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Difendiamo il diritto alla resistenza
GIORGIO ROMEO, intervista a Salvatore Settis
8 luglio 2018, LA SICILIA




Per condurre la battaglia di difesa del diritto alla cultura, noi italiani abbiamo un'arma che spesso non sappiamo di avere: la Costituzione. Dalla nostra indignazione, dalla nostra rassegnazione, cui non dovremmo rassegnarci, deve nascere un rinnovato esercizio di un principio altissimo che percorre tutta la storia italiana. Lo chiamerò storicamente "diritto di resistenza". Un articolo che fu proposto da Giuseppe Dossetti in una seduta della Costituente nel novembre del '46 recita: "La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino".
Non fu approvato perché gli dissero che era implicito nella costituzione. lo invece vorrei che ce ne ricordassimo come se esistesse, poiché rispecchia appieno lo spirito della nostra Carta fondamentale. Per sfuggire ai troppi illusionismi da cui siamo assediati, lo spirito di un diritto di resistenza legato al diritto alla cultura è necessario per ricreare la cultura della cittadinanza capace di muovere le norme e progettare il futuro. Credo che anche la fondazione di nuove istituzioni come la Scuola Superiore di Catania siano atti di resistenza al degrado della cultura e alla sua progressiva marginalizzazione. Perciò il miglior augurio che io possa fare nel giorno del ventennale di questa istituzione è che quest'atto di resistenza dia i suoi frutti e serva da esempio, da Catania per l'Italia, per riaffermare il diritto alla cultura dei cittadini della Repubblica.
Ha concluso con queste parole il professor Salvatore Settis la lectio magistralis tenutasi venerdì a Villa San Saverio in occasione delle celebrazioni del ventennale della Scuola Superiore di Catania. Lo abbiamo incontrato in occasione della sua visita nel capoluogo etneo per un'intervista a 360 gradi sulla cultura. II "Diritto alla cultura " è affermato con forza e coerenza all'interno della nostra Costituzione, eppure la nostra Nazione è una di quelle che ha più tagliato negli anni gli investimenti pubblici in questo settore. Nella sua recente lettera al Fatto Quotidiano, Lei si è posto in maniera piuttosto critica rispetto al discorso d'insediamento del premier Conte. Cosa stiamo sbagliando?
Il punto nodale sta nel contrasto tra la retorica dei principi e l'incapacità dimostrata dai governi degli ultimi vent'anni di applicarli. Parlare di diritto alla cultura, dire che la nostra Costituzione è quella che lo garantisce di più in Europa è molto facile, ma nei fatti il nostro Paese è quello che garantisce meno questo diritto. Questa incapacità di passare dai principi ai fatti è stata condivisa da governi di centro-destra, centro-sinistra e anche da quelli tecnici. Quello attuale è stato annunciato come il governo del cambiamento, chiaramente è troppo presto per valutarlo, ma nella lettera rivolta al presidente del Consiglio (che non ha ricevuto risposta ndr) ho fatto notare alcune cose. Nel suo discorso ha parlato poco di cultura, per nulla di beni culturali. Dell'università e della scuola ha solamente detto che dev'essere eccellente. Mi pare che siamo ancora in uno stadio di affabulazione senza nulla di concreto, intanto il Paese va a rotoli.
Lei ha spesso dichiarato che affinché la bellezza possa salvare il mondo sarà prima necessario salvare la bellezza . Cosa può fare il singolo cittadino per prendersi cura del proprio patrimonio?
Bisogna prima di tutto che sia consapevole dei propri diritti, poiché se non li conosce non potrà difenderli. Rendersi conto del diritto alla salute è più facile: se il costo delle analisi al sangue fosse di mille euro, anziché quello attualmente previsto dal ticket, tutti ci arrabbieremmo. Allo stesso modo, poiché la nostra salute mentale dipende dall'accoglienza dell'ambiente in cui viviamo e dal fatto che questo venga protetto, la tutela del paesaggio e delle nostre città è fondamentale. La seconda cosa da fare è in realtà già in atto: anche se tutte le forze politiche presenti in parlamento non hanno dimostrato il minimo interesse a questi temi, il numero di associazioni ambientaliste è in crescita. Tuttavia sarebbe necessaria maggiore interazione tra di esse perché se questi cittadini si associassero non per fondare un ennesimo partito, ma per premere ciascuno secondo quello che crede, instillando nella mente di chi fa politica per mestiere l'idea che questo è un grande tema per il futuro dell'Italia, ne avremmo un grande beneficio. Credo che, in questo senso, ci sia qualche indizio, ma siano davvero al principio.
Oggi ci troviamo alla Scuola Superiore in occasione delle celebrazioni del suo primo ventennale. Uno dei valori fondanti di questa realtà è la valorizzazione del merito. Affinché questo possa concretizzarsi , è necessario partire dal concetto di uguaglianza di classe. Di cosa abbiamo bisogno per mandare avanti il nostro Paese in questo senso?
Il merito dev'essere riconoscibile a partire dalla culla e il sistema scolastico dev'essere fatto in modo tale da incoraggiare le persone che vengono da qualsiasi classe. Detto ciò non possiamo pretendere che tutti abbiano l'eguale impegno, l'eguale talento. In qualsiasi treno ci vuole sempre la locomotiva, e questa sono sempre delle persone provenienti da ogni classe sociale che devono trovare dei luoghi, come la Scuola Superiore di Catania, in cui siano incoraggiati a studiare più intensamente, il che vorrà dire anche lavorare più intensamente, perché con il ritmo di lavoro si acquista a scuola e all'università. È questa la funzione d'istituzioni come la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ho studiato, e della Scuola Superiore di Catania
In piazza Stesicoro a Catania si trova un anfiteatro romano unico al mondo. Lo scorso anno l'Ibam Cnr lo ha "adottato", svolgendovi un periodo di sperimentazione durante il quale si sono svolti alcuni eventi come una conferenza sul giornalismo organizzata da una redazione di giovani , il Sicilian Post, in collaborazione con la SSC e la Fondazione Domenico Sanfilippo editore. Oggi, alla fine di quel periodo sperimentale, questo luogo è tornato nella sua condizione di semi abbandono ed è visitabile solamente in minima parte. Come valuta la proposta di affidare a cooperative di giovani la gestione di beni archeologici e monumentali?
È una strada possibile, a patto che sia percorsa con intelligenza, sotto l'occhio attento di chi è esperto di tutela. Luoghi come i teatri antichi vanno intesi sotto la grande categoria dei beni comuni che possono e in certi casi devono essere affidati a comunità di cittadini secondo delle modalità specifiche. Ci sono delle città oggi che lo stanno facendo: a Napoli alcuni ragazzi che conosco avevano occupato il cosiddetto Asilo Filangieri, un gigantesco edificio storico, e hanno convito l'amministrazione comunale ad affidarglielo, pur rimanendo di proprietà comunale. Si tratta di una nuova frontiera molto ricca perché offre la possibilità di trasformare delle associazioni temporanee di giovani che vogliono fare cultura, in qualcosa di più permanente favorendo non soltanto l'occupazione ma anche la formazione di comunità civili.
Lei è presidente del consiglio scientifico del Lovure. Ritiene che quello del grande museo sia un modello importabile in Italia?
Credo che il tempo del "museo mondo" sia tramontato da un pezzo. Il Louvre è importantissimo ed è fondamentale che resti in quanto testimone però di un momento in cui un paese si considera al centro del mondo e raccoglie le testimonianze da varie parti del pianeta. La storia dell'Italia è apparentemente più modesta da questo punto di vista, ma in realtà è più ambiziosa perché l'idea che i musei delle singole città riflettano fondamentalmente la storia di quel territori è una ricchezza molto superiore a quella di qualsiasi Louvre. Si tratta di un modello da difendere con tutte le armi possibili e immaginabili.



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