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Archeologia, mistero a Ponte Milvio
Natalia Distefano
Corriere della Sera - Roma 14/7/2018

Lultima scoperta I resti risalgono a un periodo tra il I e il IV secolo d.C. : lipotesi di una chiesa cristiana. I dubbi dellesperto
Emerse rovine sotto la pista ciclabile, sulla riva del Tevere: marmi pregiati e antiche sepolture

Lultima tra le storie capitoline dinaspettata archeologia urbana è stata presentata ieri a bordo Tevere dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti e Paesaggio. Si tratta di un complesso che presenta una stratigrafia compresa tra il I secolo e il IV secolo dopo Cristo, rinvenuto nei pressi di ponte Milvio lungo via Capoprati. In questarea non ci aspettavamo affatto di trovare un altro prezioso tassello del passato archeologico di Roma, commenta il soprintendente Francesco Prosperetti.

Gli scavi per la posa di un cavo elettrico da parte dellAcea portano alla luce i resti del I-IV secolo d.C. sulla sponda del Tevere, sotto al tracciato della pista ciclabile

Un altro cantiere Acea che si trasforma in scavo archeologico. Ancora una traccia a terra per la posa di un cavo elettrico, poi un piccolo solco pochi metri sotto il livello stradale ed ecco che allimprovviso davanti agli occhi di operai e archeologi riaffiora il passato. Quasi intatto, incredibilmente custodito dal terreno a dispetto dei secoli. Spesso anche dei millenni.

Lultima tra le storie capitoline dinaspettata archeologia urbana è stata presentata ieri a bordo Tevere dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti e Paesaggio. Si tratta di un complesso - quattro ambienti rifiniti con marmi pregiati e unarea sepolcrale con tombe di tipo a cupa, alla cappuccina e ad anfore africane che presenta una stratigrafia compresa tra il I secolo e il IV secolo dopo Cristo, rinvenuto nei pressi di ponte Milvio lungo via Capoprati.

Una stradina senza glorie particolari, conosciuta dagli amanti delle due ruote per la sua pista ciclabile che corre parallela al fiume verso lo stadio Olimpico. E nota agli appassionati di antiquariato per uno storico mercatino domenicale. In questarea non ci aspettavamo affatto di trovare un altro prezioso tassello del passato archeologico di Roma commenta il soprintendente Francesco Prosperetti e invece questa scoperta, unita ai sarcofagi recuperati un anno fa allaltezza della curva Nord dellOlimpico, ci costringe a ridisegnarne la topografia. Anche allora il ritrovamento avvenne allinterno di un cantiere Acea, come pure nel caso recente della Tomba dellAtleta a Case Rosse. Le vie dei cavi di servizio dice Prosperetti si stanno rivelando autostrade verso unantichità in molti casi sconosciuta. Stavolta addirittura enigmatica.

Il complesso di ponte Milvio, infatti, non è di facile interpretazione. Mentre negli strati inferiori (quelli del I secolo) si riconoscono con certezza le tracce di costruzioni di età Imperiale dedicate ad attività commerciali legate al fiume, gli ambienti del IV secolo sono più sibillini. Allinizio, nove mesi fa, quando trovammo le prime lussuosissime decorazioni marmoree, si pensò a una domus - spiega il direttore scientifico dello scavo, Marina Piranomonte forse la villa suburbana di una ricca famiglia. Con linverno i lavori sono stati sospesi per non esporre i reperti al rischio esondazioni e quando abbiamo ripreso le ricerche, qualche settimana fa, ci siamo imbattuti in tre tombe poco compatibili con unabitazione privata, di cui è stato possibile aprirne soltanto una. Così ha preso piede lipotesi di un luogo di culto cristiano, con annessi mausolei. Plausibile visto lo stile tondeggiante delle decorazioni, di rottura rispetto ai canoni imperiali, e soprattutto alla luce dellEditto di Costantino che nel 313 riconobbe la libertà di culto ai cristiani. Ma purtroppo non ci sono elementi inequivocabili per identificarlo come chiesa.

Un enigma archeologico che potrebbe rimanere irrisolto. Perché per saperne di più bisognerebbe continuare a scavare, ma il sito si trova in una posizione che la Soprintendenza definisce critica e va richiuso il prima possibile. Da un lato ci sono le sponde del Tevere con gli annessi pericoli di frane e inondazioni - fa notare il soprintendente mentre dallaltro cè una delle principali arterie della circolazione in città, sotto cui si estende il resto della struttura solo parzialmente rinvenuta. Per ora è impossibile ampliare le dimensioni dello scavo, a meno che non si fermi la viabilità su questo tratto di lungotevere. Se vogliamo proteggerla non possiamo che interrarla di nuovo, con ogni accortezza e al più presto.

Gli studi proseguiranno dunque in laboratorio con le analisi sui materiali di scavo e le ricerche sulle fonti darchivio, intanto ancora per qualche settimana lenigma di via Capoprati resterà a portata di curiosi. Proprio lì, in bella vista sulla pista ciclabile, meglio di qualsiasi mercatino dantiquariato.




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