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Torino. Luci dartista, vandali e pupazzi al neon
Gabriele Ferraris
Corriere della Sera - Torino 25/10/2018

La decisione del Comune di non installare in via Roma la luce dartista Planetario di Carmelo Giammello ha suscitato un ampio e surreale dibattito. Così come la conferma che anche questanno buona parte delle Luci (undici delle 24 esposte in totale) non saranno in centro, ma sparpagliate nelle altre sette circoscrizioni cittadine. Infine, per placare i commercianti di via Roma inviperiti per la perdita del Planetario, la giunta ha annunciato che in via Roma verranno comunque piazzate delle luminarie natalizie, benché non dartista. E questultima trovata sembra non turbare nessuno. Tutti daccordo. Meglio che niente, si saranno detti i fini intenditori: sono pur sempre luci, no? È caratteristica propria della decadenza dimenticare il significato autentico di unopera darte per adattarla alle esigenze e alla mentalità del momento. Ventanni fa Luci dArtista fu inventato dallallora assessore alla Promozione della città, Fiorenzo Alfieri, come progetto darte diffusa che superasse la banalità cafona delle solite luminarie natalizie. Lidea era di allestire nelle vie centrali di Torino una sorta di museo allaperto dove la creatività contemporanea dialogasse con le architetture dei palazzi storici. Ma le singole Luci dialogavano anche fra di loro, costituendo così unopera unica, collettiva e diffusa. Ne discende, come prima conseguenza, che spostarne alcune fuori dal centro storico può essere una scelta giustificata da un obiettivo politico (coinvolgere le periferie) però equivale su un piano della lettura di unopera darte al vandalismo subìto da certe pale daltare che per ignoranza o avidità furono smembrate e le singole tavole vendute o rubate.
Sicché, se non sono perdute, quelle tavole le ritrovi sparpagliate in musei diversi in giro per il mondo. Snaturate, e dunque immiserite, essendosi persi gli equilibri che reciprocamente le esaltavano nel progetto originale dellintera pala. Capisco che il concetto, applicato a Luci dArtista, oggi risulti astruso: lopera fu pensata in tempi diversi, quando persino i pubblici amministratori erano attrezzati con un briciolo di cultura. Ma la conferma definitiva che il medioevo contemporaneo ha scordato il significato dellopera darte Luci dArtista anzi, lidea stessa che si tratti di unopera darte arriva dalla decisione, pacifica e non contestata, di sostituire una parte perduta di quellopera (per lappunto il Planetario di Giammello in via Roma) con banali luminarie natalizie da centro commerciale. Ciò significa che la Torino odierna considera le Luci dArtista nullaltro che addobbi per le Feste: magari più eleganti di quelli dei centri commerciali, epperò fungibili e rimpiazzabili alla bisogna con un po di lampandine colorate. Ma cè di peggio: le luminarie natalizie di via Roma coabiteranno con le tredici Luci dArtista esposte in centro (superstiti brandelli dellopera darte diffusa immaginata ventanni fa) e dunque diventeranno un corpo estraneo, un elemento non artistico inserito violentemente nel tessuto di unopera darte.

Immaginate un affresco di cui si siano perse alcune parti: immaginate lAllegoria del Buono e del Cattivo Governo, di Ambrogio Lorenzetti, a Siena. E immaginate che qualche sciagurato, per non lasciare quelle parti vuote, vada a disegnarci dei pupazzetti col pennarello. Voglio sperare che, persino nellItalia del 2018, lo ingabbierebbero e butterebbero via la chiave. Ecco: le luminarie commerciali di via Roma sono i pupazzetti nellaffresco di Luci dArtista. Ok, Torino non è Siena, e Luci dArtista purtroppo non è lAllegoria di Lorenzetti. Ma sempre arte è. E come tale meriterebbe di essere trattata con rispetto. Non con la tracotanza degli ignoranti.



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