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Firenze, lOpificio che fa rivivere le opere darte di tutto il mondo che lotta per lesistenza per lorganico quasi a metà
Marco Ferri
Il Fatto Quotidiano 15/7/2018

Una trentina di nuovi restauratori hanno vinto un concorso ma ancora non arrivano. Lorganico è grande il 60 per cento di quello che dovrebbe essere. Interi settori come quello dei tessuti o degli arazzi, sono completamente fermi. LOpificio delle Pietre Dure di Firenze è il posto in cui le opere darte riprendono vita. Per tutti (addetti ai lavori e non) si tratta di uneccellenza che non ha pari al mondo, per competenze acquisite e per risultati ottenuti. Qui ci si è presi cura di migliaia di opere darte, buona parte dei quali veri e propri picchi deccellenza dellarte occidentale come lAdorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, la Madonna del cardellino e il Leone X di Raffaello, il Compianto sul Cristo morto di Sandro Botticelli, la Porta del Paradiso di Ghiberti, i principali Crocifissi lignei dipinti di Giotto, il Crocifisso di Donatello della Basilica di Santa Croce, il Tabernacolo dei Linaioli di Beato Angelico, tanto per citare alcuni dei più recenti restauri. Eppure lOpificio continua a combattere per la propria esistenza.

LOpificio delle Pietre Dure di Firenze, nella versione moderna, ha la stessa età del ministero per i Beni culturali. Nacquero entrambi nel 1975, il primo grazie allo storico dellarte Umberto Baldini che unì lantico Opificio di fondazione medicea (1588) e i laboratori restauro della Soprintendenza; il secondo grazie a un giornalista, Giovanni Spadolini, che ebbe lintuizione di staccare le questioni della tutela del patrimonio culturale dalle competenze del ministero della Pubblica Istruzione. Ma mentre il ministero, nel tempo, ha accresciuto il suo peso nellesecutivo e il suo raggio dazione, in quasi 45 anni di storia si è comportato più come una cattiva matrigna che di una madre attenta e premurosa. Come quando nel settembre del 2006 lallora segretario generale del ministero, Giuseppe Proietti, tentò di accorpare allIstituto Centrale del Restauro di Roma tutti gli altri istituti di restauro italiani afferenti al ministero, compreso lOpificio delle Pietre Dure, che nel progetto poi naufragato grazie a una sorta di sollevazione politica e amministrativa della Toscana, doveva diventare niente più di una succursale di quello romano. Perché quella sorta di concorrenza tra Roma e Firenze in fatto di restauri nasce proprio nel momento in cui listituto fiorentino assume il profilo moderno e purtroppo si ripresenta con preoccupante puntualità.

Ma questo non è lunico, né il peggiore dei problemi. Grazie al recente concorso e alla graduatoria dei restauratori che finalmente sarà stilata a livello nazionale dice Marco Ciatti, direttore dellOpificio delle Pietre Dure il ministero mi ha promesso 29 nuovi restauratori. Il concorso è stato fatto, adesso servono le nomine perché ne abbiamo un urgente bisogno. La necessità cui fa riferimento Ciatti è soprattutto quella di tornare a coprire dei settori di restauro rimasti scoperti, in qualche caso ormai da troppo tempo: Abbiamo carenze in tutti settori aggiunge , ma alcuni sono completamente fermi, come quello dei tessuti, degli arazzi, delle terrecotte; senza contare quello del commesso fiorentino (tecnica decorativa che riprendeva lantica arte decorativa dellopus sectile, nda) che è ormai immobile da anni.

Ma a conti fatti, quali sono i numeri salienti? È presto detto dice Ciatti -: lorganico ideale delle tre sedi dellOpificio delle Pietre Dure di Firenze, che è un Istituto centrale dipendente dalla Direzione generale educazione e ricerca del Mibact, sarebbe di 138 unità. Quello reale, in questo momento, è di 87 persone. Quindi, anche quando mi arriveranno le nuove 29 unità, avrò comunque una carenza dorganico di 22 persone, cioè il 16 percento del totale.

In concomitanza con il 40esimo anniversario della nascita dellOpificio moderno nel 2015 fu organizzato un convegno-appello per la sopravvivenza dellistituto. Molte forze politiche si schierarono a fianco dellOpificio che ottenne più attenzione da parte del ministero e dei privati, e anche più soldi. Addirittura lUniversità di Firenze propose un accordo di collaborazione per lapertura di corsi di laurea e, per la prima volta in Italia, dottorati di ricerca in conservazione e restauro.

Perfino lEnte Cassa di Risparmio di Firenze, listituto che più di ogni altro in città sostiene progetti culturali ad ampio raggio, nel 2017 ha pagato 7 persone (per un anno) che hanno lavorato per lOpificio e intanto studiava il varo di una fondazione ad hoc che gestisse un sostegno economico più duraturo allOpificio. Anche se i vertici dellEnte Cassa preferiscono non rispondere, pare che questultima operazione, arrivata a un passo dalla realizzazione, sia destinata a non concretizzarsi per problemi proprio di natura giuridica, per cui tra il 2018 e il 2019 lOpificio potrà nuovamente contare sul sostegno dellEnte, ma solo per ottenere ancora sette persone da impiegare in varie mansioni. Niente di più.
Come si capisce, il grande assente a fianco dellOpificio è proprio la madre-matrigna da cui dipende cioè il ministero il cui bilancio tra laltro in pochi anni è passato da 1,3 miliardi di euro a oltre 2; ma nonostante ciò lOpificio continua ad annaspare per problemi di natura certo non emergenziale, bensì cronici. Come se lOpificio in tutti questi anni non avesse rappresentato uneccellenza della conservazione e restauro in ogni campo dei beni culturali, non fosse stato in prima linea durante le tante emergenze seguite alle calamità naturali, nei siti archeologici delle zone di guerra o in numerosissime consulenze a livello planetario

E nel futuro potrebbe andare anche peggio: grazie alle leggi sul lavoro dei precedenti governi, dal 2019 lOpificio si troverà in grande difficoltà per dare in appalto a dei professionisti quegli interventi che non riesce a eseguire: Le ho provate tutte chiosa Ciatti -, ma senza ottenere soluzioni definite: in pratica alla pars destruens finora non ha corrisposto una necessaria pars costruens. Allora mi sono rivolto a un avvocato, che alla fine ha candidamente ammesso che qualsiasi strada venga intrapresa, secondo lui non è scevra da possibili impugnazioni. Per cui aspetto istruzioni. Soprattutto per continuare a lavorare.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/15/firenze-lopificio-che-fa-rivivere-le-opere-darte-di-tutto-il-mondo-che-lotta-per-lesistenza-per-lorganico-quasi-a-meta/4480565/


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