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Roma. Scritte sui muri, il bando che sa di beffa: 50mila euro in tre anni, per tutta la città
Erica Dellapasqua
Corriere della Sera - Roma 7/10/2018

Scritte sui muri, povero bando: solo 50 mila euro

Contro muri imbrattati e graffiti selvaggi il Comune ha pubblicato un bando. Un buon segnale, però le associazioni del decoro ammoniscono: Non è sufficiente. Perché la gara cè, però i fondi appaiono limitatissimi se paragonati allemergenza in atto: 49 mila euro, per tre anni, e solo per gli edifici del Campidoglio.

Dopo due anni e mezzo è il primo segnale di attenzione. Retake: non basta. E la pulizia riguarda soltanto gli edifici che appartengono al Campidoglio

Contro muri imbrattati e graffiti selvaggi ci sono novità: il Comune ha pubblicato un bando. Finalmente un buon segnale, dicono anche le associazioni del decoro come Retake. Che però, per come è ridotta Roma, già ammoniscono: Non è sufficiente. Perché la gara cè, sì, però i fondi appaiono davvero limitatissimi se paragonati allemergenza in atto: 49 mila euro, per tre anni, e solo per gli edifici di proprietà dellamministrazione. Allora così no, certo, non può essere sufficiente.

Il caso delle scritte che imbrattano Roma è oggettivamente peggiorato dopo il 2015, da quando cioè Ama è stata ufficialmente esclusa dalle operazioni di decoro che, fino a quel momento, aveva condotto assieme ai vigili del nucleo Pics perché si spiegò allepoca era ingiusto che un servizio considerato di manutenzione ordinaria della città venisse incluso nella bolletta Tari e non, come succede ora, nel bilancio comunale. La collaborazione è così proseguita, da allora, sullonda dellemergenza, nei casi cioè di scritte offensive o ingiuriose segnalate dalla polizia locale, interventi finanziati coi fondi residui delle Ama Card: 150 mila euro nel 2016, 184 mila euro nel 2017. Si aspettava, così, un nuovo bando, che appaltasse nuovamente il servizio ristabilendo una continuità nellazione di pulizia e di decoro.

La gara è stata pubblicata dal Simu, il dipartimento Lavori pubblici, il 23 luglio e tecnicamente si tratta di un accordo quadro di pronto intervento per il decoro urbano di aree e di fabbricati di proprietà dellamministrazione. Durata triennale, gli uffici contano di concludere le procedure e avviare lappalto il 23 ottobre, base dasta 495 mila euro, così ripartiti: rimozione e cancellazione di scritte o disegni abusivi sui muri di edifici di proprietà di Roma Capitale aventi contenuto politico, blasfemo, contrari alla pubblica decenza o deturpati per limmagine della città (10%); interventi di bonifica da rifiuti di aree di proprietà non aperte al pubblico (40%); interventi localizzati di pulizia di parchi, aree di arredo stradale e di aree di proprietà capitolina aperte al pubblico (30%); interventi di messa in sicurezza di edifici espropriati (20%).

Cifre quasi buffe, a maggior ragione se pensate sul triennio. E infatti anche la rete di Retake, sempre attivissima sul fronte del decoro e già penalizzata dallesclusione di Ama dal servizio, mette in guardia: Con questo appalto il Comune, dopo due anni e mezzo di immobilità, dà un primo segnale di attenzione al problema, ma un segnale molto debole - spiegano dal direttivo -. Lintervento è limitato alle scritte offensive e alle proprietà comunali, un messaggio doppiamente errato: il Comune rinuncia alla rimozione delle scritte ordinarie dalle sue proprietà nello stesso momento in cui sembra richiamare i proprietari a provvedere in proprio e allo stesso tempo non risulta un servizio che consenta al Comune, anche a pagamento, di agire in sostituzione di eventuali proprietari pigri.

La limitazione del servizio a certi tipi di scritte prendono atto da Retake denuncia la mancanza di consapevolezza del fatto che è lincontrollata diffusione del fenomeno, e non i contenuti di singole scritte, a ledere limmagine della città.




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