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Terrae Motus, appello al ministro Bonisoli
Vincenzo Trione
Corriere del Mezzogiorno - Campania 6/7/2018

Gentile Signor Ministro Alberto Bonisoli,

nelle ultime settimane le pagine del Corriere del Mezzogiorno sono diventate unanimata, vivace e plurale agorà . Critici, storici dellarte, giornalisti culturali, soprintendenti, politici, artisti ed eredi si sono confrontati sullo stato in cui versa Terrae Motus ; e, soprattutto, sul destino di questa straordinaria collezione ideata, costruita con passione e difesa con tenacia da Lucio Amelio, sfidando ogni conservatorismo e ogni passatismo localistico. Spesso, i toni degli interventi sono stati accesi, polemici. Ed era giusto che lo fossero. Ma ora è venuto il momento di passare dalla fase del jaccuse a quella dei gesti concreti. Se ritiene, gentile Ministro, non creda a quegli osservatori che hanno pronunciato giudizi molto severi nei confronti delle scelte affrettate e disinvolte del Direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori. Ma non si fidi neanche delle parole dello stesso Felicori, che si difende delle accuse quasi ammettendo le proprie colpe e che, in unintervista rilasciata ieri allunico giornale napoletano finora distratto su questa drammatica vicenda, ha annunciato progetti futuri tanto ambiziosi quanto vaghi, lasciando aperte alcune questioni. In attesa del riallestimento definitivo del 2019 (quando scadrà il suo mandato), che fine farà la collezione? Ritornerà nelle sale storiche? Andrà in tour in giro per il mondo? E, inoltre: è davvero necessario rivolgersi alla solita archistar internazionale per ripensare le stanze dove verrà sistemato Terrae Motus , rivelando un imbarazzante provincialismo?
Non sarebbe stato meglio individuare subito un curatore serio e un comitato scientifico autorevole? Ci si sente come in una commedia di Ionesco.

Le chiediamo di non comportarsi come il suo predecessore Dario Franceschini, il quale aveva scelto di non pronunciarsi dopo limbarazzante riallestimento di Terrae Motus del giugno del 2016, per non delegittimare un funzionario da lui stesso nominato, che lex premier Matteo Renzi aveva più volte citato addirittura come esempio di iper-efficientismo.

Le chiediamo, invece, di seguire lesempio di un altro suo predecessore nel Ministero di via del Collegio Romano: Massimo Bray. Che, per controllare la condizione degli scavi di Pompei, arrivò in anonimato nel sito archeologico, senza filtri né mediazioni.

Ci permettiamo di invitarla ad andare a Caserta non in visita istituzionale. Non anticipi a nessuno la sua intenzione. Si rechi negli appartamenti occupati fino al 2016 dallaereonautica e dalla scuola della pubblica amministrazione. Lì si trova la più importante collezione a tema di arte contemporanea. Ci auguriamo che avrà la possibilità di accedere a quegli ambienti inospitali: un paio di volte laccesso mi è stato impedito da custodi sgarbati e poco professionali, a causa di varie emergenze (blackout e altro). Lì si imbatterà in un autentico capolavoro di sciatteria. Si troverà di fronte a qualcosa che in nessun Paese occidentale sarebbe ammesso e tollerato. Non potrà che provare indignazione. Una creazione a suo modo unica e, forse, irripetibile (per fortuna). Installazioni, sculture e quadri trattati come rovine contemporanee. E allestiti come in un bazar o come in un cantiere ancora aperto. Poggiati su strutture di legno simili a pallets. Spesso, non restaurati. Didascalie mal fatte. Nessun mediatore culturale disposto a dare indicazioni al malcapitato visitatore. Nessuna telecamera, guardiani quasi inesistenti (al punto che meno di un mese fa qualche incivile non ha avuto difficoltà a sottrarre due parti allinstallazione di Boltanski). Dimenticavo, una segnaletica del tutto inadeguata: è come se qualcuno (chi?) avesse voluto nascondere Terrae Motus in una specie di retrobottega non facile da raggiungere.

Siamo certi che, dopo quella visita, sentirà il dovere morale di intervenire. E di farlo con urgenza. Per difendere Terrae Motus come si difende Pompei.

Dinanzi a sé si disegneranno due sentieri possibili. O imporre il ritorno di queste opere negli appartamenti reali, secondo quanto definito nel legato testamentario di Amelio, esigendo da Felicori unadeguata politica della tutela, della conservazione e della promozione di questo patrimonio. Nella consapevolezza che, talvolta, il crossover tra presenze contemporanee e contesti classici può far affiorare assonanze e corrispondenze segrete.

Oppure, potrà impegnarsi a fare ciò che altri suoi pur autorevoli e sensibili predecessori come Walter Veltroni non sono riusciti a fare. Infrangere la maledizione di cui Terrae Motus è vittima sin dallinizio. E riportarla nella sua casa naturale. Che è e resta Napoli. Perché quella collezione è lautoritratto differito delle passioni di un gallerista visionario come Amelio. Ma è anche un ritratto implicito delle mille contraddizioni di una metropoli involontaria e segretamente sempre terremotata come Napoli, a proposito della quale Tahar Ben Jelloun, in un reportage del 1989, ha scritto: È una città che ha la struttura di un romanzo. Le strade sono piene di storie che chiedono di essere trascritte. Ma quello di Napoli può essere solo un romanzo barocco e surrealista, ma incompiuto, irrisolto, contraddittorio, dove convivono lapoteosi della religione cattolica e la bestemmia.

Dove? Terrae Motus potrebbe essere accolto a Castel SantElmo. O al Madre (pur con questioni di spazi difficili da risolvere). Ma, forse, ancor meglio, a Palazzo Reale, che è nel cuore della città. Sarebbe un modo per dare una nuova dignità a un luogo storico dalle potenzialità espositive ancora non sviluppate. E sarebbe anche un modo per consegnare una sede monografica a una collezione unica e indivisibile, che non può essere in alcun modo smembrata. In questo modo Terrae Motus diventerebbe anche unimportante meta turistica.

Ma sono solo possibili suggestioni. Prima di intervenire, si confronti con gli eredi di Amelio, con gli artisti, con gli amici e con i critici coinvolti in quellimpresa intellettuale.

Abbia coraggio, Signor Ministro. Non rimandi la sua visita a Caserta. Curare e rispettare Terrae Motus significa anche curare e rispettare Napoli, la Campania, il Mezzogiorno.



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