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Quando larchitetto di Napoleone voleva portare lUltima Cena a Brera
Pierluigi Panza
Corriere della Sera - Milano 9/1/2019

Sarà meglio tutelata. Ma il commissario per le Belle arti bloccò lo strappo

Quella tra i francesi e il Cenacolo sembra la storia della volpe e luva. Lo amano così tanto che vorrebbero portarselo via; ma siccome è attaccato al muro e non riescono a strapparlo ordinano copie. Il caso più noto è quello di Luigi XII che, dopo la conquista di Milano (1499) chiese di trasportare laffresco a Blois. Non riuscendo, Charles dAmboise, governatore della città, ne fece trarre copie da allievi di Leonardo. Di un esplicito tentativo di strappo del Cenacolo da parte dellentourage napoleonico, invece, non erano mai state evidenziate le tracce. Ma allArchivio di Stato di Milano sono depositate alcune carte (sono tre gruppi inediti alle voci Autografi 81, Studi pm. 280 e 357, oltre ad Autografi 103; lo studio sarà pubblicato sulla rivista scientifica Ananke) che testimoniano la proposta di trasportare lUltima Cena da un refettorio di monaci ridotto a caserma alla neonata sede napoleonica di Brera.

Ad avanzare la proposta fu larchitetto, di forte connotazione politica, Paolo Bargigli, giacobino della prima ora che aveva trovato rifugio nella Milano Capitale della Repubblica Cisalpina. Protetto da Napoleone, sarà al suo fianco nellesilio allElba, lascerà Milano nel 1804 per Carrara. È l8 maggio del 1802 quando Bargigli scrive al Ministro dellInterno avanzando lipotesi di trasportare il Cenacolo dal refettorio delle Grazie a Brera. Niuna cosa potrebbe dare maggior gloria a chi lordina scrive , e alla Nazione stessa, quanto il conservare, collocare e ripristinare in ciò che è possibile la celebre Cena di Leonardo, che tutta si va deteriorando nel locale in cui esiste. Da qui la proposta di strapparlo e trasportarlo su un supporto a Brera. Per conservarla e ripristinarla conviene traslocarla di questa operazione, con tantissima spesa, ne corrispondo, avendo io esperienza. Bargigli, infatti, era già stato incaricato di traslare la Cappella di Daniele da Volterra da Trinità dei Monti.

Lipotesi è sorprendente, visto che è sempre passato agli annali lo stupore provato da Napoleone davanti allUltima Cena e il suo invito a preservarla. Invito disatteso visto che le truppe francesi usarono il refettorio per acquartierarsi. La proposta dellarchitetto di Napoleone Bargigli fu trasmessa il 12 luglio ad Andrea Appiani (Occorrenza del Commissario delle Belle Arti Andrea Appiani sul progetto dellarchitetto Paolo Bargigli di trasportare, repristinare e conservare la pittura del celebre Leonardo Da Vinci esistente nel Cenacolo delle Grazie), appena nominato Commissario per le Belle arti (stipendio 1.500 lire annue), acciocché si informi e proponga. Ma Appiani boccia la proposta. Il cittadino Andrea Appiani intorno al progetto dellarchitetto Bargigli informa che essendosi portato a visitare nel Convento delle Grazie quel dipinto Cenacolo di Leonardo da Vinci non ha trovato mezzo di poter far seguire il trasporto, scrive. E una nota, aggiunta sul margine destro del documento a mano di Giuseppe Bossi, segretario perpetuo dellAccademia di Brera, invita lo stesso Appiani a presentare un progetto alternativo sul modo di conservare quel luogo, ovvero senza rimuovere lopera.

Da qui in poi la storia è già nota agli studiosi. Appiani, premier peintre de lEmpire, presenterà una relazione in risposta a una sollecitazione del Ministro dellInterno nella quale, ribadendo che il dipinto a mio credere non è suscettibile di trasporto, suggerisce modalità di conservazione. Il 23 settembre il Ministro dellInterno chiederà ad Appiani di impegnarsi direttamente nellintervento, ma ciò non avrà seguito.

Anzi, nel 1818, dopo la caduta di Napoleone, spunterà di nuovo unipotesi di strappo della pittura su proposta del pittore Stefano Barezzi. Tra il 1819 e il 1822 la Commissione dellAccademia di Belle Arti darà prima un ok di massima al Barezzi, quindi gli suggerirà una prova, poi il Barezzi strapperà larea della mano di Cristo, quindi, il 3 agosto 1821 Fumagalli, per conto della Commissione, declinerà le responsabilità perché il Barezzi usa un metodo segreto.

Tutto si blocca e, nel 1822, il Barezzi chiede pure un indennizzo.

Sulla vicenda del Barezzi e altri restauri al Cenacolo è anche recentemente uscito un volume, (Leonardo. LUltima Cena, Electa, pp.298 euro 80) di Pietro Marani, dove sono ripubblicati, con nuovi apparati, i testi che lautore scrisse nel 1999 al termine del restauro condotto da Pinin Brambilla. In maniera specialistica, nel 1997 lo stesso Marani aveva pubblicato il saggio Il Cenacolo di Leonardo e i suoi restauri in I Tatti Studies in the Italian Renaissance.



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