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Pompei, cinquemila reperti restituiti dagli Stati Uniti
Antonio Irlando
Corriere del Mezzogiorno - Campania 8/5/2018

Testimonianze organiche che erano state inviate 30 anni fa e poi dimenticate

Trovate le polveri dei colori: il famoso rosso veniva estratto da alcune conchiglie

Napoli. Mentre la direzione del Parco archeologico di Pompei annuncia il ritrovamento di una nuova villa romana (con rari oggetti che si usavano duemila anni fa e anche un letto di legno), si scopre che la vecchia burocrazia degli Scavi ha contribuito, per oltre 30 anni, a seppellire sotto uno spesso strato di inefficienza ben 5255 reperti archeobotanici, archeozoologici e minerali che sono stati letteralmente dimenticati presso lo Smithsonian Institute di Washington a cui furono prestati, a partire dal 1980, per essere analizzati e studiati.

Si tratta di ossa animali, gusci di lumache e frutti di mare, reperti vegetali, frammenti di legno e campioni di pigmenti usati per i colori degli affreschi che decoravano domus ed edifici pubblici di Pompei, tra cui la preziosa porpora usata per creare la tinta rosso pompeiano che caratterizza le più belle pitture di scuola romana. Tutto il materiale proveniva prevalentemente da Pompei, dalla casa di Marco Fabio Rufo, dalle ville di Oplontis e da quelle di Boscoreale e Terzigno. Un tesoro immenso che se, dallaltra parte delloceano fossero stati meno efficienti e onesti, sarebbe andato perso. Un tale materiale che poteva benissimo essere lattrattiva di un museo privato che, siamo sicuri, in America avrebbe fatto fior di visitatori e di milioni. Ma fortunatamente Jennifer Strotman, responsabile delle collezioni del dipartimento di Paleobiologia del Museo di Storia naturale di Washington, dove i reperti pompeiani erano sotto chiave in due armadietti, lo scorso anno ha scritto alla direzione del Parco archeologico di Pompei comunicando la volontà del prestigioso Smithsonian Institute di restituire i reperti prelevati con i risultati delle analisi effettuate.

Enorme la sorpresa di Massimo Osanna, direttore generale dellarea archeologica che ha ringraziato i colleghi americani e poi ha ricostruito la storia. Quei reperti erano stati totalmente dimenticati. La restituzione del tesoro è avvenuta nei giorni scorsi. Abbiamo così sanato un brutto capitolo della storia di Pompei ha spiegato Massimo Osanna arricchendola invece di un importante tassello per la conoscenza del paesaggio vesuviano e di una banca dati scientifica eccezionale che contiamo di completare con altro materiale che auspichiamo ritorni a Pompei da altri istituti a cui è stato affidato per ricerche negli ultimi 50 anni.

Con il materiale proveniente dagli Usa si rilancia lattività di ricerca e conservazione in corso a Pompei dopo lunghissimi anni di abbandono, e si riconferma il ruolo strategico del Laboratorio di ricerche applicate del Parco archeologico per tutte le attività scientifiche di supporto interdisciplinare, necessarie per una moderna e rigorosa interpretazione dei dati dello scavo. Il laboratorio è stato fondato nel 1994 ed è diretto dallarcheologa Alberta Martellone che si avvale della collaborazione, per lattività di diagnostica, dellarchitetto Bruno De Nigris e di sei specialisti in diversi segmenti di ricerca.

Ma cè anche una bella scoperta: i pigmenti dei diversi colori restituiti dagli americani hanno confermato, attraverso le analisi degli americati, la tesi che il rosso pompeiano era il colore prediletto nelle case della città antica e che si ricavava esclusivamente da pigmenti naturali estratti principalmente dalla conchiglia Murex. Sembra così archiviata lipotesi fatta da alcuni archeologi che il rosso pompeiano non esisteva. Ma che fosse, in realtà, arancione o giallo, trasformato poi con le alte temperature delleruzione in rosso. Non è cosi conferma categorica Alberta Martellone - il rosso di Pompei è un colore naturale, non il frutto di una magica trasformazione.




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