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Gli Uffizi colpiti al cuore: quella conta fra i detriti
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 27/5/2018

I quadri, le sculture e i danni alledificio nel primo bilancio. E Roma sbloccò subito 30 miliardi

Mezza città era al buio e così tra le macerie della strage di via dei Georgofili si procedeva con lausilio di torce. Venticinque anni dopo, listantanea della notte del 27 maggio 93 emerge da queste e altre parole dellarchitetto Antonio Godoli che, ancora a caldo, su la Nuova Antologia del trimestre luglio-settembre 93, faceva il primo bilancio puntale delle vittime della bomba mafiosa. Lui, che quella notte cera, elenca prima i caduti con nomi, volti, e e progetti di vita, e poi quegli altri, le opere darte custodite agli Uffizi, quindi le mura, le finestre, le volte della galleria.

Con onestà e senza enfasi se è vero che si legge: è stato ormai definito quel doveroso consuntivo degli effetti dellattentato, doveroso anche per ridimensionare certe valutazioni tratte dalla drammatica impressione delle prime ore: devastati gli Uffizi, unala degli Uffizi pressoché distrutta, danni inestimabili per larte titolavano in prima pagina alcuni quotidiani nazionali. Ecco cosa videro Godoli, Anna Maria Petrioli Tofani, allora direttrice degli Uffizi, Antonio Paolucci che era soprintendente, e quanti accorsero nellimmediato: il primo impatto è con il grande vuoto nella torre dei Pulci. Il vuoto, si seppe poco dopo, corrispondeva allabitazione dei custodi dellAccademia dei Georgofili: qui morirono tutti i componenti della famiglia Nencioni (Fabrizio, Angela, Nadia e Caterina). Se della loro morte si sa già di notte è con le prime luci dellalba che si ritrova il corpo della quinta vittima, Dario Capolicchio, 22 anni, studente di architettura che non sfugge alla furia dellincendio. Contati i morti cè da stimare i danni materiali.

Nellala di levante londa durto dello scoppio non ha causato danni terribili. Certo sul pavimento della Sala dei Primitivi e di Giotto sono arrivati molti frammenti di vetro, lo stesso dicasi per la Sala del Lippi e per la Tribuna, ma i quadri sono salvi. È arrivando a ponente che laria si fa più acre per il fumo ed è qui che i danni sono palpabili: finestre e lucernari sono distrutti, molte porte scardinate. Si sono salvati il Tondo Doni di Michelangelo e La Madonna col collo lungo del Parmigianino, ma nella parte superiore della Morte di Adone di Sebastiano del Piombo cè uno squarcio. È colpito nelle sue strutture architettoniche anche il Corridoio del Cinquecento. Ma è scendendo per lo scalone che collega lala di ponente al Corridoio Vasariano che i danni si rivelano ingentissimi. Gli stipiti della porta di accesso alla scalinata, cadendo, hanno rotto gli arti del Discobolo , copia romana di Mirone. Giù le opere più colpite risulteranno LAdorazione dei Pastori di Gherardo delle Notti, e, a dieci metri dal luogo dellesplosione, I Giocatori di carte e il Concerto di Bartolomeo Manfredi, ridotti i mille pezzi. Tra le opere variamente danneggiate ci sono anche: la Giuditta di Artemisia Gentileschi, tre tele di Rubens, quella con Enrico IV alla battaglia di Ivry, Lingresso trionfale di Enrico IV a Parigi e il ritratto equestre di Filippo IV di Spagna.

Qualche preoccupazione statica scrive Godoli presenta langolata esterna del Corridoio allaltezza dellinnesto con larco sul Lungarno Annamaria de Medici e danni al tetto sono evidenti nel Corridoio verso Lungarno Archibusieri. Non basta: è colpita anche la sala di Niobe dove una delle statue ha le gambe spezzate. Risulteranno danneggiati anche gli uffici della Soprintendenza su via Lambertesca e la copertura ottocentesca in ferro e vetro della Sala delle Reali Poste. Il giorno dopo, allora è ministro Alberto Ronchey, viene approvato un decreto urgente per stornare 30 miliardi sul restauro degli Uffizi. Si parla del progetto dei Nuovi Uffizi. Ma quel progetto, 25 anni dopo, non è stato ultimato.




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