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Disfida a Palazzo dei Diamanti:si può ampliare un capolavoro?
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera 9/1/2019

No allampliamento di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Il fronte dei contrari, duecento e passa firmatari, guidato dai fratelli Sgarbi. Una querelle nata per la decisione del Comune di avere nuovi spazi.

Al dì ad San Mai, per dirla in ferrarese. Cioè il giorno di San Mai. Ecco la data in cui, per una moltitudine di architetti, amministratori, docenti, critici e difensori del patrimonio dovrebbero iniziare i lavori per rilanciare Palazzo dei Diamanti di Ferrara, capolavoro del Rinascimento, appiccicandoci un vistoso supplemento edilizio in vetro e acciaio.

Mai e poi mai, inorridiscono i duecento e passa firmatari dellappello lanciato da Vittorio ed Elisabetta Sgarbi, uniti nel lanciare un grido di dolore contro la mortificazione dellaggiunta: Lintervento soffoca il rapporto delledificio con lo spazio aperto della città. E assume lo stesso assurdo significato che avrebbe aggiungere un canto alla Divina Commedia o all Orlando Furioso . E ciò che vale per Dante e per Ariosto vale per Biagio Rossetti. Larchitetto ferrarese autore appunto di quel magnifico edificio che ospita la Pinacoteca nazionale e la Galleria darte moderna.

Ma partiamo dallinizio. Cioè dallidea del Comune emiliano, da decenni amministrato dalla sinistra, di recuperare nuovi spazi dal palazzo cui rese onore anche Giosuè Carducci: Lampeggia, palazzo spirtal de dïamanti,/ e tu, fatta ad accôrre sol poeti e duchesse,/ o porta de Sacrati, sorridi nel florido arco!. Troppo successo delle mostre temporanee, troppo poche le stanze dove concentrare, secondo Maria Luisa Pacelli, direttrice delle Gallerie dArte Moderna e Contemporanea, servizi di base per la didattica, un punto ristoro, un percorso coperto, servizi igienici adeguati....

Febbraio 2017: ecco il Concorso di progettazione per ampliamento della galleria darte moderna di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Soldi in palio: tre milioni e mezzo di euro. Tre settimane e salta su, furente, Italia Nostra: Il bando prevede la progettazione di un ampliamento di quasi 500 metri quadri verso il giardino e invita ad immaginare come questo elemento di collegamento possa essere declinato come una nuova area espositiva e/o polifunzionale. Alla larga: Si decide di manomettere Palazzo dei Diamanti per continuare a svolgere il più a lungo possibile le grandi mostre della città negli angusti locali del piano terra delledificio, la cui inadeguatezza è evidente da decenni. Meglio recuperare, piuttosto, uno degli edifici monumentali di grande pregio non utilizzati, sotto-utilizzati presenti lì vicino in enorme quantità.

La polemica, per qualche mese, galleggia localmente. Tra gli addetti ai lavori. Finché, un bel giorno, alla fine di maggio, presentano a Ferrara lultimo libro di Giorgio Bassani. Cè anche Vittorio Sgarbi. Giorgio Malacarne, presidente di Italia nostra, torna alla carica. Il critico darte si infiamma come un cerino. Dice che non ne sapeva niente, che è una idea da pazzi, che quando una cosa sembra così idiota da non poter succedere, a Ferrara succede, che il Palazzo dei Diamanti è sacro, che gli spazi necessari possono essere trovati a Palazzo Prosperi Sacrati che sta di là della strada e che il sindaco Tiziano Tagliani andrebbe arrestato con tutti quelli che hanno avuto la pensata.

Ma la guerra, quella vera, deve ancora arrivare. E si riaccende, incandescente, nellautunno 2018. Man mano che si allargano le perplessità sul progetto che, tra 70 concorrenti, ha vinto la gara. Presentato da un team composto da 3TI progetti, dallo studio Labics, dallarchitetto Elisabetta Fabbri e dalla società Vitruvio. Progetto che prevede, si legge in un elegante servizio illustrato di professionearchitetto.it, un nuovo edificio, che si estende su 660 metri quadri, ridotto allessenziale, caratterizzato da pilastri che sorreggono una copertura piana orizzontale. Le tamponature verticali sono formate quasi interamente da vetrate.... Seicentosessanta metri quadri? I rendering, piacciano o no, dicono tutto. E spaccano la città. Di qua i possibilisti che dicono si, forse, chissà Di là gli apocalittici: mai!

Il conflitto, va da sé, sfocia in una rissa tra i due galli. Di qua Sgarbi, che si candida alle prossime comunali con la lista Rinascimento ed è pronto a allearsi coi leghisti che anni fa bollò come deficienti, egoisti, stronzi, unti, razzisti ma ora saluta dichiarandosi oltre Salvini e proponendosi come assessore alla Cultura, direttore dei Diamanti, semplice consulente o persino nulla pur di cacciare le sinistre. Di là il sindaco Tagliani che gli risponde beffardo: Magari! Purtroppo non sarà Sgarbi il candidato della destra, se così fosse, come è successo in passato, potrei andare finalmente in ferie perché ha già fatto lamministratore in mezza Italia senza mai terminare un incarico.

E via così. Uno ad accusare il critico darte di non aver detto una parola su Palazzo dei Diamanti (So che a Vittorio non interessa un bel nulla per avermelo detto lui stesso) finché era aperta la collezione Cavallini Sgarbi nelle sale del Castello Estense. Laltro a ribattere che è tutto falso e rivendicare: Io e la mia famiglia a Ferrara abbiamo dato ben più di quanto abbiamo avuto. Tagliani non ha dato niente e nulla resterà dei suoi mandati.

Botte da orbi. Che rischierebbero di ridurre il tema a una baruffa da cortile se non ci fosse in ballo, appunto, uno dei palazzi più belli, più celebri e più importanti del Rinascimento. In difesa del quale Vittorio ed Elisabetta Sgarbi, editrice e fondatrice con Umberto Eco e altri di La nave di Teseo, sono riusciti a mobilitare un coro di persone battagliere e trasversali se non addirittura spesso ostili luno allaltro. Dagli architetti Pier Luigi Cervellati, Mario Bellini e Amos Gitai al direttore della Treccani ed ex ministro della cultura Massimo Bray, dagli scrittori Pietro Citati, Claudio Magris e Dacia Maraini a storici dellarte come David Ekserdjian, Andrea Carandini, Marc Fumaroli, Christoph L. Frommel e perfino Andrea Emiliani, al quale in tempi lontani il fumantino Vittorio augurò addirittura la morte. Non bastasse, si sono già apertamente schierati contro il nuovo edificio leggero storici mai teneri col critico ferrarese come Salvatore Settis e Tomaso Montanari: Stavolta ha ragione lui. Piena. Siamo alle solite: levento che si mangia il monumento.

Certo, mancano ancora il via libera definitivo della soprintendenza e del ministero dei Beni culturali. La voglia di aprire il cantiere, però, è lì. Incombe. E ti chiedi: ma se i giudizi sono così pesanti e così corali da compattare tanti amici e nemici di Vittorio Sgarbi, che si è giustamente intestato questa battaglia, che senso ha ripetere che con il no si rischiano di perdere tre milioni e mezzo di euro di lavori? Mah




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