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Le fontane storiche senzacqua deludono i tanti visitatori
Paolo Pejrone Alberto Fusari
Corriere della Sera, 03/08/2018

Giardini italiani a secco


Che cosè una fontana senza acqua? È un po come un giardino senza piante o un orto senza verdure: un controsenso e unassoluta desolazione, che si dovrebbe sempre aver cura di evitare, tanto più nei giardini storici della nostra bellItalia. 
Proprio alcuni giorni fa ne ho rivisti alcuni, grandi classici del Grand Tour: sempre bellissimi, si intende, ma a volte un po trascurati. Con manifesto scandalo dei visitatori stranieri, peraltro la stragrande maggioranza. Benissimo rispettarne la patina, ma bisogna stare attenti a non scivolare nel degrado. E nella presa in giro, anche perché sono monumenti a tutti gli effetti e si entra pagando un biglietto (un costo basso, bisogna riconoscere, ma che se servisse potrebbe anche aumentare un po).
Dietro gli effetti speciali
Molte delle fontane che ho visto funzionano ancora, magari solo in parte e non più così precise, ma comunque resistono ed è già tanto. Villa Lante a Bagnaia è tra le fortunate e i restauri in corso possono forse privare il visitatore di suggestioni immediate, ma preludono a un futuro di ripristinati virtuosismi. 
A Villa dEste a Tivoli gli effetti speciali sono talmente tanti e così stupefacenti che non salta immediatamente allocchio, ma sono parecchi quelli in disuso. Durante la mia visita giacevano prive di vita, e conseguentemente di fascino, la Fontana della Civetta, quella di Proserpina e la Scala dei Bollori. La Fontana del Bicchierone poi agonizzava e soltanto per la sua mole immensa poteva ancora suscitare qualche ammirazione. Si dirà: è già comunque un buon risultato. E invece no: dal mondo intero vengono ad ammirare i giochi dacqua di Tivoli ed è doveroso che tutto funzioni al meglio. Certo, le condutture saranno vecchie e costoso il restaurarle, ma è uno dei nostri più celebri biglietti da visita, possibile che non si riesca ad investire? 
E che dire dei giardini di Palazzo Farnese a Caprarola: sarà stata una spiacevole coincidenza ma durante la mia visita di acqua non cera neanche lombra. I capelveneri palesemente sofferenti, anzi mezzi morti, là dove ancora crescono, e la vistosa assenza di muschi e licheni mi fa supporre che si tratti di ben più che un guasto improvviso. 
Se a questo si aggiunge che per mancanza di personale parte del giardino non era visitabile e che non cè un pannello esplicativo neanche a morire, vien da pensare che molto dovremmo ancora migliorare. Dagli orari di visita, che non ha senso che in estate terminino proprio quando il solleone inizia a placarsi, alla frequentissima e davvero miope assenza di un bookshop o anche solo di una caffetteria. Per non parlare del sistema trasporti, che riesce a scoraggiare anche i turisti più agguerriti.
Futuro da inventare
Certo noi italiani siam bravissimi a inseguire specchietti per le allodole, a lasciarci ammaliare da quelle che sono o meglio che erano (anche in questo siamo in ritardo) considerate le tappe vincenti del progresso. Senza capire che in un Paese come il nostro guardare al futuro significa necessariamente prenderci cura di tutto ciò che rimane del passato. Il che non vuol dire solamente essere buoni custodi - che sarebbe già tanto perché la trascuratezza nei confronti di un patrimonio così fragile si traduce facilmente in perdita - ma capire anche che di questi tempi vivere di rendita non è più possibile e comunque non più sufficiente. 
Dobbiamo darci da fare: restaurare, spiegare, anche inventare, in modo attento e filologico certo, ma garbato e coinvolgente. Non sia mai che rinasca un indotto della cultura, capace di soddisfare tranquillamente le bramosie lavorative nostre e anche altrui, fatto di scuole deccellenza e di accademie, di artigiani specializzatissimi, di amministratori allavanguardia e così via. 
Sempre a Tivoli ho visitato la famosa Villa Gregoriana, che è invece gestita dal Fondo per lambiente italiano: come ben si sa, un altro mondo! Tutto curato, orari prolungati, spiegazioni approfondite, visite complete: verrebbe da sperare che il ministero prenda esempio. O che, con maggior realismo, chieda almeno al Fai aiuto e consiglio.




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