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Milano. Salviamo lorgano suonato da Mozart. Caccia ai fondi per avviare il restauro
Giovanna Maria Fagnani
Corriere della Sera - Milano 27/5/2018

È il più antico della Lombardia, il secondo in Italia. Lo suonarono anche Mozart e Verdi. Ma ora lorgano della basilica di San Marco in Brera rischia di ammutolire: le 2.332 canne hanno bisogno di restauri. La parrocchia ha lanciato un appello per lintervento: i lavori costano 200 mila euro.

È lorgano più antico della Lombardia e il secondo dItalia. Alle sue tastiere si è seduto Wolfgang Amadeus Mozart, nel mese in cui visse a Milano, insieme con il padre Leopold e alla sorella Nannerl. Ma lo suonarono anche Giuseppe Verdi, Eugenio Sammartini, Amilcare Ponchielli.

In mezzo millennio di esistenza, non ha taciuto un giorno lorgano della Basilica di San Marco in Brera, costruito fra il 1506 e il 1507 da Leonardo dAlemania. Ma oggi la sua voce, che vanta ben 2.332 sfumature delle sette note tante sono le canne vede venir meno il suo vigore. È dagli anni Settanta che, alleccezionale strumento, viene eseguita solo la manutenzione ordinaria. Le camere daria, ovvero il polmone dellorgano, si trovano nel sottotetto e alcune membrane sono ormai ammalorate. Così, laria che dovrebbe produrre il suono non alimenta tutte le canne e alcune non suonano più. Urge un restauro, prima che i danni siano irreparabili. Così, un mese fa, don Luigi Garbini, sacerdote e musicista, da ventanni vice parroco della Basilica, ha lanciato un appello ai parrocchiani, invitandoli ad adottare una delle canne. Lorgano è un tesoro, un vero gioiello, non possiamo permetterci di attendere ancora, perché si rovina spiega don Luigi . Con le adozioni da parte dei fedeli e magari con lintervento di qualche istituzione o fondazione riusciremmo a finanziare il restauro. Il sogno sarebbe di sistemarlo nei mesi estivi, così non dovremmo privarci troppo a lungo della sua musica.

Dai preventivi sipotizza una spesa di circa 200 mila euro. Le canne verrebbero smontate una a una sono alte da 2-3 centimetri fino a cinque metri ripulite e risistemate insieme a tutta la complessa macchina. Che ha due tastiere e già questa è una rarità e ben quarantuno manette, le leve che danno al suono il registro, il timbro: che sia quello della voce umana o quello delle trombe, dellottavino o del clarone, perfino delle percussioni, i timballi e i campanelli.

Un restauro che chissà cosa potrebbe rivelare confida lorganista di San Marco, il maestro Riccardo di San Severino . Ogni centimetro di questo strumento è materiale di lettura. Sappiamo ad esempio che un giovanissimo e anche scapestrato Mozart lasciò incise le sue iniziali sullorgano barocco della Chiesa di San Tommaso a Verona. Chissà che non lo abbia fatto anche su questo o che ci siano altre sorprese sui legni della cantoria. Lo strumento, che oggi si trova nella navata centrale, sulla sinistra, non è sempre stato in questa posizione. Prima era nel transetto, ma nel 1711 fu smontato e ricostruito nella posizione attuale dallorganaro milanese Carlo Brunelli. Poi venne di nuovo ampliato nel 1745 e ancora riformato e accresciuto nel 1807. Il restauro lo riporterebbe allo splendore dellultimo intervento: quello di Natale Balbiani, che conservò tutte le parti più antiche dello strumento e aggiunse i registri di colore noti al suo tempo, nonché alcuni di sua invenzione, come il flauto polacco e il violone 16. Le leve per i registri più antichi, come il flauto in ottava e la voce umana, sono posizionate in fondo, vicino ai pedali, spiega lorganista.

Si dice che lorgano sia il re degli strumenti, perché solo lorchestra può competere con lui, aggiunge invece don Luigi, che spiega anche come la musica liturgica, nellOttocento, fosse molto diversa da quella che si ascolta oggi, durante le celebrazioni. Allinizio del diciannovesimo secolo cera il desiderio di trovare sonorità nuove, che andava di pari passo con larricchimento dello strumento. Ad esempio, oggi non siamo abituati a sentire una marcia bandistica per organo al momento dellelevazione, allora era normale. Tanti gli aneddoti attorno a questo eccezionale strumento. Nel 1836, narrano le cronache, il famoso organista padre Davide da Bergamo fece un concerto che ebbe così tanto successo che il musicista dovette replicare lesecuzione per tre giorni consecutivi, di fronte a tremila spettatori. Inoltre, sebbene monumentale, a Mozart, molto probabilmente, sembrò di dimensioni modeste: in Austria era abituato a suonare organi ancora più grandi. Ma questo è un vero unicum. È come se il costruttore conclude lorganista avesse voluto sfidare se stesso e portarlo al massimo esprimibile.





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