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Bergamo. Una sfida culturale
Donatella Tiraboschi
Corriere della Sera - Bergamo 26/9/2018

Vegini (Arketipos): con i Maestri del Paesaggio stiamo cambiando la città e il concetto di bellezza nel pubblico

Domenica sera sono venuto a salutare la piazza unultima volta. Ho trovato anche Gori che stava cenando.

Che le ha detto il sindaco?

Bella, ma mi raccomando, Maurizio, lanno prossimo mettici un effetto wow!.

Ci sarà?

Vedremo, abbiamo un anno di tempo per pensarci e abbiamo già arruolato Luciano Giubbilei per la prossima edizione. Piazza Vecchia resta sempre licona dei Maestri, questanno abbiamo ospitato Oudolf, il top, ma quello che ci interessa, come associazione culturale, non è cercare nel mondo il più bravo. Anche perché tutti a modo loro lo sono. Ci preme piuttosto lasciare nella città un segno tangibile della bellezza.

Non esattamente un compito facile.

Ma nemmeno impossibile. Il più bel complimento che ho ricevuto è questo: La bellezza comincia a far breccia nella città. Me lo ha scritto il mio medico di base, Maria Rizzo. Ma anche Consuelo Castiglioni (fondatrice di Marni, ndr) si è detta folgorata da tanta bellezza.

Il telefono di Maurizio Vegini non smette di squillare, mentre è attovagliato al Circolino per uninsalata veloce. Quella che il presidente di Arketipos chiama la macchina da guerra, unorganizzazione che lavora un anno intero e muove uomini, aziende leader e mezzi (anche finanziari, budget per il 2018, 375 mila euro e circa 200 mila in cambio merci), è ancora in azione.

È in arrivo uno dei Tir che trasferiranno lallestimento di Oudolf a Lugano, le amate erbacee del più famoso paesaggista al mondo sono destinate ad abbellire un intero quartiere della città ticinese, mentre piazza Mascheroni non verrà smantellata.

È anche questo indice del cambiamento nel segno della bellezza e di una consapevolezza civica che sa accoglierla e che si impegna a mantenerla nel tempo. Una coscienza che vorremmo si diffondesse sempre più a tutti i livelli. A cominciare da quello istituzionale, da chi firma i permessi al sindaco a quello delle associazioni che, nel caso di questa piazza, si impegnano nel conservarla bella e funzionale. È una sfida entusiasmante dove il pubblico potrebbe giocare un ruolo determinante. I Maestri fanno, pensano e lasciano ogni anno in eredità alla città un tassello di bellezza di cui prendersi cura nel tempo. Bello, no? Questo significa che ci stiamo evolvendo: i Maestri non sono più un evento, ma una sfida per cambiare la città.

Ci vorrà del tempo

Ma è giusto provarci. Nel 2012 andai dallallora segretario della Camera di Commercio, Emanuele Prati. Gli dissi : Questo evento diventerà unopportunità per Bergamo. Mi rispose: Eh, caro mio, ci vuole altro .

Che cosaltro?

Mi chiedo ancora oggi che cosa volesse dire. Invece, mi rincuorò il parere che, nel 2011, mi diede Carlo Pesenti che stimo moltissimo. Non gli chiesi aiuto, ma solo che ne pensasse, Sarà un grande successo internazionale. Mi confortò.

Una previsione che si è avverata.

Sono stati otto anni di crescita, ma difficili sotto tanti punti di vista. Faticosi, spesso economicamente in perdita. Da non dormirci per notti intere, anche se adesso sono più sereno. Abbiamo tenuto duro nella consapevolezza che si trattasse di una opportunità per la città che, di anno in anno, abbiamo visto concretizzarsi.

In che modo?

È cambiato lapproccio mediatico, innanzitutto. Da evento di pura cronaca è diventato un tema culturale, su cui avviare delle riflessioni nel segno di una bellezza che è il fil rouge dei Maestri. Un fattore attrattivo, in grado di riprodursi e rigenerarsi in vari modi, nella sensibilità di chi vive gli allestimenti anche se solo di passaggio, ma anche nellattenzione di chi, a vario titolo, partecipa allevento. E soprattutto una bellezza che si possa ritrovare negli spazi cittadini, nei borghi, in modo permanente.

Spazi belli, ma fruibili nello stesso tempo.

Prendiamo Largo Rezzara che ci ha dato molte soddisfazioni, perché è stato esemplificativo di come si potrebbero trattare gli spazi pubblici con una funzione ricreativa aperta a tutti. O ancora il Lavatoio che, dopo anni di tentativi, ha ospitato una funzione di ristorazione di alto livello. Un pensiero progettuale, per il prossimo anno, potrebbe essere quello di portare un estivo per le famiglie in pieno centro cittadino, dilatando i tempi di installazione al di fuori delle settimane di settembre.

Il tir delle piante è arrivato. Bisogna correre in piazza. Cè giusto il tempo per un caffè e un complimento. Si avvicina Aldo Ghilardi, presidente della Cooperativa. Io non la conosco, ma le devo dire solo una cosa: grazie.




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