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Roma, per le Pietre d'Inciampo rubate a Monti una rete sbilenca che offende la Memoria
Simona Casalini
La Repubblica - Roma 27/12/2018

Come una delle tante buche con una recinzione malferma, dimenticata. Appare così, dopo il clamoroso furto del 10 dicembre, il piccolo "tabernacolo" nel degrado intorno ai venti sampietrini in ottone rubati. Zevi: "Sì, in effetti quella rete non ha un bell'aspetto. Ma abbiamo già ordinato le nuove pietre: speriamo di installarle a metà gennaio insieme alle nuove 24 in altri indirizzi della Capitale".

Una rete da cantiere come una delle tante buche della città, un pò sbilenca, lasciata lì che sembra dimenticata. Qualche messaggio di solidarietà, fiori secchi, biglietti e un paio di cartacce. Appare ancora con questo sfregio il tratto di via Madonna dei Monti dove lo scorso 10 dicembre furono rubate ben venti Pietre d'Inciampo, quei piccoli sampietrini in ottone che servono a ricordare che da quel palazzo, da quella porta davanti ai quali sono state poste, durante la seconda guerra mondiale furono catturati e deportati persone, anche intere famiglie, poi morte nei campi di sterminio. Qui, a Monti, ricordavano l'eccidio nazista delle famiglie Di Castro e Di Consiglio.

Il furto record di ben 20 Pietre rubate tutte insieme è avvenuto di notte, con martello e scalpello, senza che, apparentemente nessuno si sia accorto di nulla. Nonostante si tratti di poco più di un vicolo dove tutti sentono tutto, dove un passo sui sampietrini rimbomba come un sasso. Valore veniale del furto, modesto. Ma un'offesa simbolica che arriva diretta al cuore e contro la quale tutte le istituzioni si erano indignate con messaggi di vicinanza alla comunità ebraica dall'Osservatore romano alla Cgil. Nessuna rivendicazione, nessuno che abbia ammesso quello in molti pensano e cioè che si sia trattato di un blitz a sfondo fascista, un violento schiaffo antisemita. Anche se, raccontano vecchie cronache, quando una volta fu individuato l'autore di un furto simile, ma due, non certo venti pietre, costui, un inquilino del palazzo poco avvezzo alla storia, si giustificò davanti ai carabinieri dicendo: "No, non ho nulla contro gli ebrei e non mi interesso di politica, è che non mi piacciono davanti al mio portone, mi sembra un cimitero".

"In effetti la rete intorno al buco di Monti non ha un bell'aspetto, ma io ci passo ogni giorno per controllare che non si verificano altri atti offensivi, e vedo anche gente che lascia messaggi d'affetto e di ricordo, magari scritti al volo in strada" spiega spiega Adachiara Zevi, madrina del progetto delle Pietre d'inciampo a Roma. Che aggiunge: "No, sulle indagini non c'è nessuna novità, una settimana fa sono stata convocata dai carabinieri ma ancora mi dicono che stanno lavorando al caso".

Subito dopo il furto, spiega Zevi, il Campidoglio aveva dichiarato che avrebbe provveduto alla sostituzione delle piccole opere di memoria storica (il costo è modesto, circa 90 euro l'una) e comunque l'associazione guidata da Ada Chiara Zevi aveva da subito contattato Gunter Demnig, l'artista tedesco che le realizza per chiedere di rifarle. "Se non le ritroviamo prima, speriamo che per il 15 o il 16 gennaio le nuove siano pronte. Le installeremo insieme alle 24 nuove pietre che abbiamo già pronte e che piazzeremo in altri indirizzi della Capitale".

https://roma.repubblica.it/cronaca/2018/12/27/news/monti_una_rete_arancione_che_offende_alla_memoria-215268384/


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