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Salò, rinasce il teatro
Pino Casamassima
Corriere della Sera - Brescia 28/10/2018

Lappuntamento è di quelli importanti. Di quelli che fanno smuovere anche i più pigri per andare a sentire come stanno le cose. Le cose attengono al teatro comunale di Salò. Quello inaugurato nel novembre del 1873 con il Rigoletto di Verdi. Quello che da oltre mezzo secolo langue in un desolato e desolante abbandono. Un encefalogramma piatto cui lamministrazione retta da Gianpiero Cipani ha dato una scossa, liberando energia utile per rianimare una sorta di cadavere in muratura usato in passato anche come magazzino. La sala dei Provveditori del municipio è piena come un uovo e non sono pochi a dover restare in piedi per ascoltare le relazioni, oltre che del sindaco, anche dei tecnici coinvolti nel progetto. Lattenzione è massima, perché il teatro di Salò è sempre stato un orfano di bellezza possibile nellimmaginario collettivo di chi magari cha recitato pure, su quel palcoscenico, e oggi racconta ai figli comera bello, comera importante quel teatro che faceva concorrenza al Grande di Brescia. I numeri per confrontarsi ce li aveva tutti: dalla capienza, agli arredi, allapparato scenico, con gli interni che hanno vissuto più vite dal 1869 della sua nascita con una struttura in legno con quattro ordini di palchi, 550 posti (ora ne sono previsti 580), camerini e palcoscenico. Il progetto-rinascita del teatro prevede di fatto uno stravolgimento dellintero impianto, pur rispettando le caratteristiche basilari, con lintento di ridare vita e visibilità a un teatro catalogato qualche anno fa fra i Beni culturali invisibili: quei beni miseramente finiti nei depositi dei musei, contraddicendo la vocazione tutta italica allarte come risorsa turistica, come bene capace di produrre economia. Ed economico è allo stato attuale delle cose lo scoglio di maggiore impiglio per una navigazione che ha come porto finale la rinascita del teatro, con tanto di una trentina di rappresentazioni lanno, immagina il sempre ottimista primo cittadino Salodiano, che deve sempre tener conto che, fatto il teatro, vanno fatti gli spettatori.

Spettatori da decenni catturati da altre forme di entertainment. Nella sua introduzione, Cipani spiega come ci siano le coperture per i primi due lotti, di cui il primo quasi un milione e mezzo derivanti dalla convenzione stipulata con Tavina per il nuovo stabilimento realizzato entro la prima metà del prossimo anno. Le coperture arriverebbero a garantire il 2 lotto, cioè fino a 3 milioni. E dopo? Dopo come si arriva a coprire una spesa totale preventivata in 7 milioni? Dopo troveremo i soldi e vinceremo la scommessa, come labbiamo vinta con il Musa assicura Cipani, che parla del teatro come di un Monumento alla comunità.

Il nuovo teatro non sarà tuttavia uno spazio dedicato solo a prosa, lirica, musica classica, ma anche di altra natura, quali congressi, convention, incontri pubblici, in una azione sinergica con La Casa della Cultura la cui inaugurazione è prevista per il 15 dicembre, riciclando la struttura che ospitava la Pretura. Chiedo a Cipani se traguardando a breve i 65 anni avrò modo di assistere a La prima del rinato teatro prima di scavallare il decennio dei settanta. Secondo me afferma con convinzione non dovrai superare i 68. Beh, conosciamo bene il suo ottimismo.



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