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Parigi. Macron e lAfrica: restituire larte razziata? Gli esperti sono scettici
Vittorio Sabadin
La Stampa, 18/05/2017

Bisogna restituire allAfrica le opere darte razziate negli anni del colonialismo e ora conservate in Europa? Se ne parla molto ai piani alti dei principali musei, dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato lintenzione di cambiare le norme che considerano intangibili e inalienabili le collezioni pubbliche francesi, proprio per permettere la restituzione allAfrica di decine di importanti reperti che si trovano al Louvre e al Musée du quai Branly-Jacques Chirac.

La Germania
Macron ne aveva parlato nel novembre scorso a Ouagadougou nel Burkina Faso e ha ora nominato due commissari, lo scrittore senegalese Felwine Sarr e lesperta darte Bénédicte Savoy, che dovranno presentargli a breve una relazione. Il presidente francese sperava che anche la Germania raccogliesse il suo appello, ma lunedì scorso il governo di Angela Merkel ha pubblicato le proprie linee guida in materia, che non sembrano incoraggianti. Per troppo tempo - ha detto la ministra della Cultura Minika Grutters - il periodo coloniale è stato un punto oscuro nella cultura della memoria e dobbiamo rivalutarlo nellambito della responsabilità tedesca verso le ex colonie. Ma Eckart Kohne, direttore dellassociazione dei musei tedeschi, ha subito delimitato il campo di intervento: Se questo vuol dire mettere tutto in un camion e rispedirlo in Africa, dico subito di no.
La Germania ha dunque stabilito che verranno restituiti solo gli oggetti la cui raccolta ha violato gli standard etici e legali vigenti allepoca nella colonia, cosa che lascia ampi margini per dire di no a molte richieste. Ad esempio non sarà restituito alla Tanzania lo scheletro del Brachiosaurus brancai recuperato nel 1909 e principale attrazione del Museo di Storia naturale di Berlino, perché lo scavo avvenne senza utilizzo di schiavi e gli operai furono pagati. Inoltre molti soldi tedeschi sono stati spesi per ricostruire e conservare lo scheletro, circostanza ammessa anche dal presidente della Tanzania, Augustine Mahiga. La Germania ha invece restituito senza discutere allAlaska due maschere, un idolo di lana e una culla trovati nel 1880 dallesploratore Jacobsen in alcune tombe.
Poca cosa, in confronto ai meravigliosi troni, alle porte sacre, alle insegne regali e alle statue antropomorfe del regno di Dahomey, lattuale Benin, che Macron progetta di restituire in parte su richiesta dellattuale presidente Patrice Talon. Era un bottino di guerra regalato al Musée dEthnographie du Trocadéro, dove Picasso andava a studiare lart nègre. Il patrimonio africano - ha però detto Macron - deve essere valorizzato a Parigi, ma anche a Lagos, Dakar, Cotonou: sarà una delle mie priorità. Felwine Sarr pensa che alle richieste già arrivate dal Benin si aggiungeranno quelle del Senegal e del Ghana: Tutto il patrimonio dellepoca coloniale è sparito dallAfrica - ha detto - e bisogna recuperarlo.

Lobelisco di Axum
Ai simboli contesi e al futuro dei musei post-coloniali è dedicato in questi giorni a Torino il progetto Anche le statue muoiono, ispirato al documentario del 1953 di Alain Resnais, e realizzato da Museo Egizio, Fondazione Sandretto, Musei Reali e Centro Ricerche Archeologiche. La tesi di fondo è che i reperti dovrebbero stare nel loro contesto e appartenere alle culture che li hanno creati, perché le statue muoiono anche nei musei: unanalisi interessante, ma che in Europa inquieta molti studiosi ed esperti darte e di archeologia. I fregi del Partenone erano bersaglio di fucili e cannoni quando gli inglesi li misero in salvo a Londra. Lobelisco di Axum era a terra, smembrato in tre pezzi prima che gli italiani lo portassero a Roma. Quando nel 2005 lItalia lo restituì, restò di nuovo per anni abbandonato, sempre rotto in tre pezzi. Le mummie egizie venivano frantumate o usate come combustibile prima che gli archeologi europei le salvassero portandole nei loro musei. Non se ne verrà mai a capo.



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