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Qualcuno vuole abbassare l'asticella della qualità scientifica al Mibac
Giuliano Volpe
The Huffington Post 18/7/2018

All'ultimo concorso per funzionario tecnico al Mibact, il Ministero dei beni e delle attività culturali (allora con la T di Turismo), per 500 posti, poi diventati 1000, si sono presentati circa 20.000 candidati. Per accedervi era necessario un titolo di terzo livello universitario (secondo quanto previsto da accordi risalenti al 2010): il dottorato di ricerca, la scuola di specializzazione o almeno un master biennale di secondo livello. Già in quella occasione qualcuno lo ricorderà si tentò un colpo di mano, con un emendamento che proponeva di consentire l'accesso ai laureati triennalisti. Per fortuna il tentativo maldestro fu sventato ci fu anche un duro pronunciamento del Consiglio superiore beni culturali e paesaggistici presieduto da chi scrive e si tenne alta l'asticella: e, infatti, i vincitori, molti dei quali sia con dottorato sia con specializzazione, di quella difficile prova, ora entrati nei ranghi del Mibac, stanno portando una ventata di qualità scientifica e professionale assolutamente necessaria in un ministero che dovrebbe caratterizzarsi per un alto profilo tecnico-scientifico.

Ora si riprova ad abbassare quell'asticella. In una trattativa in corso con i sindacati, nelle bozze in circolazione, compare una "strana" concessione: "Per i soli profili di funzionario amministrativo e funzionario per la promozione e la comunicazione sarà considerato titolo di accesso la laurea triennale. Per i titoli post lauream, lì dove previsti dall'Accordo sui profili professionali 2010, sarà considerata equipollente un'anzianità di servizio pari a 6 anni, svolti in mansioni attinenti al profilo per cui si concorre, o un'anzianità di servizio pari a 10 anni nel Mibact".

Insomma per occuparsi di amministrazione al livello di un funzionario (non di un collaboratore) o addirittura per curare la comunicazione e la promozione di un museo o di un altro istituto del Ministero (che non significa certo solo saper smanettare a un computer sui social) basterebbe un semplice diploma universitario triennale. E ancora peggio, per svolgere le delicate funzioni di archeologo, storico dell'arte, architetto, bibliotecario, archivista, antropologo, non sarebbe più necessario il titolo di dottore di ricerca o di specialista ma basterebbe l'anzianità di servizio di 6 o 10 anni. Un vero scandalo! Uno schiaffo al Miur e alle università. E soprattutto una beffa per le migliaia di professionisti dei beni culturali che hanno accumulato vari titoli post lauream, con grandi sacrifici loro e delle famiglie.

La cosa ha anche un risvolto schizofrenico. Questo sarebbe lo stesso Ministero che istituisce una Scuola nazionale del patrimonio, che sta completando la selezione di una élite di 18 super-formati, con titoli di terzo livello universitario, per svolgere un'ulteriore formazione superiore biennale di quarto livello?

Mi auguro che questa operazione venga rapidamente bloccata dal ministro Alberto Bonisoli, che non credo voglia avviare la sua attività, dopo aver annunciato una mega operazione di 6mila assunzioni, abbassando l'asticella della qualità culturale, scientifica e professionale del proprio personale.



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