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Ma il Comune va avanti "Il danno è evidente faremo ricorso al Tar"
Roberto Fuccillo
06 dicembre 2018 la Repubblica



Calabrese contesta "Le nostre carte sono sempre le stesse È il Mibac che ha cambiato opinione"

Credo di dover dire che per me valgono ancora tutte le considerazioni che erano alla base della nostra scelta . Le prime parole dell'assessore Mario Calabrese dicono che, come era abbastanza logico attendersi, il Comune difficilmente offrirà l'altra guancia. Calabrese è il principale riferimento del provvedimento del Mibac. La sua delega, e l'ufficio amministrativo per le infrastrutture di Palazzo San Giacomo, oltre alla sovrintendenza, esauriscono il campo dei destinatari della missiva ministeriale che, invece non viene inviata alla Ansaldo, evidentemente ritenuta una variabile dipendente in questo caso delle decisioni del Comune.

Dunque ora su quel tratto di strada fra il Plebiscito e piazza Carolina partirà un tiro alla fune fra ministero e Comune. E le prime reazioni di Calabrese non offrono molto appiglio all'ottimismo: È chiaro che ci avviamo a pagare un prezzo salato, danni notevoli dovuti al rallentamento di un cantiere che era partito con le necessarie autorizzazioni .

Si profila dunque quanto meno la possibilità di impugnare l'atto, previsto peraltro esplicitamente anche nel documento ministeriale, la cui formula finale di rito ammette la possibilità di un ricorso al Tar o anche di un ricorso straordinario al Capo dello Stato. Credo proprio di sì conferma Calabrese Il danno è evidente. C'è di mezzo anche la ridiscussione della tempistica riguardante i fondi europei, che hanno scadenze sia di realizzazione che di rendicontazione.

Ma c'è un punto in particolare che a Calabrese non va giù. È quello in cui il ministero afferma che "solo a seguito di successiva specifica richiesta si sono acquisite informazioni puntuali sullo stato di piazza Carolina e si è potuto procedere a una valutazione tecnica comparata fra le soluzioni possibili". In sostanza si sostiene che il primo parere positivo della sovrintendenza sia stato basato su dati incompleti forniti dal Comune in relazione alla location di piazza Carolina. Calabrese non ci sta: Sembra si voglia sostenere che noi a Roma abbiamo mandato dei documenti ex novo. Non è così, i documenti erano gli stessi presentati in sovrintendenza. Deve invece essere intervenuta una diversa lettura e valutazione fra ministero e sovrintendenza.

Il punto, su cui rischia di concentrarsi anche la battaglia legale, è il riferimento che il decreto ministeriale fa al Codice dei beni culturali e del paesaggio, in partilare all'articolo 45. Vi si sostiene che " il ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro". Inoltre le prescrizioni così adottate devono essere recepite nei regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici degli enti locali. È insomma un vincolo sostiene Calabrese - rispetto al quale i due uffici ministeriali devono aver adottato una lettura diversa.

Poichè il Comune non ha certo mutato idea su piazza Carolina, ora è il destino di tutta l'opera a essere in forse. Chiaramente diversa è infatti la lettura su questa alternativa fra Comune e ministero. Sulla base dello stesso dossier inviato, Calabrese conferma che a piazza Carolina sarebbero più impegnative le opere per il pozzo. Inoltre, vista la ridotta grandezza del luogo, dovrebbero esserci cantieri suppletivi anche in aree contigue a piazza Plebiscito stesso. Il tunnel di ventilazione sarebbe più complesso, ci vorrebbe più tempo dei due anni che erano stimati per la griglia a piazza Plebiscito. Il tutto in un nodo cittadino complesso, come è quella piazza, e col probabile interessamento di altre fondamenta in zona. Il ministero invece ritiene che su piazza Carolina ora si debba puntare. Due visioni specularmente diverse, e di mezzo rischia di esserci il Tar, che certo il Comune chiamerà in causa.



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