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Terrae Motus, intervenga il ministro Bonisoli
Vincenzo Trione
Corriere del Mezzogiorno - Campania 12/6/2018

Lappello. Dopo il furto, serve una mobilitazione per salvare le opere dalla precarietà
Lallestimento temporaneo ha dimostrato le sue pecche. Il neoministro Bonisoli intervenga

Era inevitabile che accadesse. Ed è accaduto. Sembra quasi lepilogo di una storia iniziata male. Nel giugno 2016, il direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori decide di riallestire Terrae Motus - la più ampia e importante collezione darte contemporanea a tema del secondo Novecento - negli inadeguati appartamenti occupati fino a poco prima dallareonautica e dalla scuola della pubblica amministrazione.

Una materia delicata, che avrebbe richiesto studio, rigore, serietà. Sarebbe stato opportuno nominare un curatore-storico dellarte di rilievo internazionale, affiancato da un prestigioso comitato scientifico (dal valore operativo e non esornativo) composto dagli eredi del grande gallerista Lucio Amelio, dai critici e dagli artisti a lui più vicini. Inoltre, sarebbe stato necessario coinvolgere un team di restauratori, per intervenire su alcune opere di quella straordinaria collezione. Perchè il riallestimento di una raccolta è sempre una meravigliosa opportunità per interrogarsi di nuovo - in una prospettiva inedita - sul valore critico e culturale di un determinato patrimonio, suggerendo originali sentieri interpretativi. È quel che sa ogni storico dellarte.

E invece? Ecco: Felicori che non è uno storico dellarte ha scelto la strada più breve. In pochi mesi ha inaugurato la mostra. Mauro fa presto, potremmo chiamarlo riecheggiando il soprannome che era stato assegnato a Luca Giordano. Il vitalistico Felicori ha scelto di non confrontarsi con nessuno. Meglio procedere senza dialogare con i testimoni di quella coraggiosa avventura poetica. Meglio andare di fretta. I critici darte? Gli eredi? Gli artisti-compagni di strada? Presenze inutili. Le quali avrebbero potuto solo rallentare la smania di fare del direttore emiliano, che ha incarnato nel miglior modo possibile la filosofia sottesa alla riforma-Franceschini, attenta soprattutto alla valorizzazione e al culto degli eventi e non sempre sensibile alle questioni della tutela e della conservazione.

È accaduto così che Terrae Motus è stata allestita in maniera sciatta, come ho già sottolineato mesi fa su queste colonne: le opere appoggiate su improvvisate impalcature di legno, installazioni sistemate su pavimenti simili a quelli che troviamo in tante case popolari degli anni settanta, illuminazione da ristorante di provincia, finanche alcune didascalie corrette a mano. Mai visto niente di simile. Serve un certo talento per raggiungere tali vette di bruttezza. Ci vuole coraggio (per non dire altro) nel trattare Warhol, Twombly o Haring come artisti dilettanti esposti in sale non troppo diverse da quelle di una proloco.

Il fallimento di questa operazione è confermata dallindifferenza della critica nazionale. Intorno a questo riallestimento, colpevole lassordante silenzio di larga parte della classe colta napoletana (e non solo).

Ovviamente, Felicori per difendersi dalle prevedibili critiche ha più volte sostenuto che si è trattato solo di un allestimento-cantiere-progetto.

Un allestimento-cantiere-progetto da quanto si è appreso non provvisto di telecamere. Dunque, unoccasione ideale per compiere furti o gesti di vandalismo: senza paura di essere scoperti. È quel che è accaduto sabato, quando sono state trafugate, durante lapertura serale della Reggia, parti dellinstallazione Ex voto di Christian Boltanski, in cui sono rappresentate un uomo, una donna, un cuore, una gamba, una mano e una testa di uomo. Da ieri a questa struggente composizione sono state sottratte due piccole figure.

Difficile immaginare che sia stato un furto: quelle reliquie non potranno essere agevolmente vendute. Quindi, uno sfregio? Un gioco? Un atto vandalico? Forse, lesito inevitabile di scelte sbagliate, di unincuria inaccettabile. Ma forse anche una reazione della stessa collezione di Amelio, che sembra essersi quasi ribellata a chi lha presentata senza cura, senza rispetto.

E ora? Sarebbe opportuno che il neo-ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli facesse sentire la propria voce, pronunciandosi su questo grave episodio. Perché Terrae Motus appartiene alla Reggia, ma appartiene soprattutto allItalia. E ha bisogno di funzionari-conservatori-storici dellarte preparati e competenti, capaci di conoscere e di difendere e poi di promuovere il patrimonio che si trovano a gestire, sottraendosi ai falsi miti dellintrattenimento e delle feste con visitatori-barbari seduti a cavalcioni su leoni statuari.

Lauspicio è che fatti come quello di ieri servano da lezione. Ci piacerebbe che, intorno a Terrae Motus, nascesse ora unautentica e diffusa mobilitazione intellettuale regionale e nazionale. Perché quella collezione che parla di noi, della nostra città, del nostro essere condannati a una perenne precarietà, a una costante instabilità chiede di essere inserita in un sistema museale e formativo plurale e complesso, di cui facciano parte, insieme con la Reggia, Capodimonte, il Madre, lUniversità Federico II, lAccademia di Belle Arti.

Rievocando il titolo dellopera di Warhol ispirata al sisma del 1980, ci sentiamo di dire: Fate presto.



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