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Napoli, Villa Comunale. Il lento degrado di un sito storico. E i volontari da soli non bastano
Rossana Di Poce
Corriere del Mezzogiorno - Campania 27/9/2018

Domenica 23 settembre 250 volontari hanno tirato via una tonnellata di rifiuti dalla Villa Comunale: una vera discarica. A luglio, unaltra pulizia straordinaria con task-force comunale di 40 uomini: dei 10 giardinieri assegnati al sito, 6 hanno limitazioni fisiche.
A intervistarli, denunciano la cronica carenza di mezzi, risorse, pezzi di ricambio e controllo. La Villa Comunale nasce da Ferdinando IV e Carlo Vanvitelli: giardino pubblico sul mare che guarda la Crypta Neapolitana. Dopo il 1799 in cui è usata come poligono, il governo francese ne attua lampliamento: diventa la passeggiata romantica borghese. Dai primi caffè vanvitelliani, agli stabilimenti balneari dello Sbarcatoio della Vittoria e di San Leonardo, questultimo, si trasformerà in loggetta a mare, pista da ballo del giovedì negli anni 20 dell800.

Il graduale inserimento delle sculture e dei sedili di piperno, il Pompeiorama, le esposizioni ottocentesche; lacquario Dohrn, la cassa armonica e il trottoir di Gasse, ne denotano alla fine dell800 un luogo di cultura. Gli atti vandalici non sono mai mancati: tra schiamazzi e qualche rissa, un soldato rompe e trafuga le dita al gruppo del Ratto di Proserpina (1813). Con lUnità, la Villa Nazionale diventa Comunale (1869) e si pensa allidroterapia seriamente come volano industriale. Lampliamento degli stabilimenti non fu mai eseguito, fino alla perdita definitiva del contatto col mare dopo lapertura di via Caracciolo (1883). Le vicende del 900 iniziano con le visite entusiaste di personaggi illustri come Paul Klee, Pablo Picasso, Igor Stravinsky, e seguono coi pittori nostrani che ritraggono la villa e i suoi frequentatori (Pratella, Crisconio, Tammaro).

Restaurata alla fine degli anni 40 dopo la guerra, i concorsi ippici diventano un cult e pure i giochi di Piedigrotta, si trasformano in luna park stabile con la ruota panoramica negli anni 60. La villa si fa set: dal cartone Disney Neapolitan mouse (1954), Totò Peppino e la Malafemmina (1956) a La Cassa Armonica dun tempo (1987). Fino al 2010 per quasi dieci anni, vi si svolgeva una bella rassegna estiva di film (Cineville Partenope). Un primo restauro della Cassa Armonica parte nel 1989 insieme alle manutenzioni parziali del 1994; tra il 1997-99 si colloca lintervento dellAtelier Mendini: 3 chalet verso il mare cancellata, illuminazione e ripristino del verde. Tutto violentemente contestato, fino al tribunale con sentenza del 4 aprile 2002 a favore dei lavori eseguiti. La villa da allora, ha subito un graduale declino di cui lannus horribilis è il 2013: si organizza un funerale simbolico, la Cassa Armonica giace abbandonata dallAmericans Cup -arriva al 2017 con grandi polemiche- e si contestano gli invadenti cantieri dellAnsaldo a seguito dellabbattimento di 31 alberi ad alto fusto per ragioni di sicurezza. Sulle pagine di questo giornale il geologo Riccardo Caniparoli denuncia il taglio come conseguenza dello sconvolgimento idrogeologico provocato dalla nuova metropolitana. Ancora sul Corriere (2016) si denuncia labbandono di una statua monumentale per mesi mentre continuano proteste, flash-mob e mobilitazioni. Degrado del patrimonio statuario e botanico, la presenza di senzatetto con ripetuti incendi (2011, 2014 e 2017) e questanno laffittopoli dei circoli, si associano alla ormai storica fatiscenza del Circolo della Stampa. Dal 2009 il cantiere dellex casina dei fiori è fermo, nonostante un Por Campania 2000-2006, in cui si annunciavano un milione e 340mila euro di investimento. Interventi spot ci sono stati nel corso degli anni: qualche albero qua e là, cestini della spazzatura, aggiusti allimpianto idrico che puntualmente destate risulta fuoriuso, per arrivare alla cementificazione annunciata del viale di tufo. Positivo è il restauro della Casina Pompeiana e parzialmente dellAcquario Dohrn. Saltuari concerti, fanfare e giornate non possono però bastare alla ripresa della villa. Manca un progetto che tenga conto di un sito reale borbonico a tutti gli effetti: la Villa Comunale è un corpo di memorie storiche costituito da un patrimonio architettonico, botanico e scultoreo. A venti anni dal suo restyling che aveva comunque il merito di pensare integralmente il sito, non possono più bastare pulizie straordinarie e la buona volontà dei cittadini.




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