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Ministro, i guai dei musei non sono i direttori stranieri ma burocrazia e staff ridotti
Francesca Sforza
La Stampa 22/9/2018

Cecilie Hollberg è la direttrice della Galleria dell'Accademia di Firenze, quella che ospita il maggior numero di opere di Michelangelo al mondo, tra cui il David. È a Firenze dal dicembre 2015 e parla un italiano perfetto, con un lievissimo accento toscano. Il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, in un'intervista a La Stampa, si è detto preoccupato dei direttori stranieri, che non si integrano in città come Firenze o Roma. Questa città mi ha accolto benissimo - rassicura Hollberg - Firenze è cosmopolita, ho trovato molti amici italiani.


Che differenze ha trovato dalla Germania a qui?

In Germania ero direttore di un Museo (a Braunschweig, ndr) e avevo uno staff, che nel tempo ho rafforzato. Quando sono arrivata a Firenze ho trovato un personale molto ridotto e inadeguato, non c'era un funzionario amministrativo, un ufficio tecnico né i contabili. Ancora oggi non ho un ufficio, mancano spazi, depositi, guardaroba, sono al 42% sotto organico: manca il funzionario restauratore, il direttore amministrativo, il funzionario per la promozione e in generale mancano professionalità essenziali per il buon andamento di un museo.


Il ministro sostiene che avete molta autonomia, tranne che per le assunzioni. È d'accordo?

Oltre al problema delle assunzioni c'è anche quello dei bilanci, sottoposti a vincoli, al contenimento spese e a tempi di approvazione troppo lunghi per noi musei. E poi se mi viene assegnata una cifra per fare dei lavori su una struttura, ma non c'è un progetto e non ho un ingegnere né un funzionario che gestisca la cosa, ci riesco, ma ci metto degli anni. Quando finalmente dopo due anni e mezzo mi è arrivato un architetto, gli ho girato tutte le pratiche che seguivo io, dall'illuminazione all'impiantistica, dalle fosse biologiche alla statica dell'edificio. Non esattamente i compiti di un manager museale.


Come ha trovato la Galleria dell'Accademia di Firenze, e qual è oggi il suo bilancio?

L' ho trovata con delle opere eccezionali e un personale ridotto e affezionatissimo, disposto a tutto pur di traghettarla nell'orizzonte dell'autonomia previsto dalla riforma. Il risultato è stato un grande lavoro di squadra e 250 mila visitatori all'anno in più.


Come ha fatto?

Spostando le mostre temporanee dal periodo estivo al periodo invernale, cosa che ha aumentato le presenze dal 17 al 23 per cento, allestendo progetti per bambini, chiamando gli universitari nel giro di guide. E poi abbiamo conseguito una grande vittoria sulla tutela dell'immagine del David, che ci ha dato grande visibilità internazionale.


Che cosa significa in pratica?

Che chi utilizza l'immagine del David non ci può guadagnare sopra. E complimenti al Tribunale di Firenze che in soli cinque mesi ha prodotto un'ordinanza che disciplina l'uso dell'immagine di un'opera d'arte. In pratica se qualcuno mostra il David per pubblicizzare un prodotto, o ha ottenuto l'autorizzazione del museo oppure viene denunciato. Sembra una cosa di poco conto, ma è un fatto che ha cambiato la giurisprudenza sul tema, e che fa già da apripista per casi analoghi in tutta Italia e spero faccia scuola anche all'estero.


I fiorentini frequentano la Galleria?

Grazie all'associazione degli amici della Galleria, che ha coinvolto i cittadini nella vita di questo museo, capita che arrivino visitatori di settant'anni nati a Firenze e mi dicano "E' la prima volta che entro qui".


Cosa chiede alla politica per i musei italiani?

Per prima cosa, personale formato scelto dai direttori. In tempi non biblici, possibilmente, perché se dal concorso alla chiamata passano due anni, i migliori hanno già trovato un altro lavoro, o all'estero, o a fare cose non degne di loro. Mi piange il cuore vedere giovani storici dell'arte tra i custodi di sala. E poi snellire la burocrazia: non si può, subito dopo una riforma, far arrivare ai musei tredici circolari al giorno, oltretutto, quelle sì, non in italiano. Ultima cosa: regolamentare la vendita dei biglietti. Il bagarinaggio fa male ai musei italiani e dà una brutta impressione a tutti.



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