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Verona. In centro città torna il mal di rumore. Non vogliamo fare la fine di Venezia
M.S.
Corriere di Verona 29/4/2018

I residenti chiedono un tavolo al sindaco: Troppa confusione e turismo di bassa qualità

VERONA. Non è - a detta loro - che sono contrari a eventi e turismo. E semmai - dicono sempre loro - una questione di qualità degli eventi e del turismo che si attrae verso la città. I 9mila residenti della ztl, e più in generale i 30.500 della Prima Circoscrizione, hanno paura di fare la fine di Venezia. Chè culturalmente morta perché la cultura la fa chi abita in città e se chi abita in città va via, la città stessa diventa un museo. Ora, dal sindaco Federico Sboarina aspettiamo una risposta: chiediamo che le regole già esistenti vengano fatte rispettare e che si apra un tavolo fra amministrazione, residenti ed esercenti. Stando allassociazione VeroCentro, le polemiche sul rumore potrebbero tornare a essere un punto allordine del giorno, per il centro città. Perché, dice Michele Abrescia, presidente dellassociazione stessa, la movida si sta estendendo a zone come lArsenale e la situazione da sagra perenne sta peggiorando, specie coi primi caldi e dopo un Vinitaly esteso al cuore di Verona, con un cattivo uso dei luoghi esemplificato dai concerti di Piazza Dante, cosa che ha spinto molti residenti a scrivere direttamente al sindaco. Vedi, appunto, le due lettere pubblicate di recente dal blog di VeroCentro, tipo quella di Annamaria Fratino Ronzetti, lei che da elettrice di Sboarina, e portavoce di molti conoscenti, racconta del rammarico nel notare come nulla sia cambiato circa il problema rumore: vero che eventi come Vinitaly, San Valentino, banchetti Norimberga e chi più ne ha più ne metta portano denari alla città, ma mi chiedo se tutto ciò debba avvenire a scapito e gravame dei soli residenti nella città antica, ai quali lamministrazione regala solo oneri, onori no di certo. Dice Abrescia, dunque, che la priorità devessere la salute, non barattabile con altri valori o interessi e se Verona vuole essere Capitale della Cultura si deve partire dalla civile convivenza e dalla armonizzazione dei diversi interessi per una città aperta e vivibile. Interessi come quelli dei locali e dei loro esercenti. Circa i quali il comitato Verona Centro sostiene che lo scontro muro contro muro non serve a nessuno. Ci sono punti di contatto con chi vuole unofferta turistica di qualità a Verona, penso anche agli albergatori di fronte al fenomeno degli Air B&B abusivi.

Cosa risponde, allora, il Comune? Lassessore al Commercio, Francesca Toffali, spiega che siamo pronti a un tavolo permanente. Non credo che il problema dei rumori possa essere definito una patologia, ma siamo consci che si possono trovare le giuste vie di mezzo tra le esigenze dei residenti e quelle degli esercizi. Di sicuro le azioni che stiamo svolgendo come amministrazione vanno verso un turismo di qualità, vedi anche la candidatura a Capitale della Cultura. Il turismo che stiamo cercando di raggiungere è un buon turismo. E non vogliamo certo far scappare i residenti dal centro.

Lidea del tavolo fra Comune, residenti e commercianti, peraltro, si collega alle riflessioni del professor Tommaso Dalla Massara, docente del Dipartimento di Scienze giuridiche allUniversità e delegato dal rettore allorientamento e alle strategie occupazionali: Unattività di coordinamento e tavolo di controllo è urgente: questi problemi sono talmente diffusi che conviene prevenire. Sul piano locale e nazionale, infatti, il tema dei rumori sta aprendo una nuova frontiera della responsabilità civile: è come se fosse scattata una presa di coscienza collettiva sui propri diritti. Perché oggi, dopo la sentenza di Brescia dellottobre 2017, è riconosciuto il danno da immissioni di rumore anche nei confronti del Comune, chiamato a esercitare lattività di controllo. Ciò ovviamente cambia le cose e costringe tutti a porre attenzione al tema perchè, altrimenti, ci si deve arrendere al fatto che chi va in tribunale poi queste cause le vince. Prosegue, Dalla Massara: La sentenza di Brescia ha condannato, oltre a chi immette i rumori, anche il Comune, per omissione dellattività di controllo che doveva esercitare. È un campanello dallarme, per le amministrazioni. Il vero messaggio, allora, è che non si può continuare a mettere la testa sotto la sabbia, perché ora la gente è conscia dei propri diritti: già da inizio 2018 la Cassazione è intervenuta più volte sul tema, sempre dando ragione a chi fa valere un danno da rumore che impatta sul benessere fisico-psichico. E che il livello dattenzione debba alzarsi lo conferma anche il fatto che lo stesso Comune di Verona abbia apportato nel gennaio scorso alcune piccole modifiche al regolamento per la disciplina delle attività rumorose, vedi quellarticolo 8 dove alla voce attività a bassa rumorosità si scrive che per la musica di sottofondo nei locali deve intendersi quella avente valori di emissione moderati e tali da non sovrastare il normale parlare degli avventori mentre i diffusori acustici e gli amplificatori dovranno essere posizionati in modo tale da non permettere la percezione dei suoni allesterno dei locali e/o presso le abitazioni adiacenti.




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