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Brescia. Urbanistica: ecco la nostra visione della città
Michela Tiboni*
Corriere della Sera - Brescia 7/10/2018

* Michela Tiboni Assessore allUrbanistica Comune di Brescia


La seduta della commissione urbanistica di martedì scorso è stata una bella occasione di condivisione e confronto con i consiglieri comunali sul lavoro che vedrà coinvolti giunta e consiglio comunale di Brescia negli anni di mandato amministrativo iniziato dopo le elezioni.
Ma i lavori della commissione sono stati pure loccasione per fare il punto sullattività fatta nei cinque anni che abbiamo alle spalle, anni durante i quali sono state gettate le basi anche del lavoro futuro. Il Pgt (piano di governo del territorio) approvato nel 2016 dopo due anni e mezzo di duro lavoro, ha tratteggiato in modo chiaro la visione strategica che la giunta Del Bono ha oggi come ieri: riduzione del consumo di suolo e delle potenzialità edificatorie; potenziamento delle aree verdi protette attraverso la costruzione di una cintura attorno alla città; rigenerazione urbana, recupero delle aree dismesse e incentivazione alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente; potenziamento del sistema dei servizi e del trasporto pubblico integrato; salvaguardia dei presidi produttivi esistenti e promozione di sviluppo di nuove forme di lavoro. Se in passato cè chi ha avuto come visione strategica la costruzione della grande Brescia da attuarsi tramite linserimento nel Pgt di grandi previsioni di trasformazione di aree agricole in aree edificabili (rimaste sulla carta e mai attuate), la nostra visione strategica è ben diversa: Brescia potrà diventare sempre più grande se saprà attrarre il capitale più importante per far vivere una città, che è costituito dai giovani, che con la loro capacità di innovare e mettersi in gioco sono fondamentali per portare avanti processi di rigenerazione spaziale e sociale. Ma i giovani oggi sono attratti dalle vivaci città moderne che offrono loro un ambiente di qualità, servizi di eccellenza, trasporto pubblico efficiente, residenze innovative a prezzi accessibili, spazi pubblici piacevoli e vivaci, luoghi per il lavoro adatti ad accogliere anche le nuove forme di lavoro che i giovani si inventano oggi e che noi, non più tanto giovani, nemmeno riusciamo ad immaginare! La nostra visione strategica guarda dunque in questa direzione, partendo dalla consapevolezza che nel secolo delle città che stiamo vivendo lurbanizzazione è sicuramente una grande opportunità, ma porta con sé le criticità e i problemi con i quali ogni giorno lamministrazione di una città si deve confrontare. È dunque necessario lavorare perché il divario, in termini di bellezza fisica e sociale, tra il centro antico della città e i quartieri di più recente formazione si riduca, affinché non si debba più utilizzare il termine periferie ma si possa parlare di una città fatta di tanti centri, che sono il cuore di altrettanti quartieri pulsanti nella vita della città. E questo risultato si raggiunge puntando sul miglioramento della qualità dello spazio pubblico, le vie, le piazze, le aree verdi, i centri di vita, che devono essere spazi in cui ci si possa muovere a piedi e in bicicletta in sicurezza. La nostra città può diventare la grande Brescia se continuerà a rafforzare il suo sistema del lavoro e la sua importante dotazione di servizi, e per questo diventa fondamentale favorire chi vuole investire con progetti concreti in luoghi per la produzione o in servizi sanitari, culturali, scolastici, universitari, sportivi, o ancora in servizi per gli anziani, per far fronte non solo ad una popolazione che invecchia, ma soprattutto ad una popolazione che, proprio per lalta qualità della vita in città, è un popolazione che aumenta la sua aspettativa di vita. Ma questa per noi non è solo una visione. Il nostro lavoro in tale direzione è già iniziato da tempo. Nei cinque anni di amministrazione che abbiamo alle spalle tanto è già stato fatto per dare attuazione alle previsioni contenute nel PGT, per favorire quel processo di rigenerazione urbana e di sviluppo di cui si vede in città più di qualche segnale. Di questo abbiamo parlato martedì in commissione urbanistica, di quello che abbiamo fatto e di quello che stiamo facendo perché questo processo, lento e sicuramente non facile, prosegua con sempre più vigore. Assenza di una visione strategica è stata laccusa che ci hanno rivolto alcuni consiglieri di minoranza. Ed io mi chiedo: cosa cè di poco chiaro nella visione della Brescia che vogliamo che ho prima tratteggiato? Ci sta però che lopposizione faccia la sua parte, accusandoci di non aver detto quale sarà il destino dello stadio, o quale sarà il destino di Canton Mombello o del Freccia Rossa. Ci sta, loro sono i consiglieri di minoranza e fanno bene a punzecchiarci e stimolarci a fare sempre meglio. Ma non ci sta che queste stesse argomentazioni vengano espresse (con parole molto simili aimè!) da un noto professionista che opera sul territorio della città con importanti operazioni urbanistiche per conto di committenti privati (larchitetto Luciano Lussignoli in un intervento sul Corriere di mercoledì 3 ottobre). Non ci sta che ci si accusi di assenza di visione sistemica, entrando nel merito di scelte importanti, come quella di recuperare la caserma Papa, frutto di un percorso di condivisione con Guardia di Finanza e Demanio, di cui peraltro è stata sempre data ampia informazione affinché i bresciani fossero informati del percorso che si stava facendo. Noi abbiamo deciso che recuperare lampio compendio dismesso della caserma Papa, con la possibilità peraltro di grandi risparmi da parte dello Stato che non dovrà più pagare affitti esorbitanti, possa essere una cosa buona anche per la città, e soprattutto per questo pezzo di città, con attività e cittadini che in questo quartiere vivono e hanno pari diritto di chi vive in altri contesti urbani di avere funzioni che possano dare una spinta propulsiva per la rigenerazione urbana. Non ci sta che un professionista, che lavora per importanti commesse private, con leggerezza affermi che avremmo dovuto indirizzare la collocazione di funzioni urbane verso questa o quella area di proprietà privata, per favorirne il rilancio. E ancora non ci sta che si affermi che nellorganizzazione comunale manca il luogo della formazione del pensiero tecnico e disciplinare, delle strategie, dello studio continuo dei bisogni e dei fenomeni urbani, della comprensione della città e dei cittadini, come se nulla valesse tutto il lavoro fatto in questi anni, anche grazie allUrban Center, per andare nei quartieri ad ascoltare e raccontare cosa si stava facendo, o per costruire le tante occasioni di dibattito e formazione sui temi della città e dellurbanistica. Tanto altro avrei da dire in dissenso alle affermazioni che ho letto, e che avrebbero potuto essere accettate come critica costruttiva se a farle non fosse stato un professionista che dovrebbe avere ben chiari i ruoli di ciascuno.



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