174, in Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, M.A. Sandulli (a cura di), II Edizione, Giuffrè, Milano, 2012, p. 1267.

[2] Cfr. Cass. pen., sez. IV, 21 gennaio 2000, n. 2056, in Dejure e in CP, 2001, p. 266.

[3] Il vigente ordinamento non prevede alcuna tassazione per la vendita di beni personali i cui proventi, ove non rientrino in unattività imprenditoriale, sono fiscalmente irrilevanti. Lart. 67 del TUIR che disciplina la tassazione dei cd. redditi diversi, non prevede infatti fra questi quelli provenienti da realizzo di plusvalenze per la vendita di opere darte.



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