LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

La tutela dellimmagine dei beni culturali
Piercarlo Pirollo
Altalex 19/12/2018

Quando si vive in una società tecnologica ed ampiamente informatizzata come quella attuale, diventa inevitabile interrogarsi sulle nuove forme in cui i tradizionali valori umani e sociali abbiano trovato espressione. I fondamenti e le esigenze di una società spesso non mutano, ma si manifestano con mezzi ed espressioni diversi, frutto di un costante e sempre più rapido progresso. Basti pensare alla proprietà che, nel tempo, è stata sempre più estesa a dimensioni ben lontane dalle tradizioni fondiarie che erano familiari alle prime impostazioni codicistiche. Ciò costringe a compiere un continuo sforzo per individuare , alla luce dei principi costituzionali, gli interessi meritevoli di tutela e gli strumenti più adeguati ad assicurarne una efficace protezione

Dagli interrogativi e dal contesto sopra descritti non si sottraggono certamente i temi dei diritti allimmagine e della tutela dei beni culturali. Invero, detti argomenti vengono a rivestire centrale importanza in una società sempre meno abituata a rapportarsi con una dimensione tangibile del patrimonio e dellidentità, ma, al contrario, orientata verso segni, marchi, beni immateriali e valori estetici. Limmagine ed i beni culturali, in particolare, assumo rilievo non solo individualmente, ma anche nel loro reciproco rapporto.

In tal senso, un valido riferimento verrà offerto dalle recenti pronunce di un sempre più dinamico panorama giurisprudenziale, concernenti la possibilità di inibire la riproduzione dellimmagine di un bene culturale in qualsiasi forma o strumento, anche informatici. Occorre dunque chiedersi se i beni culturali abbiano una immagine da tutelare in via autonoma, ed ancora, se sia astrattamente configurabile un diritto allimmagine dei beni culturali meritevole di tutela.

Indice
1. Una premessa metodologica: alle radici dei concetti di immagine e bene culturale
2. Limmagine e i beni culturali nella concezione tradizionale del diritto
3. Le lacune nella attuale impostazione normativa e le potenzialità applicative della normativa sulla tutela dei beni culturali
4. I fondamenti per la teorizzazione di un diritto non patrimoniale allimmagine dei beni culturali in capo allAmministrazione, alla luce di recenti sviluppi della giurisprudenza su casi di eclatante fama
4.1. I recenti pronunciamenti della giurisprudenza e la questione sottesa
4.2. I fondamenti per una teorizzazione di sistema costituzionalmente orientata

1. Una premessa metodologica: alle radici dei concetti di immagine e bene culturale
Al fine di cercare una risposta gli interrogativi sopra prospettati, occorre necessariamente partire dai concetti di immagine e di bene culturale. Invero, stante che il diritto è un fenomeno prodotto dalla realtà sociale e culturale di un popolo, appare imprescindibile, per una corretta esegesi, una breve analisi filologica che consenta di individuare lesatto significato dei termini chiamati ad interagire.

Per immagine, si intende la forma esteriore degli oggetti corporei in quanto percepita attraverso il senso della vista o del tatto. Ma è anche la forma esteriore di un oggetto corporeo che rimane impressa su di un supporto, in una lastra o pellicola o carta fotografica, su di una memoria artificiale: si parla così di riproduzione, concetto che più propriamente evoca il ricorso ad un mezzo meccanico che consente la duplicazione, termine in relazione al quale si suole indicare, quali sinonimi, quello di figura, illustrazione, copia più o meno esatta. Per immagine, dunque, si intende sia la rappresentazione concreta e sensibile di una cosa o di unidea astratta, concetto legato ad un oggetto, sia, ancora, la rappresentazione mentale di cosa vera o di unidea astratta, per opera dalla memoria o della fantasia, concetto, questo, che evoca quello di visione o idea[1]

Il concetto di immagine come rappresentazione ha avuto una sua elaborazione soprattutto in campo filosofico. Platone, nella Repubblica[2], sostiene che la rappresentazione (eikasìa) è un'immagine simile alla cosa reale da cui proviene e che si riflette nell'anima, dunque nella persona. Aristotele, nell'ambito del processo conoscitivo d'astrazione per la formazione dell'universale, ritiene che la rappresentazione (phantasia) sia qualcosa di intermedio tra la sensazione ed il concetto, cioè lidea.[3] In quanto rappresentazione, limmagine è anche una delle modalità con cui la persona viene a contatto e conosce la realtà. Limmagine è, pertanto, uno strumento di conoscenza: luomo oggi conosce mediante immagini, la società moderna è spesso definita una società dellimmagine. Ed anzi, è possibile affermare che, in ambito conoscitivo, limmagine abbia acquisito il predominio sulla parola: il pensiero umano procede, oltre che mediante concetti, tramite immagini. Limmagine è qualcosa che si lega concettualmente alla cosa reale, al bene, ma si riflette nella persona.[4]

Al termine di questa breve ma necessaria digressione sul significato della parola immagine, è possibile affermare che il concetto che essa evoca abbia in sé tanto lidea di cosa, da cui promana, quanto quella di persona, di cui è il riflesso. Nel concetto di immagine sono inscindibilmente compresenti una componente tanto materiale quanto immateriale, in costante tensione fra mondo fenomenico e persona.

Quanto al significato di bene culturale, il termine bene è evocativo di una res, una cosa, mentre laggettivo culturale può assumere una valenza semantica assai ampia, e muta di significato a seconda dellambito disciplinare in cui viene impiegato (filosofia, antropologia, sociologia): in uno studio, sono state individuate oltre 200 definizioni di cultura.[5] In ambito di tutela, il concetto assunto deriva dallantropologia ed indica quellinsieme di conoscenze, di valori, di tradizioni, modelli di comportamento e attività materiali che caratterizzano il modo di essere di un popolo, la sua identità. Cultura si presenta come sinonimo di civiltà, ma anche come identità di un popolo.

Bene culturale, dunque, deve essere inteso come bene di cultura, che appartiene alla cultura, alla storia, alla civiltà, alla storia della civiltà di una comunità di persone, di un popolo. Come nel concetto di immagine, anche in quello di bene culturale coesistono tanto lidea di cosa, quanto lidea di persona, o meglio, di un gruppo di persone, di una comunità, e, in quanto testimonianza ed eredità del passato, il bene culturale è uno strumento di conoscenza, di trasmissione di valori, spesso i più alti.

A conclusione di tale breve disamina, è possibile, pertanto, affermare che non solo il concetto di immagine ma anche quello di bene culturale rimandino entrambi tanto al concetto di cosa quanto a quello di persona. Rimane da analizzare come questi aspetti vengano ad interagire nelle norme disciplinano i diritti allimmagine e la tutela dei beni culturali.

2. Limmagine e i beni culturali nella concezione tradizionale del diritto
Se, come appena dimostrato, le idee di persona e cosa sono coessenziali tanto nellidea di immagine quanto in quella di bene culturale, nellambito del diritto, secondo una tradizione assai risalente, si assiste ad una netta distinzione: il diritto allimmagine appare legato alla persona, ed in particolare ai diritti della persona, mentre il bene culturale, in quanto anzitutto res, viene ricondotto in ambito proprietario, dominicale.

Ed invero, ai sensi dellart. 10 c.c. il diritto allimmagine è un diritto della personalità tutelato dal divieto dellabuso fatto da altri della immagine propria e dei propri congiunti. Il diritto allimmagine, visto in negativo, è la facoltà di una persona di impedire lutilizzo e la divulgazione (esposta o pubblicata) della propria immagine al di fuori dei casi consentiti dalla legge, ovvero, nei casi in cui sia consentita, qualora avvenga con pregiudizio allonore o alla reputazione. Analoghe le norme sul diritto al ritratto di una persona, artt. 96 e 97 della legge sul diritto dautore, n. 633/41.

Quanto alla definizione di beni culturali, il termine è stato utilizzato per la prima volta nella Convenzione dellAia del 1954 dedicata alla protezione dei beni culturali in caso di conflitto. Nella tradizione, infatti, si soleva parlare di monumentum, la cui etimologia rimanda al verbo monere ammonire, far ricordare ed indica il senso di ammonimento , di richiamo del passato per il presente.[6] Ad oggi, per la definizione di beni culturali, occorre far riferimento agli artt. 2 e 10 del D.Lgs. n. 42/04, il Codice dei Beni Culturali (CBC). Lart. 2, intitolato Patrimonio culturale, al comma 1 prevede che il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici, mentre, al comma 2, precisa che sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.

Appare, dunque, come il concetto codicistico di bene culturale sia saldamente ancorato al concetto di res, ad una visione dominicale, proprietaria, del bene. Quindi, immagine e bene culturale apparirebbero due mondi apparentemente incomunicabili. Tuttavia, il quadro dottrinale e giurisprudenziale intorno alla lettera legislativa si è, nel tempo, rivelato tuttaltro che statico.

Secondo il fulgido insegnamento di M.S. Giannini, il bene culturale "non è bene materiale, ma immateriale: l'essere testimonianza avente valore di civiltà è entità immateriale che inerisce ad una o più entità materiali, ma giuridicamente è da queste distinte, nel senso che esse sono supporto fisico ma non bene giuridico".[7] E nella incessante opera della giurisprudenza di adeguamento delle categorie giuridiche alle mutate esigenze sociali, si è assistiti ad un graduale ampliamento della la portata del danno allimmagine, riconosciuto anche in favore delle persone giuridiche, inteso quale danno reputazionale, da perdita di prestigio e di fiducia collettiva nelle istituzioni. Si ammette, dunque, il risarcimento del danno allimmagine della pubblica amministrazione quale danno identificabile nella lesione dellinteresse dello Stato allimmagine, al prestigio ed allefficienza dellamministrazione. In realtà, tanto la persona fisica quanto la persona giuridica sono entrambi dotati di soggettività giuridica e sono entrambi soggetti di diritto. Il passo da compiere in termini di estensione della tutela era abbastanza agevole.

Senonché, in materia, si è assistito ad un arresto normativo: con il d.l. n. 78/09, art. 17 comma 30 ter, convertito nella legge n. 102/09, cd. lodo Bernardo dal nominativo del parlamentare proponente, la risarcibilità del danno allimmagine della pubblica amministrazione è stata limitata ai soli casi previsti dall'articolo 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97, ossia per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale. La norma è stata in seguito abrogata per effetto del D.Lgs n. 174 del 26.08.2016 , Codice di giustizia contabile. Tuttavia essa ha dato origine ad ampio dibattito sulla teorizzazione giuridica del diritto allimmagine della pubblica amministrazione.

In particolare, sollevate numerose questioni di legittimità costituzionale, la Corte Costituzionale con sentenza del 15.12.2010 n. 355 ha fatto salvo lintervento normativo, enunciando, per quel che interessa ai fini della presente indagine, due rilevanti principi di diritto: il primo, è che in materia di danno allimmagine della PA, la norma costituzionale ad offrire fondamento alla rilevanza di tale diritto è lart. 97 Cost, ossia il principio di imparzialità ed efficienza della pubblica amministrazione, e non lart. 2 Cost., ossia la violazione di diritto costituzionalmente protetti della persona umana, norma invocata dai giudici remittenti; il secondo, non meno rilevante, è che il danno allimmagine, ed anche quello della PA, ha natura non patrimoniale, ex art. 2059 c.c., aspetto da non confondere con quello della quantificazione monetaria del pregiudizio subìto.

Tuttavia, la Suprema Corte, in sede penale, ha ampliato la portata applicativa della danno allimmagine della pubblica amministrazione , in ragione dellart. 2043 c.c., norma di carattere generale, e dato atto che la sentenza della Corte Costituzionale è una sentenza di rigetto e pertanto priva di efficacia "erga omnes", ha optato per un'interpretazione dell'art. 17, comma 30 ter diversa e più ampia rispetto alla sentenza costituzionale n. 355/2010, giungendo ad affermare che il danno allimmagine sussiste anche nella diversa ipotesi di illeciti penali di natura comune, ma pur sempre commessi da pubblici dipendenti,[8] con la conseguenza che se lillecito penale per reati diversi da quelli contro la pubblica amministrazione è commesso da un privato ai danni dellAmministrazione, non vi è spazio per il risarcimento del danno allimmagine.

Ad ogni modo, la tematica del danno allimmagine della pubblica amministrazione viene pur sempre a collocarsi concettualmente nellambito del danno alla persona, quale ente giuridico di diritto pubblico.

3. Le lacune nella attuale impostazione normativa e le potenzialità applicative della normativa sulla tutela dei beni culturali
Ciò premesso, se la storia del diritto è fatta di continuità e discontinuità, la pronuncia n 18218 dell11.08.2009 della Suprema Corte di Cassazione costituisce un importante punto di approdo nel riconoscimento del diritto al risarcimento del danno allimmagine dei beni. In detto caso, era accaduto che limmagine di una barca a vela che aveva gareggiato in importanti competizioni sportive era stata utilizzata allinterno di un calendario promozionale, e nella vela era stato apposto il nominativo della società cartiera distributrice del calendario, quasi a voler far intendere che tale società fosse da annoverarsi fra gli sponsor. Sullaltrui immagine era stato inserito il proprio marchio senza il previo consenso dellavente diritto, da qui lazione risarcitoria.

La Suprema Corte, nel riformare la decisione di rigetto della domanda dei giudici di merito, muove da una constatazione di tipo fattuale: la notorietà di alcuni beni comporta la possibilità dello sfruttamento economico della loro immagine. E stato così affermato il principio che la tutela civilistica del nome e dellimmagine, ai sensi degli art. 6, 7 e 10 c.c., è invocabile non solo dalle persone fisiche, ma anche da quelle giuridiche e dai soggetti diversi dalle persone fisiche e che, nel caso di indebita utilizzazione della denominazione e dellimmagine di un bene, la tutela spetti al titolare del diritto di sfruttamento economico dello stesso.

Inoltre, ha precisato la Suprema Corte, in tema di contratti c.d. di sponsorizzazione - nei quali beni particolarmente noti ed ammirati, inseriti in circuiti di manifestazioni seguite da un vasto pubblico ed utilizzati come veicolo di diffusione di messaggi pubblicitari - la tutela dei diritti allimmagine ed alla denominazione del bene risulterebbe pregiudicata qualora si consentisse a chiunque di appropriarsene a scopi pubblicitari, senza ottenere il consenso dei titolari e senza pagare le dovute royalties. Si è ritenuto, dunque, che il danno, patrimoniale e non, causato da tale comportamento illecito è da risarcire, ai sensi degli art. 2043 e 2059 c.c., sotto il profilo sia del c.d. annacquamento della denominazione e dello svilimento dellimmagine del bene, ove soggetta a diffusione non controllata, sia del pregiudizio economico per il mancato esborso del prezzo, che comunemente è dovuto per campagne pubblicitarie similari.

Pertanto, la Cassazione, nel riconoscere la sussistenza di un diritto sullimmagine e sul nome di un bene, ci fa assistere ad un procedimento di astrazione: riconosce, invero, autonoma valenza giuridica allimmagine in sé, indipendentemente se promani da un bene o da una persona, che assurge così a bene giuridico ritenuto meritevole di tutela.

Benché possa apparire contraddittorio ritenere che limmagine possa avere un destino proprio rispetto alloggetto da cui prende origine, occorre prendere atto che il distacco si è consumato definitivamente nellodierna società dellinformazione e della diffusione dati.[9]

A questo punto dellanalisi, occorre verificare se via sia spazio, allinterno del codice dei beni culturali, per la tutela dellimmagine dei beni culturali.

Anzitutto, la parola immagine o immagini compare, nella versione originaria del codice, sei volte in tre norme: art. 120, relativamente allimmagine dellimpresa; art.109, relativamente al catalogo di immagini fotografiche; art. 11, con riferimento alla sequenza di immagini in movimento.

Fra le norme di interesse, larticolo 106 prevede che il Ministero, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono concedere luso dei beni culturali che abbiano in consegna, per finalità compatibili con la loro destinazione culturale. Per i beni in consegna al Ministero, il soprintendente determina il canone dovuto e adotta il relativo provvedimento. Inoltre, l'articolo 107 è composto da due commi: nel primo, si indica la possibilità da parte degli enti pubblici di consentire la riproduzione, nonché luso strumentale, dei beni culturali in loro consegna, fatte salve le disposizioni in materia di diritto d'autore e quelle del successivo comma secondo, in cui si dice di regola vietata la riproduzione tramite calchi dagli originali di sculture o di opere a rilievo. L'articolo 108, infine, prevede il pagamento di un corrispettivo per la riproduzione, determinato dall'autorità che ha in consegna il bene in considerazione di modi e finalità della riproduzione che tenga conto, in particolare, del carattere delle attività cui si riferiscono le concessioni d'uso, dei mezzi e delle modalità di esecuzione delle riproduzioni, del tipo e del tempo di utilizzazione degli spazi e dei beni, dell'uso e della destinazione delle riproduzioni, nonché dei benefici economici che ne derivano al richiedente.

Nella sua versione originaria, dunque, il codice prevedeva che le forme di riproduzione per le quali non era dovuto alcun corrispettivo fossero luso personale, i motivi di studio e luso effettuato da soggetti pubblici per finalità di valorizzazione. Tuttavia, se è pur vero che in tali disposizioni non si rinviene un riferimento esplicito all immagine dei beni culturali, è altrettanto indubbio che venga tutelata limmagine dei beni: il concetto di riproduzione, secondo quanto più sopra illustrato, è sinonimo di immagine.

Nel momento in cui il legislatore ha previsto una previa autorizzazione ed il pagamento di un corrispettivo per il diritto di riproduzione dellopera, o meglio il diritto di riproduzione della sua immagine, ha riconosciuto piena tutela al diritto allimmagine dei beni culturali. Tale tutela è presente sia nella fase di preventivo rilascio dellautorizzazione, che richiede un vaglio di compatibilità delluso personale per finalità economiche con la destinazione culturale del bene, sia successivamente, con il versamento di un corrispettivo determinato dallamministrazione concedente che ha in consegna il bene.

E possibile, dunque, affermare che il legislatore, attraverso la previsione degli artt. 106-108 CBC, abbia inteso tutelare limmagine dei beni culturali sotto il profilo economico patrimoniale. Il meccanismo è simile a quello previsto dallart. 10 c.c., per la tutela dellimmagine della persona: occorre il previo consenso dellavente diritto, salvo i casi previsti dalla legge e sempre che non vi sia pregiudizio del decoro o della reputazione.

Altro riferimento, ancora una volta implicito, allimmagine dei beni culturali si rinviene nella legge 9 gennaio 2008 n. 2 intitolata Disposizioni concernenti la Societa' italiana degli autori ed editori. Nel gennaio del 2007 il Polo Museale Fiorentino aveva diffidato Wikipedia dal pubblicare immagini di opere darte senza il preventivo assenso dellAmministrazione. Ne seguì un dibattito culturale e politico che approdò in Parlamento con lapprovazione della Legge n.2/08. Lart. 2 di detta legge, intitolato Usi liberi didattici e scientifici testualmente recita: Dopo il comma 1 dell'articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è inserito il seguente: 1-bis: E' consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell'università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all'uso didattico o scientifico di cui al presente comma.

Veniva così consentita la libera pubblicazione su internet di immagini a bassa risoluzione o degradate dei beni culturali. Difatti, se è pur vero che anche in questo caso non si rinviene, nella previsione normativa, un riferimento esplicito all immagine dei beni culturali, è comunque indubbio il rimando a quel concetto.

Occorrerà attendere il D.L. n. 83/14 convertito nella legge n. 106/14, con cui è stato novellato lart. 108 CBC con laggiunta del comma 3 bis, affinché si parli espressamente di immagini di beni culturali:

Sono in ogni caso libere le seguenti attività, svolte senza scopo di lucro, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale:

1) la riproduzione di beni culturali diversi dai beni archivistici sottoposti a restrizioni di consultabilità ai sensi del capo III del presente titolo, attuata nel rispetto delle disposizioni che tutelano il diritto di autore e con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, ne' l'esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né all'interno degli istituti delta cultura, luso di stativi o treppiedi;

2) la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, legittimamente acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte a scopo di lucro.

Il che significa, con ragionamento a contrario, che la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini dei beni culturali svolte con fine di lucro non è da considerare libera, di talché ne esce confermata, anche dopo la novella del 2014, limpostazione originaria del codice per la quale, per le riproduzioni con finalità di sfruttamento economico delle immagini dei beni culturali occorre un previo titolo abilitativo, mentre solo in assenza di un fine di lucro la riproduzione è da ritenere libera.

4. I fondamenti per la teorizzazione di un diritto non patrimoniale allimmagine dei beni culturali in capo allAmministrazione, alla luce di recenti sviluppi della giurisprudenza su casi di eclatante fama
Sempre più spesso si riscontra su internet e sui social un utilizzo improprio delle immagini di opere universali, utilizzate in campagne pubblicitarie, spesso condotte a livello mondiale, dove risultino alterati, traditi, stravolti i valori di cui lopera è portatrice. In questa luce, non è un caso che larticolo 106 del Codice dei Beni Culturali preveda che il Ministero, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono concedere luso dei beni culturali cha abbiano in consegna per finalità compatibili con la loro destinazione culturale (vedasi anche gli artt. 20 e 55 CBC). Tale norma, troppo spesso sottovalutata, indica il principio informatore che presiede alla valutazione cui è chiamata lAmministrazione sullopportunità di concedere o meno un uso particolare del bene, ossia sulla compatibilità di tale uso con la destinazione culturale del bene.

In particolare, occorre individuare le conseguenze di un utilizzo dellimmagine senza previo assenso dellAmministrazione, distinguendo il caso in cui il consenso, se richiesto, sarebbe stato concesso perché ritenuto compatibile con la destinazione culturale del bene, dallipotesi in cui detto assenso non avrebbe potuto essere concesso, stante il mancato rispetto della sua destinazione culturale (o, evenienza ancor più grave, il caso in cui lutilizzo sia avvenuto nonostante un divieto espresso dellAmministrazione). Nella prima eventualità, dovrà essere corrisposto, a titolo risarcitorio, il c.d. prezzo del consenso, ossia una somma pari al compenso che sarebbe stato corrisposto, secondo i parametri previsti dallart. 108 del codice, qualora lautorizzazione fosse stata rilasciata. Nella seconda ipotesi, invece, si realizza un ulteriore danno , da svilimento dellimmagine, anchesso da risarcire.

4.1. I recenti pronunciamenti della giurisprudenza e la questione sottesa

Merita qui richiamare, in ordine alla natura del danno allimmagine, linsegnamento della Corte Costituzionale, che in occasione della pronuncia n 355/10 prima citata, ha avuto modo di precisare la natura non patrimoniale del danno allimmagine, anche di quello della pubblica amministrazione, sebbene con la precisazione che questultimo sia da ricondurre non allart. 2 Cost., violazione dei diritti della persona, ma allart. 97 Cost, norma riguardante le pubbliche amministrazioni.

Tuttavia, recenti pronunciamenti giurisprudenziali paiono suggerire, più o meno indirettamente, lapertura verso unimpostazione teorica nuova, ove il diritto allimmagine in capo alla Pubblica Amministrazione ed il concetto di immagine di cui alla normativa sulla tutela dei beni culturali paiono fondersi con coerenza e logica di sistema. In particolare, assumono rilievo le decisioni de Tribunale di Firenze n. 13758/2017 del 25/10/2017 e del Tribunale di Palermo n. 4901 del 21/09/2017.

Con la seconda delle due pronunce, è stato affermato il diritto in capo ad una fondazione, di ottenere il pagamento di un canone ex art. 108 CBC per lutilizzo non consentito dellimmagine del Teatro Massimo di Palermo, quale danno di natura patrimoniale. Quanto al danno non patrimoniale, questo è stato negato. Inteso anzitutto come riferito alle persone giuridiche, di tipo reputazionale, è stato escluso in quanto le riproduzioni non sono state ritenute denigratorie o lesive del valore storico artistico del bene. E, quindi, percepibile una sorta di asimmetria nella decisione. Da una parte, si ha la tutela dellimmagine di un bene culturale, ma, dallaltra non si trova laffermazione del corrispondente diritto allimmagine del bene culturale.

Si assiste così ad un divario fra immagine della persona giuridica ed immagine del bene.

Su simile questione si pone la decisione del Tribunale di Firenze, che merita un breve approfondimento. Con la pronuncia in parola, il Tribunale di Firenze ha accordato tutela cautelare in via durgenza ai sensi dellart. 700 c.p.c. allimmagine del David di Michelangelo. Per la prima volta, a quanto consta, una decisione ha sancito la possibilità di inibire la riproduzione dellimmagine di un bene culturale in qualsiasi forma o strumento, anche informatici, ordinando la rimozione di ogni sua figura dal sito internet della società responsabile di suo illecito utilizzo a fini commerciali, e suscitando così il prevedibile interesse dei media, non solo per la notorietà dellopera in questione, ma anche per le possibili ricadute applicative di un siffatto precedente.

Il caso nasce dallutilizzo dellimmagine del David di Michelangelo da parte di una società privata per pubblicizzare la propria attività di visite guidate in alcuni musei italiani, fra cui la Galleria dellAccademia, ove la celebre statua è esposta al pubblico. Limmagine del David veniva utilizzata, senza autorizzazione, sul sito internet della società, nonché sulle brochure pubblicitarie distribuite dalla stessa allingresso del museo.

Lazione introduttiva del giudizio veniva prospettata dalla Avvocatura dello Stato , nellinteresse del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo sotto un triplice profilo:

violazione dellart. 108 del Codice dei Beni Culturali in relazione allart. 2043 c.c., per aver utilizzato dellimmagine del David di Michelangelo senza la prescritta autorizzazione della Galleria dellAccademia, ente che ha in consegna il bene;
violazione degli artt. 6, 7 e 10 del c.c., diritto al nome ed allimmagine, alla luce della decisione della Suprema Corte di Cassazione n. 18218 dell11.08.2009 per la quale la tutela dei diritti allimmagine e alla denominazione del bene risulterebbe pregiudicata qualora si consentisse a chiunque di appropriarsene a scopi pubblicitari, senza ottenere il consenso dei titolari e senza pagare le dovute royalties, con la conseguenza che il danno, patrimoniale e non, causato da tale comportamento illecito è risarcibile, ai sensi degli art. 2043 e 2059 c.c., sotto il profilo sia del c.d. annacquamento della denominazione e dello svilimento dellimmagine del bene, sia del pregiudizio economico per il mancato esborso del prezzo;
violazione dellart. 2598 c.c., atti di concorrenza sleale: dopo aver premesso che le regole di concorrenza sleale trovano applicazione anche per la PA che svolge attività imprenditoriale in regime di concorrenza, da intendere come contemporaneo esercizio da parte di più imprenditori della medesima attività commerciale nel medesimo ambito territoriale, rilevato che tanto la Galleria dellAccademia per il tramite di concessionario, quanto la società destinataria del ricorso vendono al pubblico i biglietti di ingresso al museo e svolgono dunque la medesima attività ed in favore della medesima clientela, nellevidenziare che nelle brochure pubblicitarie si prospettavano vantaggi e sconti di prezzo che in realtà erano frutto dellattività di promozione svolta dalla Galleria dellAccademia, si ritenevano esistenti i presupposti per la tutela della concorrenza sleale sotto il profilo della confusione (art. 2598 n. 1 c.c.), dellappropriazione dei pregi dei prodotti o dellimpresa altrui (art. 2598 n. 2 c.c.), della scorrettezza professionale (art. 2598 n. 3 c.c.).
Il Tribunale di Firenze, nellaccogliere la prima delle tre possibili soluzioni interpretative proposte, pur ritenendo necessario dover precisare in che termini nome ed immagine del Ministero fossero stati abusivamente spesi, lasciando così sottendere che limmagine da tutelare è quella della pubblica amministrazione, ha tuttavia riconosciuto ampia tutela allimmagine del David di Michelangelo, con ordine di inibizione della riproduzione a fini commerciali dellimmagine o di parti di essa in qualsiasi forma o strumento, anche informatici, con ordine di ritiro immediato dal commercio e di distruzione del materiale pubblicitario, di rimozione dal sito internet di ogni riproduzione anche parziale dellimmagine , di pubblicazione del provvedimento su tre quotidiani nazionali e tre periodici, con previsione di rilevanti astreintes per ogni giorni di ritardo nellesecuzione del provvedimento.

E innegabile che con un siffatto provvedimento la tutela dellimmagine di un bene culturale abbia trovato espresso riconoscimento.

Ma lordinanza è una importante occasione per alcune riflessioni sul tema dellimmagine dei beni, in particolar modo dei beni culturali.

4.2. I fondamenti per una teorizzazione di sistema costituzionalmente orientata

Per tentare di superare la situazione di impasse evidenziata dai Tribunali di Firenze e di Palermo, occorre volgere lo sguardo a ciò che è accaduto in materia di diritti della personalità.

La tutela dei diritti della persona ha conosciuto negli ultimi anni una complessa evoluzione, in particolare con riferimento alla portata e allampiezza del risarcimento del danno non patrimoniale derivante dalla loro lesione. Come è noto, nelle prime interpretazioni che sono state fornite dellart. 2059 c.c. nella parte in cui prevede tale forma di risarcimento soltanto nei casi previsti dalla legge si riteneva che la legge richiamata fosse esclusivamente quella penale. In tale prospettiva, diretta a valorizzare il profilo sanzionatorio del danno non patrimoniale il danno non patrimoniale era inteso come danno morale ed era, pertanto, necessario che la condotta posta in essere integrasse gli estremi di un fatto penalmente illecito.[10]

Già relativamente a questa primissima fase, insuperati i limiti posti dallart. 2059 c.c., merita qui richiamare lavvenuto riconoscimento, da parte della giurisprudenza, del cd. diritto allidentità personale.

Era accaduto che dal testo di unintervista resa ad un settimanale dal direttore dellistituto tumori di Milano, il Prof. Veronesi, era stata estrapolata, per poi esser riprodotta in un inserto di pubblicità redazionale, unaffermazione circa la minor nocività di sigarette leggere. E la Suprema Corte di Cassazione, con sentenza del 22-06-1985, n. 3769, ebbe modo di affermare il seguente principio di diritto: Nellordinamento italiano sussiste, in quanto riconducibile allart. 2 cost. e deducibile, per analogia, dalla disciplina prevista per il diritto al nome, il diritto allidentità personale, quale interesse, giuridicamente meritevole di tutela, a non veder travisato o alterato allesterno il proprio patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso, ideologico, professionale.[11]

Diritto alla identità personale, dunque, come diritto a non vedere alterata la proiezione sociale della propria persona, ossia a veder rispettato e non veder distorto il profilo e limmagine sociale della persona.[12] Ciò che altresì rileva è il meccanismo di emersione del diritto: applicazione diretta della norma costituzionale in combinato disposto con la norma codicistica, per lapplicazione analogica della disciplina in esso contenuta.

In seguito, la giurisprudenza costituzionale[13] e anche della Suprema Corte di Cassazione[14] dopo avere spostato il centro dellanalisi sul danneggiato, e, dunque, sui profili restitutori, e dopo avere identificato lesatta natura del danno non patrimoniale come avulsa da qualunque forma di rigidità dommatica legata allimpiego di etichette o fuorvianti qualificazioni ha gradualmente esteso la tutela del risarcimento del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c.. In particolare, è stato affermato che esso deve essere riconosciuto, fermo restando la sussistenza di tutti gli altri requisiti richiesti ai fini del perfezionamento della fattispecie illecita, oltre che nei casi specificamente previsti dalla legge ossia quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato o quando ricorra una delle fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro del danno non patrimoniale anche al di fuori di una ipotesi di reato.

Quali esempi di detta estensione, possono essere citati i casi di illecito trattamento dei dati personali o di violazione delle norme che vietano la discriminazione razziale, di azione di responsabilità previste dallart. 2 l. 13 aprile 1988 n. 117, per i danni derivanti da ingiusta privazione della libertà personale nellesercizio di funzioni giudiziarie; nei casi previsti dallart. 2 l. 24 marzo 2001 n. 89, per i danni derivanti dal mancato rispetto del termine ragionevole di durata del processo), anche quando viene leso un diritto della persona costituzionalmente tutelato. In tal caso, la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di tali interessi, che, al contrario delle prime due ipotesi, non sono individuati ex ante dalla legge, ma dovranno essere selezionati caso per caso dal giudice.

La Corte di Cassazione, ha, inoltre, elaborato taluni criteri, idonei a selezionare larea dei danni effettivamente risarcibili: la lesione deve riguardare un interesse di rilievo costituzionale; loffesa deve essere grave, nel senso che deve superare una soglia minima di tollerabilità; il danno deve essere risarcito quando non sia futile, vale a dire riconducibile a mero disagio o fastidio. La giurisprudenza ha così ricondotto ad organicità tale sistema, che rimane essenzialmente bipolare, fondandosi sulla risarcibilità del danno patrimoniale ex art. 2043 c.c.e non patrimoniale ex art. 2059 c.c.

Il meccanismo utilizzato dalla giurisprudenza di legittimità è il medesimo: il combinato disposto dellart. 2 Cost. e dellart. 2059 c.c., come avallato dalla Corte Costituzionale, che pone laccento sul fatto che si versa entro il perimetro di diritti fondanti della nostra costituzione, inviolabili e, quindi, non suscettibili di compressione o limitazione, e che lart. 2059 cc non è un limite, ma uno strumento di selezione di interessi ritenuti meritevoli di tutela. Largomento utilizzato è, dunque, quello dellesistenza di diritti fondamentali della persona, diritti inviolabili, che, proprio perché tali, non sono suscettibili di limitazioni normative.

Alla luce di tutte queste premesse, occorre osservare come, fra i principi fondamentali della nostra costituzione, accanto allart. 2, per il quale La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili delluomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, vi sia anche lart. 9, secondo cui La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione.

In tal senso, si deve del pari evidenziare come lart. 1 del Codice dei beni Culturali affermi testualmente: In attuazione dellart. 9 della Costituzione, la repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni dellart.117 cost e secondo le disposizioni del presente codice. Inoltre, allart. 2, prosegue con la definizione di patrimonio culturale, costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. A tal proposito, si segnala come la Corte Costituzionale, con la sentenza del 17.07.2013 n. 194 abbia evidenziato come il codice dei beni culturali si autoqualifichi (art. 1 comma 1) come normativa di attuazione dellart. 9 della Costituzione, assumendo le connotazioni tipiche del parametro interposto, alla stregua del quale misurare la compatibilità costituzionale delle disposizioni con esso eventualmente in contrasto. Dunque, un filo diretto fra beni culturali ed art. 9 Cost.: la tutela e la valorizzazione dei beni culturali assurgono a principio fondamentale della Costituzione, principio fondante del nostro ordinamento.

A questo punto, si potrebbe obiettare che sinora la giurisprudenza ha reso operativo quel meccanismo di emersione per il solo art. 2, per i diritti inviolabili della persona. Sennonché è pur vero che sempre la Corte Costituzionale, con sentenza n. 233 del 2003 ha evidenziato che il mutamento legislativo e giurisprudenziale venutosi a realizzare ha fatto assumere allart. 2059 c.c. una funzione non più sanzionatoria, ma soltanto tipizzante dei singoli casi di risarcibilità del danno non patrimoniale. Ed ancora, deve essere ricordato che nel nostro ordinamento, come è noto, non esiste una norma che imponga la regola dello stare decisis. Infatti, tale regola per costante e condiviso indirizzo della giurisprudenza di legittimità[15] costituisce soltanto un valore o, comunque una direttiva di tendenza, immanente nell'ordinamento processuale (soprattutto in tema di norme procedurali per le quali l'esigenza di un adeguato grado di certezza si manifesta con maggiore evidenza), ma la cui presenza è compatibile con la possibilità di discostarsi da un orientamento interpretativo del giudice di legittimità investito istituzionalmente della funzione della nomofilachia purché lo si faccia con apprezzabili ragioni giustificative.[16]

Negli ultimi anni si è assistiti ad una accresciuta sensibilità della comunità internazionale nei confronti della tutela dei beni culturali. Si ricorda la grande emozione che ha destato nel mondo la distruzione delle statue dei Buddha in Afghanistan nel 2001/2002. Non meno sconcerto destò la barbara uccisione, il 18.08.2015, di Khaled Al Asaad, direttore, curatore ed organizzatore del museo e del sito archeologico locale di Palmira, reo di non aver rivelato il luogo in cui erano nascoste antiche opere darte; e con lui lantica città venne perduta.

La reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere, e, nel settembre 2016, lautore della distruzione dei mausolei e della biblioteca di Timbuktu veniva processato dalla Corte Penale Internazionale dellAja per crimini di guerra e condannato a 9 anni di reclusione oltre al risarcimento dei danni per la violazione dellarticolo 8(2)(e)(iv).[17] Questo qualifica quale crimine di guerra lattacco intenzionale nellambito di un conflitto armato di carattere non-internazionale nei confronti di edifici dedicati al culto, alleducazione, allarte, alla scienza o a scopi umanitari, monumenti storici, ospedali e luoghi di raccolta di malati e feriti, ove tali luoghi non siano impiegati con finalità militari. Di seguito, il 17 Agosto 2017 la Trial Chamber VIII della Corte Penale Internazionale dava lettura dellordine di riparazione a carico del condannato.

Ed ancora, nel G7 della cultura tenuto a Firenze il 30 marzo 2017, è stato ricordato che il patrimonio culturale, in tutte le sue forme, materiale e immateriale, mobile e immobile, quale nesso straordinario tra il passato, il presente e il futuro dell'umanità, contribuisce a preservare l'identità e la memoria dei popoli e favorisce il dialogo e lo scambio interculturale tra tutte le Nazioni, alimentando la tolleranza, la mutua comprensione, il riconoscimento e il rispetto delle diversità. In ossequio a tale riconoscimento è stato rivolto un ulteriore appello agli Stati, affinché agiscano sia per incrementare la propria azione di tutela a conservazione del patrimonio culturale, sia per individuare e condividere le migliori pratiche atte a contrastare ogni forma di attività illecita in questo ambito, comprese le pratiche relative alla tutela del patrimonio in zone di conflitto.

Nella storia dei popoli, spesso alloccupazione militare segue il tentativo di sradicamento di un popolo, affinché sia definitivamente sottomesso e perda di identità, con unazione definita di genocidio culturale: un popolo, privo di patrimonio culturale, perde di identità, è altro, è il nulla

Alla luce del mutato sentire sociale e delle pressanti richieste di tutela provenienti dalla società civile, è ben possibile ritenere che, attraverso un meccanismo di emersione simile a quello che ha sinora operato per i diritti della personalità, possa trovare riconoscimento, in applicazione dellart. 9 Cost. ed in relazione agli artt. 106-108 del codice dei beni culturali, il diritto allimmagine dei beni culturali, inteso come diritto allidentità culturale, diritto a non veder travisato o alterato allesterno quellinsieme di conoscenze, di tradizioni, di valori di modelli comportamentali che caratterizzano il modo di essere di un popolo, limite intrinseco ineludibile per una corretta utilizzazione nonché valorizzazione dei beni culturali.


Relazione tenuta dallAvvocato dello Stato Piercarlo Pirollo su La tutela dellimmagine dei beni culturali in data 17 maggio 2018, nel convegno organizzato dallAssociazione Internazionale per la Protezione della Proprietà Intellettuale sul tema Beni culturali e proprietà intellettuale.
_____________
[1] Il Vocabolario Treccani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2017.

[2] Platone, La Repubblica, VI 509 d-511 e).

[3] Aristotele, Lanima, 428b-432a) (4).

[4] In ambito filosofico, per una teoria dellimmagine, vedasi R. Casati, Limmagine, Introduzione ai problemi filosofici della rappresentazione, La Nuova Italia, Firenze 1991.

[5] C. Tosco, I beni culturali. Storia, tutela, valorizzazione, Il Mulino, Bologna 2014.

[6] C. Tosco, op. cit., pag. 59

[7] M.S. Giannini, I beni culturali, in Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, (1976), pag. 3 ss.

[8] In tal senso, e per una sintesi ivi contenuta degli orientamenti giurisprudenziali della Suprema Corte, vedasi Cass. Pen. Sez. II, n. 29480717 del 13.06.2017, per lipotesi di truffa ai danni dello stato da segnatura di cartellino seguita da abbandono del posto di lavoro.

[9] A. Tumicelli, Limmagine del bene culturale: limiti e circolazione, Labsus, 2014, in http://www.labsus.org/2014/06/limmagine-del-bene-culturale-limiti-e-circolazione/.

[10] Corte Cost., 14 luglio 1986, n. 184, in leggiditalia.it.

[11] Cass., Sez. I, 22 giugno 1985, n. 3769, in Nuova giur. civ. comm.; inoltre, sul punto si vedano le note di Macioce e Dogliotti, in Giust. civ., 1985, I, 3049, e di Z. Zencovich, in Nuova giur. civ., 1985, I, 647.

[12] A. Bevere e A. Cerri, Il Diritto di Informazione e i Diritti della Persona. Il conflitto della libertà di pensiero con lonore, la riservatezza, lidentità personale, Giuffrè, Milano 2006, pp. 150 ss; G. Pino, Il diritto allidentità personale, Il Mulino, Bologna 2003; L. Trucco, Introduzione allo studio dellidentità individuale nellordinamento costituzionale italiano, Giappichelli, Torino 2004.

[13] Corte Cost., 11 luglio 2003, n. 233, in leggiditalia.it.

[14] Cass., Sez. Unite, 11 novembre 2008, n. 26972, in leggidatalia.it.

[15] Cass. Sez. Unite, 31 luglio 2012, n. 13620, in leggiditalia.it.

[16] A. Valitutti. Il valore vincolante del precedente di legittimità. La Corte di Cassazione fra nomofilachia e nomopoietica, La Nuova Procedura Civile, 2017, in www.lanuovaproceduracivile.com. Sempre in argomento, vedasi G. Canzio, Nomofilachia e diritto giurisprudenziale, Diritto Penale Contemporaneo, 2017, in www.penalecontemporaneo.it; R. Rordorf, voce Giudizio di cassazione. Nomofilachia e motivazione, Trecconi, 2012, in www.treccani.it; e G. Fidelbo, Verso il sistema del precedente? Sezioni Unite e principio di diritto, Diritto Penale Contemporaneo 2018, in www.penalecontemporaneo.it.

[17] Corte Penale Internazionale, Sent. 27 sett. 2016, ICC-01/12-01/15, Il Procuratore c. Ahmad Al Faqi-Al Mahdi, Diritto Penale Contemporaneo, 2017,in www.penalecontemporaneo.it, con nota di B. Varesano, La tutela del patrimonio culturale: riflessioni a margine della sentenza di merito resa dalla Corte Penale Internazionale nel caso Al Faqi - Al Mahdi.

https://www.altalex.com/documents/news/2018/12/19/la-tutela-immagine-dei-beni-culturali


news

20-08-2019
In Finestre sull'arte: Gli accorpamenti della riforma Bonisoli affosseranno definitivamente i musei piccoli?

20-08-2019
Caos musei. Nel sito Emergenza Cultura vi segnaliamo...

20-08-2019
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 20 agosto 2019

16-08-2019
Da Finestre sull'arte: Musei, tutti gli accorpamenti decisi da Bonisoli

14-08-2019
Bonisoli firma decreto musei, ecco cosa prevede

01-07-2019
APPELLO - Per il parco archeologico dell'Appia Antica

30-06-2019
Documento dell'API sulla riforma del Ministero: riorganizzazioni perenni

27-06-2019
La FCdA per il Museo Etrusco di Villa Giulia e il Parco Archeologico dell'Appia Antica

26-06-2019
Firenze, l'annuncio di Bonisoli: "Accademia formerà polo unico con gli Uffizi"

21-06-2019
Lorenzo Casini sulla riforma del Ministero: Linsostenibile leggerezza ovvero la nuova riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac)

05-06-2019
Alinari. Quale destino per la più grande raccolta museale di fotografie in Italia? Un comunicato della SISF

30-05-2019
Bando per il premio Silvia Dell'Orso 2019: scadenza 30 settembre

07-05-2019
Dal blog di Carlo Pavolini: Luca Nannipieri e l'abolizione delle Soprintendenze

25-03-2019
Pisa. Bonisoli: Sarà trovata soluzione per ambulanti ma non in piazza Miracoli

25-03-2019
E' mancato questa mattina Andrea Emiliani

28-02-2019
Associazione culturale Silvia Dell'Orso: VIII edizione di Visioni d'arte

26-02-2019
Mai più bancarelle in piazza dei Miracoli. Firmate l'appello

14-02-2019
Appello. Contro lo smantellamento dello Stato Italiano

13-01-2019
Per unarcheologia fuori dallimpasse. Lettera al Ministro Bonisoli di API (Archeologi Pubblico Impiego)

11-01-2019
Sulla riforma delle Soprintendenze e dei musei di archeologia. Dichiarazione di archeologi accademici Lincei

29-12-2018
Per un rafforzamento delle soprintendenze uniche

29-12-2018
A proposito dell'appello agli archeologi: "Firme e coerenza" di Pier Giovanni Guzzo

18-12-2018
APPELLO AGLI ARCHEOLOGI

28-11-2018
Nell'anniversario dei Washington Principles. Lo Stato italiano ha fatto poco per la restituzione dei beni culturali di proprietà ebraica

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

Archivio news