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Bologna. Il buio oltre la siepe, dal sonno della pianificazione alla città sprecata
PAOLA BONORA
Eddyburg, 14/11/2018

LIstruttoria Pubblica sui Prati di Caprara e la politica urbanistica di Bologna. Come il Comune di Bologna, contro lopinione di migliaia di cittadini attivi, ha posto le basi della cementificazione di un bene straordinario che abbandono e natura hanno donato alla città.

I Prati di Caprara sono una grande area (45,7 ha) a ovest del centro storico di Bologna a poca distanza dalle mura, interclusa tra le espansioni urbane novecentesche, lOspedale Maggiore e i fasci di binari che portano alla stazione centrale e allex scalo ferroviario Ravone.
Dismessa da decenni dopo aver conosciuto utilizzi diversi e come ultimo quello militare, si presenta rinaturalizzata in un rigoglioso bosco spontaneo scrigno di biodiversità, che può costituire un prezioso polmone ecosistemico per lintera città, ma che lAmministrazione comunale, dopo molte promesse di trasformazione in parco pubblico, ha inserito in un piano di valorizzazione immobiliare.

Larea dei Prati di Caprara è attualmente di proprietà di INVIMIT, Investimenti Immobiliari Italiani Sgr S.p.A., società a capitale pubblico emanazione del Ministero dellEconomia e delle Finanze con ruolo di cerniera tra i soggetti pubblici proprietari di ingenti patrimoni immobiliari e il mercato (dal sito www.invimit.it). Larea Ravone è di proprietà delle Ferrovie dello Stato che la sta proponendo in vendita attraverso Invest in Italy.
Il Comune di Bologna, contro lopinione di migliaia di cittadini attivi, attraverso il Poc ha posto le basi della cementificazione di un bene straordinario che abbandono e natura hanno donato alla città.
Oltre alla grande quantità di abitativo previsto, ingiustificata in una situazione di esubero di offerta immobiliare, nellarea sono previsti una scuola, anchessa poco sensata in una fase di rovesciamento delle piramidi di età e che in ogni modo avrebbe potuto essere allocata in un edificio dismesso, attualizzando il mantra del riuso di cui tanto si discorre.
Unoccasione irrepetibile che viene piegata alla densificazione, a dispetto delle preoccupazioni ambientali e climatiche, che stanno alla base delle esperienze europee e delle raccomandazioni nazionali per la promozione di foreste urbane e periurbane (in Strategia nazionale del verde urbano, Ministero dellambiente, maggio 2018).
Intanto sono stati realizzati i lavori di sbancamento dellarea destinata alla scuola, un panorama raccapricciante.
I cittadini protestano da lungo tempo in maniera vivace e costruttiva: nel sito Regenerazione No Speculazione sono disponibili documenti informativi utili e fondati; nella rispettiva pagina facebook gli eventi (spettacoli, performance, passeggiate, ecc.) e immagini.
Il Comitato rigenerazione no speculazione ha raccolto più di 7.000 firme a favore del mantenimento del bosco; ha promosso #parteciPrati, un Forum civico di progettazione partecipata autogestito, supportato da esperti e garanti; qui i resoconti e materiali scientifici; tra cui il Manifesto un documento di grande spessore scientifico.
Ha raccolto più di 2.500 firme certificate con la richiesta di Istruttoria pubblica che si è svolta tra il 7 e il 10 novembre. In cui lAmministrazione, pur davanti a una partecipazione civica straordinaria, rimane ostinatamente ancorata a unidea di crescita superata e contraddittoria. Unidea sconfitta da una crisi dilaniante che ha mostrato la fatalità di un ciclo economico che, ribaltato il rapporto tra domanda e offerta in uneuforica quanto esiziale bolla speculativa, ha seminato nel territorio urbano inutili costruzioni ora abbandonate. Ma la dura lezione della crisi, lesubero di costruzioni, labbattimento dei valori immobiliari, la rovina di lavoratori, famiglie e imprese, non sono bastati ai nostri amministratori, che rimangono pervicacemente convinti che la via allo sviluppo debba passare attraverso nuove edificazioni.
Le dichiarazioni ridondanti sulla limitazione del consumo di suolo smentite da scelte che vanno in direzione opposta (ma ben conoscendo il valore fondiario di unarea strategica a ridosso del centro città), in una paradossale comparazione tra suolo agricolo, che in questo modo verrebbe protetto, e suolo dismesso che, benché ricoperto da un bosco lussureggiante, viene trattato al pari di una discarica, con speciosi allarmi su inquinanti ed eventuali residuati bellici; bonificabili in tuttaltro modo che sbancando, come hanno chiarito con competenza specialistica i consulenti scientifici del Comitato nel corso dellIstruttoria.
Una schizofrenia che i cittadini non intendono più sopportare,poichè ne va del benessere e della qualità della vita.
Una città che spreca le proprie risorse, quelle naturali come quelle economiche. Mentre ben artate campagne comunicative urlano la carenza di alloggi per studenti, additano gli affitti turistici - colpevoli per ora solo dellarte di arrangiarsi - e giustificano la costruzione di mastodontici studentati che in realtà sono alberghi, nessuno si preoccupa del reale disagio abitativo, risolto poliziescamente con sfratti e sgomberi, uniche politiche dellabitare praticate.
Non si parla invece delle migliaia di abitazioni che risultano vuote, 28.091 allultimo censimento nel solo comune di Bologna, una media di 1,3 abitazioni per famiglia su base regionale.
E delle centinaia di interi edifici, privati e pubblici tra questi molte scuole - abbandonati al degrado, che uninchiesta ha localizzato e fotografato una campionatura realizzata, in modo volontario senza alcun finanziamento o sostegno, dallArch. Piergiorgio Rocchi, che lha tradotta in una mappa georeferenziata consultabile in Coalizione Civica per Bologna.
Non si discute neppure dei grandi contenitori superiori ai 1.500 mq abbandonati o incompiuti che Nomisma ha segnalato e che potrebbero essere rifunzionalizzati anziché aggiungere ulteriori scheletri al panorama degli sprechi.
Non dovremmo essere paladini del riuso, come la retorica politica non fa che ripeterci?
Cifre e situazioni impensabili a fronte dellirrefrenabile voglia di costruire nei Prati dellamministrazione comunale. Che preferisce spendere le proprie energie nel diniego sussiegoso delle volontà civili con vertiginose arrampicate sugli specchi dei dati del fabbisogno scolastico e della bonifica, anziché cercare soluzioni, modi e strumenti di incentivazione/disincentivazione per reimmettere nel circuito vitale edifici abbandonati e residenze disabitate, far emergere levasione degli affitti in nero, calmierare il mercato e così offrire una casa a chi ne ha realmente bisogno.
Questa sarebbe una giusta politica dellabitare e una lungimirante visione urbanistica: censire edifici e residenze inutilizzati, ristrutturare, risanare, riconvertire, riqualificare, salvare lambiente, rispettare i cittadini.

http://www.eddyburg.it/2018/11/il-buio-oltre-la-siepe-dal-sonno-della.html


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