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Braccio di ferro per il Principe Camillo Borghese di Gérard
Gabriele Biglia
Il sole 24 ore 25/8/2018

Il ritratto del Principe Camillo Borghese dipinto da François Gérard (1770-1837), allievo talentuoso di Jacques-Louis David, da alcuni mesi esposto alla Frick Collection di New York, ritenuto uno dei maggiori dipinti di scuola francese dell'età napoleonica, dovrà probabilmente ritornare in Italia. Almeno questo è l'obiettivo della soprintendente del Mibact Maria Vittoria Marini Clarelli.

Nel mese di dicembre 2017 la galleria Robilant+ Voena, con sedi a Londra, Milano e St. Moritz, annunciò con soddisfazione di aver concluso con l'illustre e prestigiosa istituzione museale americana la trattativa di vendita per una tela di François Gérard, raffigurante, appunto, il Principe Camillo Borghese (1810), cognato di Napoleone Bonaparte. La galleria Robilant+Voena acquistò il ritratto di Borghese dai discendenti della sua famiglia, vantando così per il dipinto una provenienza ininterrotta oltre che altisonante.

La galleria, ottenuto nel mese di febbraio dall'Ufficio esportazione della Sovrintendenza di Bologna l'attestato di libera circolazione, lo scorso marzo spedì il quadro Oltreoceano alla Frick Collection, dove attualmente si trova, a fianco di altri superbi capolavori di Boucher, Fragonard, Ingres, Rembrandt, Tiziano.

Ma la Soprintendenza è tornata sui suoi passi revocando quella licenza di esportazione nel tentativo di ottenere la restituzione del dipinto ritenuto di importanza nazionale, rara testimonianza artistica del periodo napoleonico. La revoca, avviata il 16 maggio è stata confermata il 14 giugno, ma la decisione è attualmente aperta al ricorso. Viene ovvio domandarsi perché il dipinto non sia stato riconosciuto di particolare interesse storico-artistico dalla Soprintendenza al momento in cui venne sottoposta la domanda di esportazione da parte della galleria ed evitarne così la vendita all'estero?

La domanda per la licenza di esportazione richiede per prassi la compilazione di una scheda identificativa dell'opera con tutte le informazioni in possesso da parte di chi ne fa richiesta, oltre un'immagine fotografica, in modo che i funzionari possano svolgere le loro analisi. E qui sarebbe il problema, o meglio, l'inghippo. Sebbene la galleria Robilant+Voena si sia dichiarata sorpresa del fatto che la Soprintendenza abbia tentato di contestare e ribaltare la propria decisione in modo così incomprensibile, secondo Maria Marini Clarelli la richiesta fatta dalla galleria è stata omissiva riguardo allidentità dell'effigiato, riportando semplicemente nella documentazione la dicitura Ritratto virile, omettendo di specificare che si trattava del Principe Camillo Borghese, informazione chiaramente nota ai richiedenti. Il fatto che l'opera risultasse pubblicata in passato in almeno due cataloghi espositivi deve essere sfuggita ai soprintendenti e la galleria, d'altra parte, si è guardata dal segnalarlo, lasciando alla Soprintendenza l'incombenza di fare le ricerche bibliografiche e documentali sull'opera. Anche il valore indicato alle Belle Arti di 200.000 euro, sembrerebbe basso e non corrisponderebbe al reale valore di mercato del dipinto. Per quanto non sia trapelato ufficialmente il prezzo di acquisto concordato tra la galleria e il museo americano, le vendite ufficiali delle case d'asta registrano valori di aggiudicazione ben più consistenti per i ritratti di Gérard. In effetti a Parigi nel giugno del 2017 da Sotheby's il ritratto a figura intera raffigurante Joachim Murat (1767 - 1815) Re di Napoli e delle due Sicilie è stato aggiudicato per 610.000 euro, escluse le commissioni di acquisto (739.500 euro), ma le tele di questo pittore, possono arrivare a toccare i 2 milioni di euro.

Infatti, il ritratto Borghese, che conserva ancora la sua cornice originale, è un'opera preziosa, soprattutto, per l'importanza dell'effigiato, prima ancora che per la mano che l'ha dipinta.

La storia. Sì, perché le vicende della vita di Camillo Borghese, il nobile romano dell'illustrissima casata italiana che sposò nel 1803 la sorella di Napoleone, Paolina Bonaparte, intreccia mirabilmente storia e arte del nostro Paese. Fu Camillo a vendere all'illustre cognato le meravigliose sculture antiche (ben 695 statue) che ai tempi ornavano quella foresta marmorea che era Villa Borghese, raccolte con passione dai suoi predecessori. Queste sculture poste all'esterno del palazzo almeno sino al 1807, Camillo Borghese le vendette a Napoleone per formare il Musée Napoléon, ossia il Louvre di Parigi. Fu poi Camillo a commissionare ad Antonio Canova la celebre scultura di Paolina nelle vesti di una languida Venere di marmo che ammiriamo ancora oggi alla Galleria Borghese di Roma.
La galleria Robilant+Voena ha fatto sapere di essersi rivolta all'Art Recovery International, società fondata nel 2013 dall'avvocato Christopher A. Marinello, specializzato nella mediazione di richieste di restituzione, per esaminare il caso. Marinello ha dichiarato, a proposito del ritratto in questione, che il nome di Camillo Borghese è indicato chiaramente sul retro del dipinto e che bastava solamente girare la tela per leggero. L'Art Recovery International è noto per aver recuperato nel 2015 la Femme Assise di Matisse dal famigerato tesoro di Cornelius Gurlitt, restituendola agli eredi del commerciante parigino Paul Rosenberg, spogliato dei suoi beni dai nazisti. Si prospetta ora un duro braccio di ferro legale internazionale per la restituzione della tela che mette in evidenza sempre più il difficile rapporto tra mercanti d'arte e soprintendenze italiane.

http://www.ilsole24ore.com/art/arteconomy/2018-08-25/braccio-ferro-il-principe-camillo-borghese-gerard-072309.shtml?uuid=AE7G3FfF


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