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Grosseto. Scoperte le terme di elefanti e Neanderthal
Adn Kronos
Meteoweb, 04/01/2019

In età paleolitica, nella Maremma toscana, era attivo e frequentato un piacevole ambiente termale dove elefanti e Neanderthaliani trovarono un'oasi



In età paleolitica, oltre 170.000 anni fa, nella Maremma toscana, ai piedi della modesta altura di Poggetti Vecchi, che emerge dalla pianura a nord di Grosseto fra i monti di Vetulonia da una parte e il colle di Roselle dallaltra, era attivo e frequentato un piacevole ambiente termale dove elefanti e Neanderthaliani trovarono unoasi per rifugiarsi nel momento in cui la morsa della penultima era glaciale cominciava a farsi sentire.
La straordinaria scoperta preistorica in un bacino di acque termali è annunciata, come anticipa lAdnKronos, sul nuovo numero della rivista Archeologia Viva (Giunti editore), diretta da Pietro Pruneti. Autrici della ricostruzione scientifica sono Biancamaria Aranguren, ex funzionaria della Soprintendenza Archeologica per le province di Siena e Grosseto, Silvia Florindi e Anna Revedin, entrambe archeologhe dellIstituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze. Leccezionalità della scoperta risiede anche nel fatto che Poggetti Vecchi è uno dei pochi siti archeo-paleontologici in Europa che documentano il passaggio dal Pleistocene medio al Pleistocene recente.
Lo studio dei resti di piante e animali ritrovati nel sito, a partire dalla scoperta casuale nel 2012 e dai successivi scavi, ha permesso di capire che, intorno a 170.000 anni fa, lambiente naturale era caratterizzato da ampie radure erbose interrotte da acquitrini di acqua dolce, che si estendevano fino alle pendici delle colline circostanti, coperte da boschi a prevalenza di querce e frassini.
Fra le ossa ritrovate dominano quelle di Palaeloxodon antiquus, un elefante estinto di grandi dimensioni, seguite da quelle di uro (Bos primigenius), cervo rosso (Cervus elaphus) e capriolo (Capreolus capreolus). I resti di elefante del livello archeologico più basso e quindi più antico, formatosi prima di 170.000 anni fa, appartenevano a sette individui, probabilmente ununica famiglia, morta per cause naturali. Lipotesi più plausibile è che gli elefanti avessero cercato rifugio nellarea termale per difendersi dallinasprimento del clima, ma che siano poi morti di inedia, quando il cibo in questa piccola area si esaurì.
Non erano solo gli animali a frequentare la piccola conca delle terme di Poggetti Vecchi: tracce di presenza umana sono state rinvenute in vari livelli. Ma in particolare, nello strato archeologico più ricco, sono stati trovati alcuni strumenti in osso e tanti strumenti in pietra: circa duecentocinquanta manufatti realizzati su ciottoli, tutti raccolti nelle vicinanze. Si tratta di nuclei e schegge lavorate, con tracce di utilizzo per la macellazione e per la lavorazione del legno.
La cosa più incredibile, spiegano Biancamaria Aranguren, Silvia Florindi e Anna Revedin, è stata ritrovare anche dei manufatti in legno, forse realizzati con quegli stessi strumenti in pietra. Chi erano dunque gli uomini che produssero e utilizzarono questi oggetti? Laspetto dei manufatti di pietra è piuttosto arcaico, ma non permette lattribuzione immediata a una specifica fase del Paleolitico. Solo grazie allo studio del contesto e alle datazioni si è giunti alla certezza che i primi frequentatori delle terme di Poggetti Vecchi fossero dei Neanderthaliani antichi.
Tra le ossa di elefante, nello scavo di Poggetti Vecchi sono stati recuperati circa cinquanta frammenti di legno, intrisi di quella stessa acqua termale che li ha conservati fino ad oggi. Un primo studio sui legni si è da poco concluso, svolto in collaborazione fra Soprintendenza e Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. I manufatti identificati sono trentaquattro, tutti in legno di bosso (Buxus sp.), una specie selezionata per la sua particolare durezza e compattezza, che i frequentatori neandertaliani del sito potevano trovare sulle vicine formazioni collinari, come ha rivelato lo studio dei pollini fossili.
Si tratta di bastoni lunghi più di un metro con chiare tracce di intervento umano, ad esempio la rimozione della corteccia e dei rami laterali; in particolare sono lavorate le estremità: la parte più spessa è arrotondata a formare unimpugnatura, la parte più sottile a formare una punta smussata. Qualcosa di molto simile ai cosiddetti digging stick, i bastoni da scavo multiuso che ancora fanno parte dellequipaggiamento delle residue popolazioni di cacciatori-raccoglitori, tradizionalmente usati dalle donne per recuperare radici, tuberi e altri prodotti spontanei, ma anche per cacciare piccole prede.
Alcuni di questi bastoni erano in parte anneriti: lannerimento è attribuibile alluso del fuoco. Inoltre, molti elementi, fra cui la localizzazione e la superficialità delle bruciature sui manufatti, fanno pensare non solo a unintenzionalità, ma addirittura a un sapiente controllo del fuoco al momento della lavorazione.
Già da questi primi risultati è chiaro sostengono le autrici dellarticolo, Biancamaria Aranguren, Silvia Florindi e Anna Revedin come siamo in presenza di un rinvenimento straordinario: sono pochi i siti archeo-paleontologici in Europa che documentano il passaggio dal Pleistocene medio al Pleistocene recente. Poggetti Vecchi offre unopportunità eccezionale per studiare il comportamento dei primi Neanderthal in questo specifico contesto climatico e ambientale. Di sicuro le calde sorgenti termali attrassero in questa piccola valle rigogliosa uomini e animali in cerca di cibo e di un riparo dai primi freddi della glaciazione in arrivo.
Ma per gli elefanti, sensibili al freddo più di altre specie, questo ambiente si trasformò in una trappola e forse le risorse presto si esaurirono (non dobbiamo dimenticare che erano animali enormi, alti quattro metri al garrese, e che dunque necessitavano di quantità enormi di cibo). Un bottino insperato e abbondante per lintero gruppo di Neanderthal che sistematicamente controllava la valle per unattività di caccia e raccolta che impegnava anche le donne, come suggerisce la presenza dei bastoni da scavo.
E anche per noi si è rivelata una fonte inaspettata di nuove conoscenze, a partire dalla scoperta che già i primi Neanderthaliani erano in grado di controllare il fuoco, utilizzandolo come strumento di lavorazione: uno degli elementi per capire lavanzare della modernità nei comportamenti e nelle capacità di questi antichissimi maremmani, concludono Biancamaria Aranguren, Silvia Florindi e Anna Revedin.

http://www.meteoweb.eu/2019/01/scoperte-terme-elefanti-neanderthal/1201357/


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