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Il mondo dellarte piange Puppi, storico e studioso appassionato
di Enrico Maria Dal Pozzolo
17 settembre 2018 - IL MATTINO DI PADOVA




Una vita dedicata alla ricerca. Eclettico e insaziabile, cercava una visione ardita e totale. Aveva 86 anni, nato a Belluno, viveva a Conegliano




VENEZIA. Con Lionello Puppi scompare un grande maestro della storia dellarte italiana degli ultimi sessantanni. Si era laureato a Padova con il bizantinista Sergio Bettini, con una tesi sul pittore vicentino Bartolomeo Montagna: fino a pochi anni fa era lunica monografia disponibile sul tema. Era un lavoro di impianto filologico: il classico Catalogo ragionato ben comprensibile nella cultura della connoisseurship della Padova di Giuseppe Fiocco e Rodolfo Pallucchini.

Puppi iniziò così, studiando la grande pittura del Rinascimento veneto. Ben presto, però, spostò lattenzione su una disciplina allepoca di nicchia: la storia dellarchitettura. Lo fece inseguendo e fu per una intera vita il profilo altissimo e per certi versi inafferrabile di Andrea Palladio. Gli dedicò saggi densissimi, monografie condotte con implacabile rigore e anche alcun testi divulgativi, che si divertì molto a scrivere, forse anche memore della lezione di uno dei sui più cari amici: leditore e scrittore Neri Pozza. Ponendosi sulle tracce di Palladio, e di decine di altri architetti meno celebri che componevano la galassia del palladianesimo, si trovò nella condizione di affinare i suoi strumenti di ricerca archivistica e documentaria, che lo aiutarono a superare la prima fase, per così dire, di approccio essenzialmente formale al prodotto artistico. Saggrappò ai documenti inediti o riletti attentamente per reimpostare le decine, centinaia, migliaia di problemi critici in cui si imbatteva. Privilegiandoli rispetto alle intuizioni attributive, provò a utilizzarli come strutture portanti di uninterpretazione dellopera darte che fosse di natura prettamente storica, ricondotta cioè nellalveo di un approccio quasi neopositivistico. Neppure questo gli bastò. Si appassionò alle letture di uno dei padri della cosiddetta iconologia: il tedesco Erwin Panofsky. Liconologia è quella branca della storia dellarte che, partendo dalle immagini, tenta di coglierne il significato più profondo.

Il significato, il senso, la ragione di unopera tende sempre a sfuggire, anche agli esegeti più accaniti (anzi, soprattutto a loro, avrebbe chiosato Puppi): a un nuovo elemento di comprensione, ne seguono infatti altri cento che sfuggono. Al pari di un suo caro compagno di indagini Eugenio Battisti cercò dunque di attaccare il fortino (quasi) inespugnabile del mistero insito nella creazione artistica, considerandola come espressione di un insieme di relazioni, che si pongono allinterno di flussi storici più generali, in cui ogni aspetto si lega o si può legare a tutti gli altri. Ad esempio. Quando mise in piedi un progetto per le celebrazioni della quarta nascita di Giorgione nel 1978, per cercare di inquadrare il profilo del più sfuggente tra i pittori del Rinascimento, convocò esperti delle più diverse discipline: non sono storici dellarte, ma anche archeologi, numismatici, filosofi, musicologi, cartografi, storici delleditoria, della medicina, della scienza, delleconomia, dellurbanistica Cercò così di proporre una visione diversa non dellartista, ma del contesto culturale di cui era espressione. Fu unimpresa di indicibile arditezza, che doveva surrogare una mostra quasi impossibile e il cui catalogo anche per le difficoltà di miscelare tutti quei contributi uscì ben 16 anni dopo levento, a cura di un suo fedele collaboratore, Ruggero Maschio. Dopo quella organizzò molte altre mostre, a Padova, Venezia, Belluno, Treviso. Le mostre erano per lui un laboratorio di ricerca, in cui chiamava a lavorarci figure molto diverse tra loro. Soprattutto si circondava di allievi: che erano tantissimi, perché lui una tesi non la rifiutava a nessuno. Dai primi anni Settanta insegnava a Padova, dove diresse lIstituto di Storia dellarte e dove decise di inaugurare la cattedra di Storia dellArchitettura e dellUrbanistica. Poi passò a Venezia, a Ca Foscari, dove si assunse lonere di dar vita a un Corso di Laurea in Conservazione dei Beni culturali. A Udine già esisteva, ma Venezia era la sede perfetta. Nei primi anni non era però previsto alcun finanziamento ministeriale e lui comunista fino al midollo si ritrovò a cercar di racimolare qualche soldo chiedendo nientemeno che a Marcello dellUtri. Per far decollare quel corso avrebbe fatto patti col diavolo: ma non servì, perché la sua straordinaria capacità relazionale era figlio di un diplomatico di nobili origini unita a un certo fascino del rischio, gli consentì di realizzare le condizioni necessarie per quel dono alla città.

Le sue lezioni erano sui temi più disparati dal medioevo al contemporaneo, dallAmerica del Sud allintero bacino del Mediterraneo ed erano il frutto di una curiosità onnivora e inesauribile. La ricerca della verità lo tenne lucidissimo fino allultimo.






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