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Napoli, Plebiscito. A questo punto,comunque vada,è già un disastro
Francesco Marone
Corriere del Mezzogiorno - Campania 28/10/2018

Costruire una metropolitana a Napoli, con tutti i cunicoli e i dislivelli che ci sono, è senza dubbio molto complesso. Lo dimostra landamento dei lavori della Linea 1, molto più lento del previsto, se solo di pensa che il progetto è degli anni 70. Tuttavia, da quando il Comune di Napoli, circa venti anni fa, trovò laccordo con i costruttori concessionari dellopera per sbloccare i lavori, fermi da anni per diverse ragioni, la Linea 1 ha aperto nove stazioni e i treni, anche se pochi e vecchi, passano e vengono utilizzati dai cittadini.
Nello stesso periodo di tempo (le transazioni con le due concessionarie sono coeve) la Linea 6 non ha aperto nemmeno una stazione. Nulla di nulla.

Era la linea che doveva collegare la parte occidentale della città al centro e doveva essere pronta per i mondiali di calcio del 1990, ma a distanza di quasi trentanni nessuno ha avuto il piacere di fare un giro. Nel frattempo uno scavo è finito a mare, è venuto giù un palazzo alla Riviera di Chiaia e sono state approvate varianti che, per recuperare un po di risorse finanziarie, hanno posticipato la realizzazione del deposito treni a data da destinarsi, il che vuol dire che, anche quando i binari saranno pronti, non ci si potranno infilare i treni, ma bisognerà accontentarsi di usare lunico convoglio, vecchio e piccolo, che è già dentro. Insomma un disastro.

Adesso allelenco di problemi si aggiunge il pasticcio delle grate di areazione a Piazza del Plebiscito. La questione è nota a tutti: la Soprintendenza aveva dato via libera a una variante progettuale che spostava le grate, originariamente previste in Piazza Carolina, in un angolo di Piazza del Plebiscito. Successivamente, le proteste di alcuni intellettuali e la campagna di questo giornale hanno indotto il Governo a intervenire a cambiare quella decisione, bloccando di fatto i lavori per lennesima volta.

Io non so dire se, nel merito della questione, le grate siano invasive dellequilibrio architettonico della piazza e, francamente, non mi sembra nemmeno così interessante. Ciò che mi sembra, invece, molto rilevante è che, come sempre purtroppo, la realizzazione delle infrastrutture, a Napoli più che altrove, non tiene conto della variabile tempo. I lavori possono durare decenni senza che nessuno si premuri di comunicare ai cittadini quando finiranno. Qualcuno ha chiesto, per esempio, al costruttore quanto durerebbe il cantiere a Piazza del Plebiscito? Quella recinzione oscena deve stare lì tre mesi, un anno, cinque anni? Qualcuno lo sa? Qualcuno si è posto il problema di quanto tempo ci vorrà a trovare una soluzione di compromesso? Qualcuno sa a quando slitterà lapertura della stazione di Piazza Santa Maria degli Angeli? Per limpresa va benissimo così, non cè motivo di agitarsi: ogni sospensione dei lavori imputabile allamministrazione le deve essere pagata, per cui si può star fermi anche per anni. Chi paga il conto, morale e materiale, dellennesima inadeguatezza della classe dirigente, come sempre, sono i cittadini di questa martoriata città.

Forse lunica cosa positiva della vicenda è che ha messo per una volta daccordo De Luca e Bassolino che convengono, e hanno pienamente ragione, nel dire che i lavori vanno fatti rapidamente e devono rispettare le norme a salvaguardia del patrimonio architettonico. Purtroppo, però, la concertazione necessaria a trovare un punto di ragionevole bilanciamento tra tutte le esigenze in campo andava fatta prima di aprire il cantiere, non in corso dopera. A questo punto, comunque vada, è già un disastro.




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