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A Gibuti per salvare la cultura con la task force dei caschi blu
Francesco Semprini
La Stampa, 10/08/2018

Siamo qui per addestrare la polizia di Gibuti a proteggere i patrimoni artistici. Quindi siete i caschi blu dellOnu?. La domanda è retorica, visto che a rispondere è lo stemma con la scritta celeste Onu Unite4Heritage, che spicca sulla mimetica scura bordata di rosso indossata dai due militari italiani. Uniti per il patrimonio, appunto, il motto dei Caschi blu che dal 2016 operano nel mondo a difesa della cultura violata da conflitti, disastri naturali e traffici illegali di opere darte. Una forza di pace di cui la task force dei Carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale (Tpc), rappresenta la spina dorsale, grazie a una tradizione di circa mezzo secolo che li ha resi uneccellenza planetaria.

Si, siamo Caschi blu, qui nella veste di addestratori dei Carabinieri per formare la polizia nazionale, spiegano i due marescialli del Tpc, veterani del Comando provenienti dai nuclei di Roma e di Torino. Li incontriamo a Gibuti, la nuova terra delle opportunità, realtà minuscola ma cruciale che le dinamiche geo-strategiche del nuovo Millennio hanno riportato al centro del Pianeta.
Qui anche lItalia ha conquistato il suo posto al sole con la Base militare di supporto (Bmis) comandata dal colonnello degli Alpini Lorenzo Guani. La prima base interforze dal dopoguerra in territorio straniero, e piattaforma di supporto a 360 gradi per tutte le attività svolte dalle forze armate italiane nella regione. Tra queste cè lattività a cui si dedicano i Carabinieri nellambito della Missione Italiana di addestramento (Miadit), con cui si preparano mediamente 180 poliziotti somali e 225 fra poliziotti e gendarmi gibutini, oltre a ufficiali, reparti investigativi, forze speciali con i Gis, e addestratori.

Italia Paese precursore
Tra loro gli specialisti del Nucleo Tpc. È unattività molto specialistica, abbiamo iniziato nel 2013 e siamo oggi alla decima edizione spiega il capitano Matteo Maria Lucente, Capo ufficio comando della missione Cc Miadit Somalia 9. In realtà Gibuti non è culla di significativi patrimoni, ma essendo porta di accesso allAfrica dalla Penisola arabica qui potrebbero transitare opere darte trafugate in tutta la regione sfruttando il caos yemenita. È il contrasto al traffico illegale una delle priorità di Carabinieri e Caschi blu.

Caschi blu in tutto il mondo
Gibuti è però soltanto uno dei teatri operativi dei Caschi blu italiani, spiega Lucente: Ho partecipato allavvio della prima edizione Miadit Palestina 1 nel 2014 per laddestramento di un corpo di polizia specialistica, la polizia turistica, che si dedica anche alla tutela dellenorme patrimonio locale tra scavi, edifici di culto e musei. Il Tpc affonda le sue radici al 3 maggio 1969 precedendo di un anno la Convenzione Unesco di Parigi con cui, tra laltro, si invitavano gli Stati Onu a istituire specifici servizi finalizzati alla protezione del patrimonio culturale nazionale.
LItalia, insomma, è stata Paese precursore di quello che accadrà molti anni dopo allOnu creando i suoi Caschi blu, forti del fatto che circa il 60 per cento del patrimonio artistico del mondo si trova nel nostro Paese. La sede principale è a Roma a palazzo SantIgnazio, il reparto operativo è suddiviso in tre sezioni, archeologia, antiquariato, falsificazioni arte contemporanea, con cui si abbraccia tutta la storia.
Tra le attività cè anche la gestione della banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti unica al mondo e il servizio iTPC, una App per dispositivi mobili di ultima generazione che offre la possibilità di ricercare e consultare più di 22 mila beni culturali, di elevato valore, accessibile a chiunque. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti come il recente ritorno in Italia del vaso di Eufronio e il recupero dello scorso anno dei 5 mila reperti archeologici trafugati in Svizzera. Poi ci sono le missioni allestero per cui viene fatta una selezione psicofisica e attitudinale nellambito di un corso di formazione specifica grazie a cui operare in teatri anche ostili.

I Caschi blu Onu
I peacekeeper italiani della cultura nascono grazie allesperienza maturata in Kosovo e Iraq, in forza del ruolo riconosciuto al comando a livello globale, e alla collaborazione giudiziaria sviluppata internazionalmente per il recupero dei beni trafugati. È stato il governo italiano, per primo, ad intuire la necessità di rafforzare le capacità di risposta dellUnesco di fronte alla straordinarietà delle situazioni di emergenza e a proporre la creazione di nuovi strumenti condivisi tra Stati membri ed Organizzazione.
Laccordo con le Nazioni Unite è stato firmato nel 2016. E una delle migliori risposte che il nostro Paese potesse fornire per reagire ai crimini contro lumanità che lIsis e le organizzazioni similari stanno perpetrando nelle attuali aree di crisi, ha più volte sottolineato il comandante del Tpc, Generale Fabrizio Parrulli. Andiamo ovunque ci chiamino, spiegano i militari di stanza a Gibuti, in Iraq, Palestina, Lettonia, America Latina e Messico.

A Baghdad la supermissione
Ma la missione che ha più caratterizzato il lavoro di questi guardiani della cultura è stata a Baghdad dopo i tragici avvenimenti del 2004, quando cè stato il saccheggio del museo della capitale in seguito allintervento americano e alla ritirata delle forze irachene. Una missione nella missione, quella di Antica Babilonia, che ha visto un significativo tributo di vite umane. E che idealmente è proseguito nellIraq martoriato dallIsis, grazie al lavoro dei carabinieri di Unite4Heritage nellambito delle operazione Inherent Resolve e Prima Parthica.



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