LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Per unarcheologia fuori dallimpasse. Lettera al Ministro Bonisoli di API (Archeologi Pubblico Impiego)

Per unarcheologia fuori dallimpasse. Lettera al Ministro Bonisoli.

Proprio in questi giorni, tre anni fa, grazie ad un emendamento natalizio della legge di bilancio in approvazione da parte del Parlamento, vennero affidate allallora Ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, le deleghe per trasformare definitivamente lassetto del Ministero dei Beni Culturali, già investito dalla dolorosa scissione messa in atto nel 2014 fra servizi di tutela e valorizzazione.
Alla luce di quanto verificatosi da allora, non possiamo che ribadire la nostra posizione di ferma contrarietà alla riforma nel suo complesso: le nostre iniziali perplessità sono state purtroppo confermate dalle problematiche emerse nel corso di questi primi anni di attuazione.
È per questo che abbiamo deciso di presentare al nuovo Ministro Bonisoli un breve dossier, qui allegato, frutto del confronto tra i soci dellAssociazione e contenente le principali criticità che, attraverso il nostro quotidiano lavoro negli uffici del Ministero, abbiamo potuto verificare con mano a partire dallavvio della riforma.
Fuori da ogni intento polemico, dunque, e con lo spirito di servizio che da sempre contraddistingue loperato dei nostri iscritti, offriamo oggi il nostro contributo al dibattito recentemente riaccesosi sul futuro dellarcheologia in Italia; abbiamo chiesto inoltre al Ministro di volerci ricevere, per un confronto diretto sulle molte questioni ancora lasciate aperte dalla riforma Franceschini. Certi del suo interesse per le tematiche sollevate, contiamo presto di poter dar conto di quanto sarà discusso nel corso dellincontro.




Al Sig. Ministro per i Beni e le Attività Culturali
dott. Alberto Bonisoli
ministro.segreteria@beniculturali.it


Gentilissimo Sig. Ministro,

in vista di una auspicabile analisi sulla situazione complessiva del Ministero, la nostra Associazione, formata da funzionari archeologi in servizio negli uffici centrali e periferici, intende sottoporLe alcune riflessioni inerenti il settore archeologico. Già lo scorso 18 luglio Le avevamo indirizzato una lettera con una richiesta di incontro, richiesta che ora qui Le rinnoviamo per confrontarci con Lei sui punti che qui di seguito Le sottoponiamo, con lo spirito di collaborazione e servizio che ha sempre animato i membri della nostra Associazione.


1. Riaffermazione dellautonomia tecnico-scientifica del settore archeologico

La seconda fase della riforma Franceschini ha previsto laccorpamento delle Soprintendenze Archeologia alle Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio (già a loro volta accorpate a quelle per i Beni storico-artistici), creando uffici con competenze miste diretti da Soprintendenti tecnici, che tuttavia hanno preparazione specifica solo in uno dei settori che sono chiamati a dirigere. Lobiettivo principale di questo intervento era di creare un ufficio unico di riferimento per lutenza, che garantisse risposte univoche alle diverse richieste presentate in materia di tutela di Beni Culturali. Allo stato attuale dei fatti questo obbiettivo è ben lungi dallessere raggiunto.
Nella maggior parte dei casi, infatti, benché archeologi e architetti siano spesso chiamati ad esprimersi sugli stessi interventi e le stesse opere, i beni sui quali esercitano la tutela non sono coincidenti e le normative di riferimento sono articolate in modo differente e con tempi procedimentali diversi (come accade ad esempio per le normative sullarcheologia preventiva, che prevede un parere espresso in fasi di progetto di fattibilità, e quelle sullautorizzazione paesaggistica, espressa sulla base del progetto definitivo). Ciò ha creato estrema confusione nellutenza esterna in tema di presentazione delle istanze. Allinterno degli uffici del Ministero, che sarebbero tenuti a questo punto a dare risposte uniche, si sono generati enormi problemi nel coordinare i diversi aspetti.
Ne deriva che nella maggior parte dei casi i pareri continuano ad essere disgiunti, emessi in tempi diversi e, talvolta, contrastanti nei contenuti. In altri casi la necessità di esprimere un parere unico conduce ad alcune forzature di carattere procedurale che potrebbero però generare dubbi sulla validità dei provvedimenti e/o delle prescrizioni e quindi generare contenziosi. Non si può tacere inoltre il fatto che vi sia generalmente unattenzione minore dei Dirigenti verso larea dellarcheologia, dovuta ai numerosi ricorsi che colpiscono i pareri emessi relativamente ai settori architettonico-paesaggistico, fattore che spesso produce squilibri notevoli nelle risorse umane destinate e nellassegnazioni delle pratiche.
La tutela archeologica, dunque, è risultata pesantemente indebolita, con importanti ricadute anche sul lavoro dei professionisti esterni cui vengono affidate le indagini archeologiche sul campo, significativamente in diminuzione. Certamente la debolezza normativa di cui larcheologia italiana da tempo soffre non aiuta, dal momento che solo per le opere pubbliche sono previste procedure chiare e codificate. Labolizione degli Uffici specificamente dedicati, che riuscivano almeno in parte a sopperire a questa lacuna, ha drammaticamente riportato alla luce il problema.
La mancanza di competenza tecnico-scientifica specifica in materia archeologica da parte di molti dirigenti, inoltre, non consente di garantire uniformità amministrativa allinterno dello stesso Ufficio o, nel caso delle regioni in cui esistono più SABAP, fra territori contermini della stessa Regione, dal momento che la definizione delle modalità di gestione di pratiche analoghe viene demandata ai soli funzionari senza chiari indirizzi di carattere generale. Ciò influisce pesantemente sui rapporti con gli Enti territoriali, ogni qual volta ci si trovi a valutare progetti che coinvolgono più province o lintero territorio regionale.
In conclusione, appare evidente che la riforma non è stata effettivamente unoperazione di creazione di nuovi uffici con competenze miste ma, per citare la circolare ministeriale DG OR 118/2016, ha comportato la soppressione di un ufficio -le Soprintendenze Archeologia- nellaltro.
Visto quanto finora illustrato, considerato anche il mescolamento delle competenze a livello centrale, lì dove il neonato Istituto Centrale per lArcheologia sembra negli ultimi tempi assumere ruoli una volta propri della Direzione Generale Archeologia, e anche alla luce dellattuale situazione di ibridazione tra lo stesso ICA e il Servizio II della DG ABAP, ci sembra doveroso che venga ripristinata una struttura dirigenziale autorevole espressamente dedicata al settore archeologico, che possa svolgere funzione di indirizzo per le tematiche archeologiche di interesse generale e di coordinamento in materia di tutela archeologica, soprattutto al fine di evitare un possibile mancato raccordo tra linee ed indirizzi perseguiti dagli uffici centrali ed effettiva applicazione degli stessi a livello periferico.
Inoltre, seppure con modalità e ruolo da definire, questi uffici centrali dovrebbero curare in modo approfondito le esigenze legate sia alla necessità di continuo aggiornamento del personale tecnico del settore Archeologia, mediante promozione e/o riconoscimento di attività formative dedicate (interne/esterne al MiBAC), sia alla necessità di garanzie di finanziamento per i progetti presentati dagli uffici ministeriali nellambito della programmazione dei lavori pubblici.


2. Figure dirigenziali specifiche per ogni settore

Il settore archeologico presenta peculiari specificità: la tutela archeologica è infatti lunico ambito del Ministero che lavora su beni prevalentemente invisibili e non ancora noti; quindi, elemento essenziale per lesercizio dellattività è lapprofondita conoscenza del territorio, delle sue problematiche e delle dinamiche culturali che lo hanno caratterizzato nel tempo. La necessità di individuare i beni non ancora conosciuti rende indispensabile confrontarsi con gli enti locali per intervenire sulla programmazione territoriale. Per larcheologia inoltre, particolarmente soggetta a travisamenti e sensazionalismi nei mass media, è particolarmente importante una attenta opera di promozione della conoscenza del patrimonio, che è da considerare essenziale tra i compiti del Ministero, non solo per permettere la fruizione dello stesso, ma soprattutto per favorire la partecipazione consapevole alla sua tutela.
In questo senso la perdita di una dirigenza tecnico-scientifica con competenze specifiche, in grado di indirizzare e coordinare le attività di conoscenza, tutela, educazione al patrimonio archeologico e valorizzazione, ha ulteriormente comportato un indebolimento dellattività di tutela sul territorio.
Effettivamente, il vuoto che si sarebbe creato con labolizione delle dirigenze tecniche era stato previsto dal legislatore, che ha introdotto le figure dei Responsabili di Area Funzionale. Tali figure, selezionate, a rotazione, tra i funzionari in servizio, non rivestono però alcun ruolo dirigenziale e sono dunque prive dellautorità necessaria per coordinare i colleghi e presentarsi allesterno con la necessaria autorevolezza.
Lo stesso indebolimento sofferto per la soppressione delle Soprintendenze Archeologia con dirigenti dedicati esclusivamente al settore archeologico, ha interessato anche gli Uffici centrali.


3. Riunificazione delle funzioni di tutela e valorizzazione

La separazione fra tutela e valorizzazione, attuata attraverso listituzione dei Poli Museali e la soppressione delle Soprintendenze Archeologia, ha ulteriormente indebolito le funzioni di tutela proprie degli uffici periferici. Questo ha determinato la separazione dei musei e dei parchi archeologici dal territorio di riferimento, facendo venire meno sia il naturale collegamento di tutela, scavo e restauro con valorizzazione e restituzione pubblica, sia il legame diretto con il territorio, là dove piccoli musei e realtà archeologiche erano punto di riferimento per segnalazioni e progetti condivisi (anche attraverso le scuole e le associazioni locali).
La riforma Franceschini ha previsto inoltre in numerose regioni la frammentazione delle Soprintendenze archeologiche regionali su più uffici. Le Soprintendenze archeologiche, strutture ormai da tempo consolidate sul territorio, erano dotate di biblioteche specializzate, laboratori di restauro e fotografici e magazzini dei reperti, strumenti indispensabili per lesercizio dellattività di tutela. I laboratori di restauro in particolare, oltre alle consuete attività di consolidamento e restauro conservativo dei reperti e di progettazione di lavori sui beni culturali archeologici, svolgevano unimportante attività di consulenza sui cantieri di scavo connessi allarcheologia preventiva o di privati, qualora fosse necessario intervenire durgenza per garantire la conservazione dei reperti o delle strutture. Va ricordato che compito del Ministero per legge è la conservazione di tutti i beni archeologici, non solo quelli da destinare alla valorizzazione. Le Soprintendenze Archeologiche conservavano inoltre importanti archivi documentali, non solo relativi ai procedimenti, ma anche alle attività di ricerca archeologica sul territorio, patrimonio di conoscenze necessario per la tutela.
La frammentazione delle Soprintendenze ha inevitabilmente comportato il passaggio di laboratori, biblioteche e archivi ad ununica sede di Soprintendenza ABAP con ridotte competenze territoriali o, soprattutto nel caso di laboratori di restauro, ad un singolo Museo o un Polo Museale. De facto quindi molti uffici mancano di tali servizi, con conseguente grave perdita di funzionalità degli stessi. La polverizzazione degli Uffici ha avuto anche ricadute rilevanti anche sulla loro gestione amministrativa, con un eccesivo aggravio dei carichi di lavoro soprattutto nel caso di uffici che svolgono funzioni di stazione appaltante.
Inoltre, la dispersione dei funzionari archeologi in uffici dotati di un numero limitato di posti ha comportato per queste figure specialistiche una maggiore difficoltà nello scambio di esperienze e quindi limpoverimento di competenze scientifiche e amministrative maturate nel corso degli anni e che lunicità delle Soprintendenze Archeologia poneva a disposizione dellintero territorio regionale.


4. I luoghi della cultura a carattere archeologico

Se la separazione fra tutela e valorizzazione ha pesantemente compromesso lattività delle Soprintendenze, spesso è mancato anche leffetto atteso di potenziamento del settore museale.
Per quel che riguarda il personale, è indubbio che il lavoro a stretto contatto con professionalità differenti allinterno di Musei autonomi e Poli ha comportato un momento di arricchimento delle reciproche competenze, consentendo larmonizzazione dei singoli saperi a beneficio delle potenzialità di valorizzazione degli uffici.
Tuttavia, alla creazione delle nuove strutture non è seguita una riflessione sulla definizione delle figure professionali necessarie allinterno di un museo che costituisse un effettivo superamento della vecchia organizzazione dipendente dalle Soprintendenze. Al contrario, la mancanza di figure di conservatori/curatori e, in generale, di tutte quelle professionalità intermedie (anche amministrative) necessarie per mettere realmente in moto la macchina della valorizzazione porta i direttori dei Musei dipendenti dai Poli regionali, ma anche i funzionari/curatori dei Musei autonomi a svolgere le mansioni più disparate.
In questo contesto riteniamo necessario ribadire lopportunità che il direttore di musei a carattere prevalentemente archeologico sia un archeologo, al contrario di come si sta verificando in molte realtà (come ad esempio per il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari o per le Grotte di Catullo e la Villa romana di Desenzano), anche nel rispetto della Carta delle professioni museali dell'ICOM che ribadisce per il direttore lattinenza del proprio curriculum alla specificità del museo.
Inoltre, manca a tuttoggi una chiara definizione del ruolo e delle mansioni dei direttori dei musei interni ai Poli Museali che subiscono difformità di selezione e assegnazione dei ruoli rispetto ai colleghi responsabili di Area Funzionale delle SABAP, cui economicamente e per funzioni possono essere equiparati.
La divisione tra tutela e valorizzazione ha poi portato, soprattutto (ma non solo) nei casi delle aree archeologiche passate ai Poli, dove al tema della valorizzazione si affianca sempre e costantemente il problema della conservazione e tutela, ad una ondivaga definizione di competenze tra Musei e Soprintendenze, senza una precisa definizione dei ruoli e delle competenze, con un conseguente immobilismo, se non per i casi demandati alla buona volontà dei funzionari di entrambi gli Istituti. Se, come è giusto e si sostiene a livello generale, il museo deve comunque avere un legame e una ricaduta sul territorio, occorre definire responsabilità, compiti, autonomie e sinergie, altrimenti nessuna reale conservazione e valorizzazione saranno possibili.


5. La necessaria rivendicazione di un ruolo forte e autonomo del Ministero

Ribadiamo la necessità che gli uffici centrali e periferici del Ministero continuino ad esercitare il proprio ruolo di organi tecnici e terzi, nei confronti specialmente delle realtà politico-amministrative territoriali.
In tal senso, non possiamo non citare con preoccupazione lAccordo preliminare firmato il 28.02.2018 tra il Governo e la Regione Veneto e la successiva proposta di Legge delega avanzata dalla stessa Regione al Ministro per gli Affari Regionali, per l'attuazione di quanto previsto dalla Costituzione (art. 116, co. 3) con la possibile attribuzione all'Ente territoriale di competenze in tutte le 23 materie concorrenti tra le quali è ricompresa anche la valorizzazione dei beni culturali (art. 117, co. 3).
Preoccupano inoltre non tanto le eventuali intenzioni di addivenire anche a forme di intesa e coordinamento (previste comunque dalla Costituzione, art. 118, co. 3) in materia di tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, quanto piuttosto leventuale trasferimento integrale della stessa materia ai sensi dello stesso art. 116, co. 3.
Considerato che a quella della Regione Veneto stanno facendo seguito analoghe istanze da parte di diverse altre Regioni, fra cui sicuramente la Lombardia (a seguito del referendum sull'autonomia) e il Friuli-Venezia Giulia (Regione a statuto speciale, che ha già pubblicamente manifestato lintenzione di richiedere le competenze in materia di tutela dei beni culturali), a seconda degli accordi stipulati con le singole Regioni il Ministero vedrebbe trasferite in maniera differenziata su scala nazionale le sue competenze, ad esempio con la cessione in qualche caso dei soli Poli, in altri casi forse anche delle Soprintendenze: ciò comporterebbe sicuramente la fine di qualsiasi uniformità nei livelli di conoscenza, tutela e valorizzazione. Né si può ipotizzare che sia sufficiente l'emanazione, da parte del Ministero, di standard di comportamento (DM 23/12/2015), che finora hanno dimostrato di avere solo valore di indirizzo.
Alla luce di quanto sopra esposto, è chiaro il rischio che sia lazione di tutela sia lazione di valorizzazione, siano ulteriormente sottoposte a stress, con un possibile e definitivo tracollo del sistema di controllo del territorio. Non è infatti in alcun modo prefigurabile la portata delle conseguenze che un passaggio di competenze tra Stato e Regione potrebbe avere in tale campo. Richiamiamo, in proposito, lassoluta delicatezza e fragilità del sistema in essere, la quale costringe in ogni caso, prima di ogni eventuale riforma strutturale ad una effettiva analisi dello stato della situazione e delle conseguenze dei cambiamenti.
Non ci sfugge, peraltro, il delicato rapporto che si va instaurando, con modalità differenti da regione a regione, tra gli uffici ministeriali ed alcune Fondazioni come a Ravenna o ad Aquileia; tale rapporto, in alcuni casi, prefigura una sorta di privatizzazione del Bene culturale in consegna alla Fondazione, con una quasi totale estromissione del Ministero dal suo ruolo di guida sia per la tutela che per la valorizzazione dello stesso. La gestione privatistica ha peraltro conseguenze anche sulla complessa gestione del personale (tuttora statale) preposto al Bene culturale e ripercussioni sulla situazione contrattuale dello stesso personale.


Sulla base di quanto sopra esposto, come Associazione di funzionari al servizio dello Stato ci auguriamo di poter essere presto da Lei ricevuti per un momento di confronto.
Ci appare comunque doveroso, nel quadro generale, evidenziare lassoluta necessità di intervenire, individuando soluzioni che consentano di ridare forza al Ministero ed in particolare al settore archeologico, sia nellambito della tutela che della valorizzazione, restituendo ai lavoratori non solo lorgoglio delle proprie competenze ma anche le condizioni per meglio esercitarle al servizio del patrimonio culturale della Nazione.
Certi della Sua attenzione e in attesa di un gradito riscontro, Le porgiamo con loccasione anche i nostri più sinceri auguri per le prossime festività.

Roma, 24.12.2018 Archeologi Pubblico Impiego (API) MiBACT
il Presidente, dott. Italo M. Muntoni



news

15-02-2019
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 15 febbraio 2019

14-02-2019
Appello. Contro lo smantellamento dello Stato Italiano

13-01-2019
Per unarcheologia fuori dallimpasse. Lettera al Ministro Bonisoli di API (Archeologi Pubblico Impiego)

11-01-2019
Sulla riforma delle Soprintendenze e dei musei di archeologia. Dichiarazione di archeologi accademici Lincei

29-12-2018
Per un rafforzamento delle soprintendenze uniche

29-12-2018
A proposito dell'appello agli archeologi: "Firme e coerenza" di Pier Giovanni Guzzo

18-12-2018
APPELLO AGLI ARCHEOLOGI

28-11-2018
Nell'anniversario dei Washington Principles. Lo Stato italiano ha fatto poco per la restituzione dei beni culturali di proprietà ebraica

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

08-08-2018
Comitato per la Bellezza. Altro palazzone di 6 piani in piena riserva naturale del Litorale romano

24-07-2018
Da Emergenza Cultura: San Candido (BZ), uno sfregio che si poteva e doveva evitare

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

04-06-2018
Dalla rete: sul nuovo governo e sul nuovo ministro dei Beni culturali

19-05-2018
Sul contratto M5S - Lega vi segnaliamo...

17-05-2018
Cultura e Turismo: due punti della bozza Di Maio - Salvini

15-05-2018
Sulla Santa Bibiana di Bernini: intervento di Enzo Borsellino

13-05-2018
Premio Francovich 2018 per il miglior museo/parco archeologico relativo al periodo medievale

04-05-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni" abbiamo pubblicato un contributo di Franco Pedrotti sul depuratore della piana di Pescasseroli: una sconfitta del protezionismo italiano

01-05-2018
Archistorie: rassegna di films sull'architettura dell'Associazione Silvia Dell'Orso

30-04-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni", abbiamo pubblicato un contributo di Vittorio Emiliani: Appena 11 giardinieri per Villa Borghese. Ma l'erba "privata" non è meglio

26-04-2018
Roma. Il nuovo prato di piazza di Spagna non regge, il concorso ippico migra al Galoppatoio

Archivio news