LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Università al palo: i cervelli fuggono, il "cambiamento" ancora non si vede
di Salvatore Settis
3 ottobre 2018, Il Fatto Quotidiano

Cambiamento, ne ha scritto Linda Colley sulla London Review of Books, è una delle parole più abusate del nostro tempo. Non è neppure una gran novità, perché da sempre nei periodi di crisi qualcuno vuole che tutto cambi: anche Catilina, allepoca di Cicerone, voleva il cambiamento a ogni costo, era rerum novarum cupidus; e questo un bel po di tempo fa, nel 63 a.C. Il guaio è che ci sono cambiamenti per il peggio (per esempio il fascismo) e cambiamenti per il meglio (per esempio la Resistenza). E cè in ogni caso, anche oggi, qualcuno che pensa il contrario (viva il fascismo, abbasso la resistenza). Ma a Roma, da Catilina ai nostri giorni, lo slogan del cambiamento va sempre di moda.
Di slogan e formulette, si sa, la politica si nutre. Ma come mai non viene in mente ai nostri governi di lanciare slogan appena un po meno vaghi e consunti, che magari indichino un qualche traguardo concreto? Come mai nessuno proclama di voler essere, che so, il governo della giustizia sociale, il governo del diritto alla cultura, il governo dellattuazione della Costituzione? Mai successo, oggi meno che mai. Cambiamento è una formula di comodo, non indica un progetto né un vero e riconoscibile obiettivo, ma un vago desiderio, unipotesi, forse un miraggio. Designa un processo, non un programma. Può sedurre, non convincere. Anche attuare pienamente la Costituzione sarebbe un cambiamento, e che cambiamento! Ma cambiamento sarebbe anche smantellarla, come infatti il duo comico Renzi-Boschi si era impegnato a fare. In nome, si capisce, di uno slogan altrettanto vuoto, quello delle riforme. Come se non ci fossero, poi, riforme buone e riforme cattive o pessime (come la loro).
Troppo spesso, nella confusione dei tempi che viviamo, i fautori di un qualsivoglia cambiamento vengono scambiati per progressisti. Ma chi davvero opera politicamente nellottica del bene comune dovrebbe rinunciare a questi termini-omnibus che possono contenere tutto e il contrario di tutto (riforme, modernizzazione, rinnovamento, cambiamento, e via approssimando). Senza una qualche precisazione, cambiamento può essere un furbesco sinonimo politico di rottamazione. Una controprova? La genealogia delluso politico del termine cambiamento, che dovrebbe esser chiara a tutti : viene da uno dei grandi bugiardi del nostro tempo, Tony Blair, non per niente fondatore di un Institute for Global Change e musa ispiratrice di una pseudo-sinistra nostrana che ha perso ogni bussola e molte sinapsi.
La vera distinzione non dovrebbe essere fra chi propugna il cambiamento e chi no, ma fra chi spiega bene quel che vuole e chi sta sul vago, trincerandosi dietro comode frasette multiuso. Dovrebbe essere fra chi iurat in verba magistri, appiattendosi sulle decisioni dei vertici o guru di partito, e chi mostra di saper giudicare criticamente, argomentare, dialogare a fondo con chi la pensi diversamente. Perciò il governo del cambiamento è destinato o a perdere terreno o, peggio ancora, a guadagnarne spostandosi a destra, difendendo i privilegi degli italiani per nascita, minacciando di angherie e rappresaglie chi ha avuto il torto di nascere altrove, puntando sullapplauso dei distratti e non sul consenso dei cittadini più vigili. Il SalviMaio va battendo strade notissime, per esempio esercitando i privilegi dello spoil system, approvando questo e quello in consiglio dei ministri, e però salvo intese come ai bei tempi di Berlusconi o di Renzi, copiando Minniti sui temi dellimmigrazione. O ancora mettendo in scena un perpetuo braccio di ferro fra i partiti al timone, e ricomponendo laccordo a giorni alterni, come ai vecchi tempi dei tri, quadri- e penta-partiti. Su questi fronti, nessun cambiamento.
Eppure, qualcosa accomuna la Lega di Salvini e il M5S di Di Maio: entrambi a suo tempo lottarono (e vinsero) contro la riforma costituzionale proposta da un Pd già in preda al delirio istituzionale che oggi lo divora. Proviamo dunque, lasciando da parte temi più vasti e controversi, a proporre al governo due domande facili facili su temi centrali nella Costituzione: la scuola e la ricerca. Prima domanda: abbiamo esultato per aver difeso la Costituzione nello stolto referendum, eppure è sempre più evidente che la maggior parte degli italiani la Costituzione non lhanno mai letta e ne hanno unidea assai vaga. Dati inoppugnabili in tal senso sono stati raccolti e analizzati in un libro molto serio (L. Allegra, M. Moretto, Che storia è questa. Gli adulti e il passato, ed. Celid). Per rimediare, la prima mossa sarebbe introdurre nelle scuole lo studio obbligatorio della Costituzione, rimettendo in circolo lEducazione Civica colpevolmente esiliata dalle aule. Si può fare, costa poco o nulla. Il governo intende farlo? E se no, perché?
Seconda domanda: i nostri governi degli ultimi trentanni (di qualsiasi segno) hanno considerato la ricerca un lusso, tagliando spietatamente i fondi alle università e agli enti di ricerca, falcidiando lorganico dei docenti e generando legioni di precari e decine di migliaia di emigrazioni di studiosi di primordine formati in Italia a caro prezzo, e poi regalati a Svizzera, Germania, Olanda, Stati Uniti, Gran Bretagna. Unimpressionante fotografia di questa terribile e costosissima emorragia intellettuale risulta dai dati del Consiglio Europeo delle Ricerche, la più prestigiosa agenzia di ricerca del mondo. Nella corsa per gli starting grants, riservati a giovani dottorati (fino a 3 milioni di euro luno), lItalia è seconda dopo la Germania (prima della Gran Bretagna e della Francia) per numero di borse vinte (dati 2018). Ma poi precipita in fondo alla lista, perché gli italiani che vincono non hanno la minima fiducia nel futuro della ricerca nel nostro Paese, e ne scelgono un altro. Così lItalia vince 42 borse, ma 27 vincitori se ne vanno subito in un altro Paese europeo, mentre la Gran Bretagna vince appena 22 borse, ma 45 altri ricercatori (ciascuno dotato di alcuni milioni di euro) la scelgono come luogo di ricerca. Risultato iniziale (borse vinte): Italia batte Regno Unito 42 a 22. Risultato finale (luogo prescelto per la ricerca): Regno Unito batte Italia 67 a 15. Che cosa ha in mente il governo per rimediare a questa situazione che sarebbe ridicola se non fosse tragica? Intende ridare sangue e forza alle università e agli enti di ricerca, incrementare significativamente i fondi, creare una prospettiva per i giovani, attrarre dallestero i migliori ricercatori, o no? Questo sarebbe un cambiamento per il meglio, ma nulla finora fa sperare che ci sarà.



news

26-06-2019
Firenze, l'annuncio di Bonisoli: "Accademia formerà polo unico con gli Uffizi"

26-06-2019
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 26 giugno 2019

21-06-2019
Lorenzo Casini sulla riforma del Ministero: Linsostenibile leggerezza ovvero la nuova riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac)

05-06-2019
Alinari. Quale destino per la più grande raccolta museale di fotografie in Italia? Un comunicato della SISF

30-05-2019
Bando per il premio Silvia Dell'Orso 2019: scadenza 30 settembre

07-05-2019
Dal blog di Carlo Pavolini: Luca Nannipieri e l'abolizione delle Soprintendenze

25-03-2019
Pisa. Bonisoli: Sarà trovata soluzione per ambulanti ma non in piazza Miracoli

25-03-2019
E' mancato questa mattina Andrea Emiliani

28-02-2019
Associazione culturale Silvia Dell'Orso: VIII edizione di Visioni d'arte

26-02-2019
Mai più bancarelle in piazza dei Miracoli. Firmate l'appello

14-02-2019
Appello. Contro lo smantellamento dello Stato Italiano

13-01-2019
Per unarcheologia fuori dallimpasse. Lettera al Ministro Bonisoli di API (Archeologi Pubblico Impiego)

11-01-2019
Sulla riforma delle Soprintendenze e dei musei di archeologia. Dichiarazione di archeologi accademici Lincei

29-12-2018
Per un rafforzamento delle soprintendenze uniche

29-12-2018
A proposito dell'appello agli archeologi: "Firme e coerenza" di Pier Giovanni Guzzo

18-12-2018
APPELLO AGLI ARCHEOLOGI

28-11-2018
Nell'anniversario dei Washington Principles. Lo Stato italiano ha fatto poco per la restituzione dei beni culturali di proprietà ebraica

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

08-08-2018
Comitato per la Bellezza. Altro palazzone di 6 piani in piena riserva naturale del Litorale romano

24-07-2018
Da Emergenza Cultura: San Candido (BZ), uno sfregio che si poteva e doveva evitare

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

Archivio news