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Roma. Restauratori, governo modifichi decreto
Silvia Lambertucci
Ansa, 01/02/2019

Il governo modifichi il decreto per i restauratori, attualmente in discussione e "salvi il restauro italiano".

E' l'appello lanciato al ministro della cultura Alberto Bonisoli da oltre trecento grandi nomi del restauro e della storia dell'arte, dal direttore dell'Istituto Centrale del restauro Luigi Ficacci al direttore dell'Opificio delle pietre dure Marco Ciatti e alla presidente del corso di laurea in beni culturali e restauro dell'Università Laura Baratin . Se lo schema di decreto non verrà rivisto e la norma ridiscussa, sostengono unanimi, "verrà a cadere in breve tempo la qualità dell'approccio italiano alla conservazione del patrimonio culturale", con l'immissione sul mercato di una massa "di operatori non adeguatamente preparati". E, insieme, "verrà inferto un colpo decisivo a tutte le istituzioni formative che creano la professionalità dei restauratori con un corso quinquennale a ciclo unico (classe di laurea LMR02)".

La questione è particolarmente importante , fanno notare i promotori dell'appello, "in considerazione del grave rischio che verrebbe a correre il restauro italiano e il patrimonio culturale con un mercato destinato a divenire saturo per i prossimi decenni di operatori non adeguatamente qualificati, sottraendo spazio a studenti che investono di tasca propria migliaia di euro in tasse universitarie per poter acquisire competenze e titolo ed esercitare la professione per cui si sono formati". Ma un danno aggiuntivo, difficile da percepire e tuttavia concretamente incombente, sottolineano, sarebbe la vanificazione dell'investimento effettuato per molti anni dallo Stato italiano nella formazione d'eccellenza delle SAF: in sostanza, uno spreco di denaro pubblico, ovvero dei contribuenti. Leffetto di risonanza sarà che, per analogia a questo pericoloso decreto, qualsiasi altra professione che richiede una formazione specialistica, si potrà in futuro svolgere attraverso laccesso di una prova abilitante senza una adeguata formazione.

Ultimo atto di un lunghissimo processo che avrebbe dovuto qualificare il restauro italiano, lo schema di decreto in discussione in queste ore alla Conferenza Unificata Stato-Regioni regolamenta l'accesso alla professione di restauratore di beni culturali di quanti non avevano superato le precedenti sanatorie per l'acquisizione della qualifica previste dal Codice dei Beni culturali. Ma nella sua forma attuale, sottolineano i promotori dell'appello a Bonisoli, "rischia di finire per immettere sul mercato più del triplo tra i professionisti formati e quelli sanati attualmente operanti, prevedendo prove e requisiti non adeguati al principio, sancito dal codice stesso, dell'esercizio unitario delle funzioni di tutela". Creando per giunta disparità all'interno del settore, perché "prevede che i nuovi restauratori siano abilitati nei 12 settori di competenza contro quelli previsti dai profili formativi professionalizzanti dei corsi universitari attivati che al massimo ne consentono tre".

IL TESTO DELL'APPELLO :

In questi giorni è sottoposta allesame della Conferenza Unificata la bozza del decreto relativo al Regolamento interministeriale recante la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità, con valore di esame di Stato abilitante, finalizzata al conseguimento della qualifica di restauratore di beni culturali, in attuazione dellarticolo 182, comma 1-quinques del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, Codice dei beni culturali e del paesaggio. Si tratta di un decreto che presenta diversi ordini di criticità, e rischia di consentire lattribuzione allabilitazione dellesercizio della professione di restauratore di beni culturali, di cui allart. 29 del d. lgs. 42/2004, in modo gravemente sperequato e non conforme alle norme di tutela, ad un numero elevatissimo di collaboratori stimato intorno ai 10.000 unità. Al fine di introdurre procedure e strumenti di valutazione in grado di garantire un processo di certificazione statale idoneo rispetto a quelli previsti nella bozza allesame della Commissione, su istanza delle Regioni è in corso un tentativo di emendamento del testo che meriterebbe grande attenzione da parte del MIBAC presente ai tavoli tecnici con il MIUR attraverso la Direzione Generale Educazione e Ricerca. La questione è particolarmente importante in considerazione del grave rischio che verrebbe a correre il restauro italiano e il patrimonio culturale con un mercato destinato a divenire saturo per i prossimi decenni di operatori non adeguatamente qualificati. Verrebbe di fatto anche ad essere vanificato lottimo lavoro svolto in questi anni da MiBAC e MiUR per arrivare a definire il percorso formativo del restauratore di beni culturali attraverso una laurea magistrale di cinque anni permettendo a chiunque di riuscire ad essere riconosciuto restauratore, per tutti e dodici i settori di qualificazione, con prove di abilitazione inadeguate, regolate in modo illegittimo e del tutto insostenibili dal punto di vista organizzativo.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2019/01/31/restauratori-governo-modifichi-decreto_f53768dc-7a70-4362-89b8-0ddd8a6df193.html


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