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UE.Il parlamento europeo chiede di istituire un mercato dellarte responsabile ed etico
Giuditta Giardini
Sole24ore, 18/01/2019

Con la Risoluzione per la restituzione transfrontaliera dei beni d'arte razziati durante conflitti armati e guerre, adottata ieri giovedì 17 gennaio 2019, il Parlamento europeo fa ammenda per la insufficiente attenzione prestata alla restituzione di opere d'arte saccheggiate, rubate o ottenute illegalmente durante conflitti armati, in particolare nei settori del diritto privato, del diritto internazionale privato e della procedura civile.
La Risoluzione si fonda sulla Convenzione dell'Aia del 1954 sulla protezione dei beni d'arte in tempo di guerra, sulla Convenzione UNESCO del 1970 e la sorella dell'UNIDROIT del 1995e, ancora, su tutto un insieme di trattati (tra cui il primo Protocollo della Convenzione dei Diritti Umani e atti di diritto derivato europeo.
La Risoluzione parte dall'appello alla tutela del patrimonio culturale comune, vittima di continui attacchi da parte di gruppi belligeranti e fazioni in guerra e deplora distruzioni e spogliazioni che minaccino la scomparsa dell'identità che lega i popoli. Il Parlamento si muove su due fronti, uno passato e uno presente, che sono due ferite ancora aperte: la restituzione dei tesori sottratti alle vittime dell'Olocausto durante la seconda guerra mondiale (100.000 su 650.000 ancora da restituirsi) e i saccheggi dei siti archeologici in Libia, Siria ed Iraq, che finiscono per alimentare il mercato nero dell'arte che oggi raggiunge il volume di quello delle droghe, delle armi e delle merci contraffatte. Secondo i rapporti dellaCommissione europeacirca l'80-90 % dei beni archeologici presenti sul mercato mondiale sono di provenienza illecita.
Le soluzioni prospettate dal Parlamento contro questi mali che minacciano il patrimonio culturale condiviso e il mercato internazionale sono due: la riforma del quadro legislativo di riferimento e la riforma del mercato dell'arte.
Riguardo alla prima proposta si osserva che gli ostacoli legislativi che si frappongono alle azioni di restituzione, secondo il Parlamento, sono l'inevitabile prescrizione delle leggi speciali adottate dopo la guerra per facilitare i rientri in patria dei beni d'arte; la non retroattività della normativa internazionale di riferimento, l'assenza di definizioni armonizzate di arte razziata, tempi di prescrizione, usucapione e buona fede. Lo scoglio maggiore, secondo il Parlamento, sarebbe l'assenza di una normativa uniforme di diritto privato in base alla quale poter chiedere la restituzione delle opere d'arte rubate o esportate illegalmente. Nel testo della Risoluzione si fa accenno alla cooperazione con UNESCO, UNIDROIT, ICOM, musei, gallerie e case d'aste. Il Parlamento sembra categorico sulle misure legislative che dovranno prendersi in un futuro quanto mai prossimo e auspica una riforma delle norme di diritto privato, procedura civile e ADR al fine di accelerare le richieste di restituzione, che verranno supervisionate da una creanda autorità amministrativa di coordinamento transfrontaliero e rese possibili da una serie di accordi con i paesi terzi (basati sui principi della Convenzione dell'UNIDROIT).
Per quanto attiene, invece, alla seconda via, il Parlamento dichiara essere giunto il momento di porre fine alle opacità e istituire un mercato dell'arte europeo responsabile ed etico. Sarà compito della Commissione assieme ad esponenti dello stesso mercato individuare le best practice per facilitare il rientro in patria dei beni rubati o illecitamente commerciati. Tra i primi punti in agenda ci sarebbe l'armonizzazione della ricerca della provenienza e due diligence; il Parlamento si è soffermato sulla necessità di chiarire una volta per tutte il significato dello standard della due diligence diversa dalla buona fede. È dato come riferimento l'art. 16 della legge svizzera sul trasferimento internazionale dei beni d'arte che proibisce a galleristi e case d'aste di concludere qualsiasi transazione quando residui il minimo dubbio sulla provenienza del bene. Inoltre, a tutti i professionisti operanti nel mercato dell'arte europeo sarà richiesta la tenuta di registri documentali e registri delle transazioni (sic!), soggetti al controllo degli Stati Membri. Il Parlamento auspica anche la creazione di un elenco completo di tutti gli oggetti culturali, compresi quelli di proprietà delle famiglie ebree saccheggiati dai nazisti e dai loro alleati, dal momento della loro spoliazione fino ai giorni nostri. Alla Commissione è dato il difficile compito di implementare un sistema di catalogazione digitale, che possa essere utilizzato anche da enti pubblici e collezioni d'arte private, per raccogliere dati sulla situazione dei beni culturali rubati e quelli ottenuti illegalmente e sullo stato delle rivendicazioni esistenti al fine di facilitare la diffusione delle notizie e lo scambio dei dati.
È prevista altresì la creazione di nuovi archivi pubblici o privati contenenti informazioni sull'identificazione e l'ubicazione delle opere d'arte, classificati in base ad uno standard simile all'Object ID, e la mappatura delle banche dati esistenti di beni culturali riconducibili ad un database centrale, facilmente accessibile ed aggiornato regolarmente.
Al di là della nobile iniziativa di rendere il mercato più trasparente e dell'appello a tutti gli Stati Membri di ratificare UNIDROIT, gli esperti del settore dell'arte converranno che la carica innovativa di questa Risoluzione è debole. Il contenuto dei paragrafi, presentato con il fervore di chi stia facendo scoperte eccezionali, in realtà, non è nuovo agli attori della scena internazionale. La cooperazione transfrontaliera e gli accordi con paesi terzi per favorire la restituzione delle opere d'arte sono uno dei tre pilastri su cui si basa la Convenzione UNESCO del 1970. Il concetto di diligenza nella sua accezione lontana alla buona fede, l'armonizzazione delle normative di diritto privato e procedurale per facilitare la restituzione di beni d'arte sono tutti contenuti negli articoli della Convenzione UNIDROIT del 1995. L'idea della tenuta dei registri è vecchia quanto l'INTERPOL, ma diventa impraticabile nel momento in cui si passa dalla registrazione dei beni rubati a quelli presenti nelle collezioni di privati. La classificazione standardizzata (Object ID) è stata introdotta molto tempo fa da ICOM e Getty Information Institute e creare un sostituto europeo per questi formulari utilizzati oggi in tutto il mondo non migliorerà il risultato che si cerca di ottenere. Quello che l'UE dovrebbe fare, senza confondere un quadro giuridico già parecchio confuso, è imporre la ratifica dei trattati esistenti e ordinarne la corretta implementazione nazionale, graduale e coerente. Oppure, possiamo illuderci che quel mercante d'arte che fino ieri ha venduto ogni opera con una stretta di mano, domani inizi a tenere un registro delle transazioni, faccia ossequiosamente due diligence svizzera e denunci ogni bene presente nel suo porto-franco in Lussemburgo all'archivio pubblico tenuto dallo stato?

https://www.ilsole24ore.com/art/arteconomy/2019-01-18/il-parlamento-europeo-chiede-istituire-mercato-dell-arte-responsabile-ed-etico-100002.shtml?uuid=AEk0BoHH&refresh_ce=1


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