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GRIGLIE DEL PLEBISCITO UN PROGETTO GESTITO MALE
Pasquale Belfiore
08 dicembre 2018 la Repubblica



Griglie del Plebiscito. Minacciano Soprintendenza, Comune e Metropolitana. Per ora, devono astenersi dal farlo perché sono i potenziali imputati. Sono essi, ed essi soli, che hanno gestito il progetto. Non gli intellettuali ( qualifica da additare al pubblico ludibrio) che hanno avuto solo l'ardire di non essere d'accordo con una soluzione notificata alla città a cose fatte. Siamo di fronte al consueto e riprovevole prendere o lasciare , ovvero, dovete accettare il progetto così com'è, che ha il solo scopo di addossare il fallimento provvisorio della gestione dell'opera a chi è del tutto estraneo alla pasticciata faccenda. Si impone trasparenza.

L'unico modo per farlo è la pubblicazione delle carte con la ricostruzione documentata di progetti, varianti, date, verbali di riunioni, autorizzazioni e altro ancora.

È probabile che l'unica soluzione possibile, non in assoluto ma nel rapporto ( oggi strumentalmente di moda)) costi- benefici, sia quella adottata. Ma per accettarla come tale v'era necessità d'una sua più ampia pubblicizzazione. Soprattutto per convenire sul criterio che quando si parla di tutela dei beni culturali, questo metodo di valutazione va tarato su altri parametri, meno economicistici ( monetari) e più culturali. Quanto vale la rimozione del vulnus inferto all'ambiente di piazza Plebiscito con l'inserimento delle griglie? Ci dicono che le pretese degli intellettuali produrrebbero un danno che sfiora i cento milioni di euro che magari, se fosse in loro potestà, farebbero pagare agli stessi, impenitenti intellettuali. Più serio e importante è invece il problema occupazionale con la perdita provvisoria di posti di lavoro. Ma, ancora una volta, di chi è la responsabilità?

Interrogativi meno retorici è perciò il caso di rivolgere a Soprintendenza, Comune e Metropolitana per cominciare a conoscere alcuni termini del problema. La Soprintendenza ha approvato in via definitiva un progetto che già aveva provvisoriamente approvato?

L'amministrazione comunale conosceva il parere favorevole della Soprintendenza? Era d'accordo? Il soprintendente può decidere da solo su un problema riguardante i beni culturali perché è la massima autorità territoriale e non è tenuto ad aprire dibattiti. Non così l'autorità politico- amministrativa che avrebbe dovuto informare l'opinione pubblica di questa decisione.

Lo ha fatto? Non ci risulta. Era un obbligo tutto politico, palesemente disatteso. La Metropolitana ha rispettato sempre tempi e modi di avanzamento del progetto? Come, quando e a chi ha notificato per la prima volta la soluzione delle griglie di areazione al Plebiscito? C'erano in Soprintendenza e Comune professionalità tecniche in grado di confermare o confutare le scelte della Metropolitana?

Dispiace aver annoiato il lettore con un intermezzo infarcito di burocratese e tecnicismi. Sono tuttavia necessari per riportare a cose certe e verificabili la baraonda verbale di queste settimane. E, per chiudere con gli interrogativi, quale ruolo ha avuto la politica in questa svolta inattesa? Ruolo decisivo. È stata la deputata Rina Valeria De Lorenzo dei Cinque Stelle a raccogliere le proteste delle associazioni di tutela e caldeggiare presso il ministero la riforma dell'originario parere positivo. Se non si fosse trovata una sponda politica, difficilmente si sarebbe giunti a questo risultato.

Una situazione analoga si ebbe con il villaggio degli atleti delle Universiadi alla Mostra d'Oltremare, soluzione devastante ma anch'essa, come le griglie, dotata di regolare nulla osta provvisorio della Soprintendenza. Se non ci fosse stato il presidente della Regione De Luca a prendere posizione contraria, forse a nulla sarebbero valse le numerose proteste di associazioni e cittadini. Stando così le cose, la prospettiva per i beni culturali non è del tutto esaltante perché occorre trovare sempre un politico- cireneo disposto ad abbracciare la croce.

Due chiose finali. La prima: la Metropolitana è coinvolta in questa vicenda ma non sembra avere le colpe maggiori; le stazioni sono opere ragguardevoli di architettura contemporanea, le opere di ingegneria sottostanti sono ammirate dagli esperti internazionali del settore; una bella mostra attualmente nelle sale del Museo Archeologico Nazionale documenta tutto ciò; le grate al Plebiscito sono perciò solo un inceppo provvisorio in un percorso virtuoso nella sostanza.

La seconda: non siamo appassionati di griglie di areazione e allargamenti di marciapiedi, gli unici temi urbani di cui parla la città; la colpa è di chi, con decisioni sbagliate, conferisce valenza politica a quisquilie e pinzillacchere urbanistiche.




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