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Roma. Flaminio, il Borghetto dei ruderi
Valeria Costantini
Corriere della Sera - Roma 7/1/2019

Macerie, occupazioni abusive, immondizia: così è ridotto lo storico epicentro culturale della città

Il Borghetto Flaminio abbandonato, pieno di immondizia, con occupazioni abusive e macerie di edifici. Ruderi ovunque, nello storico epicentro culturale di Roma nord che avrebbe dovuto ospitare il campus di Architettura. Invece è tutto fermo da anni. E a piazzale Flaminio, davanti alla Porta del Popolo, il Caffé dellOrologio, per anni simbolo del quartiere ma chiuso anchesso da tanto tempo, è ormai diventato il rifugio di clochard.

Degrado urbano, palazzi decadenti, rifiuti e occupazioni abusive. Un panorama che non decora qualche estrema periferia della Capitale, ma il suo cuore storico: il Borghetto Flaminio. Scenari di incuria totale a pochi passi da Piazza del Popolo, dove nel 900 si trovava lepicentro culturale della città.

È nel quadrilatero verde di collina dove sorge Villa Strohl Fern, che vivevano molti artisti dellepoca: da Francesco Trombadori a Carlo Levi. Unarea immensa, di proprietà comunale, che si snoda allinizio della via Flaminia: uno spettacolo indecoroso di graffiti e manufatti abbandonati, su cui affacciano le finestre del maestoso palazzo della Marina Militare. I cinque ettari di notevole valore paesaggistico e urbano, come certifica lo stesso Piano regolatore, attendono una riqualificazione da oltre sedici anni, da quando è stato firmato un protocollo di intesa che avrebbe dovuto restituire gli ampi spazi alla fruizione della cittadinanza. Gran parte delle cubature infatti sono state cedute dal Comune anno 2002, sindaco Walter Veltroni allUniversità La Sapienza: nellantico borgo sarebbe già dovuto nascere il campus di Architettura. Ma la macchina burocratica si è inceppata di continuo.

A chiedere al Campidoglio il recupero dellarea di pregio è il Centro di iniziativa per la legalità democratica (Cild), insieme al Coordinamento periferie Roma, che ha fatto istanza di accesso agli atti a ottobre 2017 presso il dipartimento Patrimonio: il quadro emerso certifica una gestione nebulosa e frammentata dei vari spazi, che ha creato le isole di degrado alternate a realtà culturali di successo. Come il bel Museo dei bambini Explora, ricavato nellantica rimessa Atac: 10 mila metri quadrati in concessione per 15 anni, in attesa di lumi dal Comune per il rinnovo.

Lungo e ingarbugliato anche liter per la cessione degli immobili alla Sapienza: dove oggi ci sono solo sfasciacarrozze e edifici logori, avrebbero dovuto esserci aule e laboratori, ma tra delibere lumaca e rimpalli luniversità romana non è riuscita ancora ad aprire i cantieri. Secondo i cartelli i lavori dovrebbero partire questanno.

Dopo gli ennesimi ritardi, proprio il Cild a luglio 2018 ha diffidato Roma Capitale a concludere il procedimento di autorizzazione per le opere dinteresse pubblico: la conferenza di servizi, lultima, si è chiusa effettivamente questanno. Ma manca ancora un tassello, la deliberazione dellassemblea capitolina per il via libera definitivo al futuro campus: tempi quindi incerti per la posa della prima pietra. Dai documenti del comitato poi spiccano due aree al centro di contenziosi giudiziari e quindi cristallizzate. Come il caso dello storico mercatino dellusato, il Garage Sale, che da 14 anni apre in alcuni fabbricati in teoria in uso alla Sapienza, con tariffa di ingresso per i visitatori e locazione dei posti vendita agli espositori. Luniversità ha chiesto di cessare le attività commerciali, ma la società di gestione ha ottenuto da Tar e Consiglio di Stato la sospensione del provvedimento.

Anche per il Circolo Bocciofilo Flaminio, il Cild ha indagato senza avere riscontri da parte del dipartimento Patrimonio. Il II Municipio nel 2016 aveva fatto partire la revoca delle concessione, il Tar ha dato ragione al parlamentino dei Parioli contestando gli ampliamenti del circolo come abusi edilizi (ristorante e palestra), ma la querelle prosegue, i titolari sono già pronti al ricorso.

E questi sono solo alcuni degli esempi più macroscopici del ginepraio urbanistico creato negli anni al Borghetto Flaminio. Il nostro lavoro di verifica non è di opposizione allamministrazione, ma di collaborazione e stimolo precisa Tommaso Capezzone da Cild . Lintento è di affiancare il Campidoglio per riuscire a risolvere la situazione del Borghetto, la periferia dietro piazza del Popolo come labbiamo ribattezzata, che dovrebbe essere una risorsa per la comunità, e invece è un preoccupante puzzle di degrado urbano.



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