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LA MOSTRA NON È UN PARCO VUOTO, SI RISCHIA DI ROVINARE UN ECOSISTEMA UNICO
Antonio Di Gennaro
2018-05-06, la Repubblica

Non so davvero da che parte iniziare. Solo pochi giorni fa questo giornale ha pubblicato un mio reportage sulla Mostra dOltremare (Mostra dOltremare, il parco dautore. Alberi e vita dove cera abbandono). Era il racconto veloce di una grande area verde finalmente ritrovata, grazie anche alla decisione dellEnte Mostra di riaprirla stabilmente al pubblico. In quellarticolo Pasquale Belfiore mi spiegava come la Mostra fosse il più grande parco dautore novecentesco del quale la città disponga: un luogo magico di architettura e natura, dove le alberature storiche - un milione di esemplari di palme ed eucalipti provenienti in gran parte direttamente dalle colonie - danno vita a un ecosistema unico, una sintesi particolare di esotismo e lussureggiante fertilità flegrea.

La Mostra, come tutti i giardini storici italiani, è anche un ecosistema assai fragile, sottoposto a tutela monumentale, ed è per questo che davvero si fatica a comprendere i motivi per i quali proprio lEnte Mostra intenda ora realizzare proprio qui, su una trentina di ettari, il villaggio per i settemila atleti delle Universiadi che si terranno a Napoli e in Campania il prossimo mese di luglio.

La planimetria di progetto è impressionante: le oltre 2.300 casette sono disposte in una logica di occupazione intensiva dello spazio. Lo schema, straordinariamente fitto, è quello di un accampamento militare, o piuttosto un campo di sfollati o senzatetto, quasi si dovesse far fronte a chissà quale emergenza o disastro, ospitando allinterno del parco lequivalente degli abitanti di una città come Telese.

Tutto questo, proprio nella parte del parco più delicata, quella occidentale, la più ricca di verde e di alberi, occupando oltre a piazzali e parcheggi, anche larghe porzioni di suoli non impermeabilizzati, invadendo così pesantemente le fragili aree vegetate. Hai voglia a dire che laccampamento è temporaneo: la realizzazione delle piazzole e degli allacciamenti per le 2.300 casette, il calpestamento intensivo di mezzi e uomini, comporterà il danneggiamento non reversibile di suoli e apparati radicali, a partire proprio dello strato di superficie biologicamente più attivo e fertile, che negli equilibri vulnerabili di un giardino storico costituisce la base vera della vita. Per di più, la planimetria di progetto sottostima clamorosamente lingombro reale della vegetazione arborea del parco, così che risulterà materialmente impossibile fare spazio a questa sorta di megacampeggio provvisorio senza rimaneggiare anche la porzione aerea delle alberature che, giova ancora ripeterlo, sono parte integrante del bene monumentale sottoposto a vincolo e controllo da parte della Soprintendenza.

Il progetto presentato sembra dimenticare allimprovviso la peculiarità e la rilevanza dei luoghi: il parco della Mostra, con i suoi equilibri di architettura monumentale e verde storico, viene trattato, come già in momenti poco gloriosi del passato, alla stregua di uno spazio vuoto, unarea di risulta, priva di valore intrinseco: un piazzale di periferia da occupare in fretta, e da liberare chissà quando, una volta consumato levento.

Certo dispiace, nellarco di pochi giorni, dover passare dal racconto del parco ritrovato, allo stupore di fronte a scelte che mettono a rischio un bene pubblico così importante per la città, che appaiono del tutto arrischiate e incongrue.




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