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Entra agli Uffizi lamico di Michelangelo
Valeria Ronzani
Corriere Fiorentino 19/7/2018

La Galleria ha acquisito Elia nel deserto di Daniele da Volterra. Andrà nelle sale del 500

Fino a non troppo tempo fa la sua impresa più celebre era quella di aver messo le mutande al Giudizio universale di Michelangelo Buonarroti e lui era comunemente conosciuto con lappellativo di Braghettone. Poi, poco a poco, anche nella moderna storiografia ha iniziato a farsi strada la coscienza che Daniele da Volterra è un grande artista. Lo dimostra lopera Elia nel deserto che un giustamente orgoglioso Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, ha presentato ieri quale ultima importante acquisizione che, sottolinea più volte Schmidt, troverà degna collocazione nelle nuove sale, in via di gestazione, dedicate alla pittura del Cinquecento. Dove campeggerà affiancato a unaltra fondamentale opera di Daniele, quella Strage degli innocenti del 1557 già in origine nelle collezioni medicee. Elia nel deserto , databile fra il 1543 e il 1547, è un olio su tela, una delle poche opere mobili, meno di dieci, riconducibili a un artista che era grande nella pittura muraria e il cui lato scultoreo è ancora molto da indagare. Rappresenta un soggetto certo non usuale che sottende una meditazione eucaristica (vedi il pane e il vino in primo piano) ed è quasi unavanguardia per la pittura ispirata dalla Controriforma. Figlio della lezione michelangiolesca, di cui Daniele da Volterra era discepolo e intimo amico (con le sue braghe dettate dalla furia moralizzatrice della Controriforma lui in realtà il Giudizio lo salvò, cerano degli zelanti che indignati da quei nudi avrebbero voluto distruggerlo), è stata comprata dagli eredi stessi dellartista, i conti Pannochieschi dElci, nelle cui collezioni era pervenuta tramite leredità della famiglia Ricciarelli (il vero nome di Daniele da Volterra), dopo essere stata per secoli custodita nella casa volterrana dellartista. Oggetto nellormai lontano 1979 di un vincolo, proposto dalla soprintendenza senese, insieme a una Madonna col bambino, San Giovannino e Santa Barbara, è grazie a quel vincolo, che ne impedisce lesportazione, che lopera è alla fine venuta ad arricchire il patrimonio dello Stato. Lo sottolinea Alessandro Bagnoli della soprintendenza senese (e laltra opera sta ancora lì, chiosa quasi invitante). Le cifre delloperazione non sono date a sapere.

Cè un divieto esplicito per i funzionari pubblici di divulgare questi numeri ci spiega Schmidt Nel bilancio di fine anno si pubblica solo la cifra complessiva investita negli acquisti. Ma una vaga idea è possibile farsela: nel settembre del 2016 un disegno di Daniele è stato battuto a Londra in asta da Christies 797 mila sterline (circa 925 mila euro). Per il dipinto in oggetto parrebbe che non si sia raggiunta tale cifra. Un affarone insomma, se si valuta anche limportanza della cornice ottocentesca, frutto del lavoro, è sempre Bagnoli a sottolinearlo, dei più celebri intagliatori senesi.



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