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Napoli. Plebiscito, dal Tar Campania sì alle griglie. Stupore al Mibact: presenteremo ricorso
Vincenzo Esposito
Corriere del Mezzogiorno - Campania 5/2/2019

Il Tar Campania ha accolto il ricorso del Comune di Napoli contro lo stop alle griglie in piazza Plebiscito previste dai lavori per la linea 6 della metropolitana. I giudici hanno dato ragione al Comune che annuncia la ripresa dei lavori. Dal ministero dei Beni culturali trapela «stupore» ma si annuncia che i tecnici esamineranno le motivazioni e poi presenteranno ricorso al Consiglio di Stato.

Napoli. Le griglie in piazza del Plebiscito si faranno. Il Tar Campania ha accolto il ricorso del Comune di Napoli contro lo stop al cantiere della Linea 6 del metrò, imposto dal ministero dei Beni culturali ad inizio dicembre scorso. La situazione ora, a distanza di due mesi, sembra ribaltata, ma in realtà nulla è sancito.

I giudici hanno emesso la sentenza che accoglie le ragioni dell’amministrazione comunale dando il via libera al proseguimento dei lavori già coperti con fondi europei per 98 milioni di euro.

Il Mibact aveva chiesto di spostare le griglie in largo Carolina. Il Comune aveva presentato ricorso, ad inizio gennaio, per la sospensione del provvedimento in via cautelare. Ieri il giudice amministrativo, riconoscendo gli elementi necessari, è entrato nel merito emettendo «sentenza breve». Un particolare importante nella futura battaglia legale che si è già aperta ieri sera con una riunione dei Comitati dei cittadini. L’alleanza per difendere piazza del Plebiscito conta venti associazioni più alcuni intellettuali tra cui Marta Herling, e due parlamentari Cinque Stelle, Valeria De Lorenzo e Franco Ortolani. Pentastellato è anche il ministro Alberto Bonisoli.

Nella sentenza il presidente estensore Rosalia Maria Rita Messina scrive: «La Direzione generale archeologia, Belle arti e Paesaggio non ha espresso alcuna motivata considerazione, con ciò incorrendo nel denunciato vizio di eccesso di potere per irragionevolezza, difetto di istruttoria e motivazione; infatti, pur volendo ammettere che potesse esorbitare dalle considerazioni attinenti alla tutela della piazza Plebiscito e spingersi fino a valutare l’attendibilità delle difficoltà tecniche ampiamente rappresentate dal Comune di Napoli sia prima della sospensione dell’autorizzazione, sia successivamente, ciò detta autorità avrebbe dovuto fare esplicitando le ragioni di siffatta valutazione». La questione è lo spostamento del cantiere in piazza Carolina «che nel decreto impugnato, a questo proposito, si rinviene soltanto l’immotivata negazione dell’esistenza di elementi tecnici ostativi tali da impedire la realizzazione della camera ipogea e dei relativi apprestamenti di carattere strutturale in piazza Carolina». Insomma, il Mibact non ha voluto ascoltare le ragioni di Palazzo San Giacomo e non ha fatto una propria indagine tecnica.

Soddisfatto il Comune che annuncia subito la ripresa dei lavori. Così come la Metropolitana. Dal ministero dei Beni culturali trapela «stupore», si vuole capire meglio i contenuti della sentenza ma «il ricorso al Consiglio di Stato sembra la cosa più naturale». Immediata la reazione di Guido Donatone di Italia Nostra: «Non so di cosa possa rallegrarsi il sindaco de Magistris. Dopo la sentenza del Tar a favore del Comune. Rischiamo — per inavvedutezza dei tecnici comunali — di piazzare le grate nell’area dell’emiciclo di piazza Plebiscito vicina ai Caffè. Area da sempre prescelta proprio per la sistemazione dei loro tavolini e ombrelloni, necessari per evitare la temuta desertificazione della piazza alla De Chirico. I fumi della metro verranno espulsi tra le gambe dei turisti e dei napoletani che se ne ricorderanno al momento del voto».

I Comitati dei cittadini, ovviamente, non l’hanno presa bene e si sono subito mobilitati. «Sulla graticola del Plebiscito si rischia di bruciare il sacrosanto principio dell’articolo 9 della Costituzione per colpa di una metropolitana», spiega Antonio Pariante del Comitato Portosalvo. E dopo un primo confronto le associazioni definiscono la strategia di lotta. «Attenzione — spiega ancora Pariante — se si tratta di “sentenza breve” e non di “sospensiva” allora si potrebbe eccepire, al Consiglio di Stato anche l’incompetenza territoriale del Tar Campania. Avrebbe dovuto giudicare quello del Lazio visto che l’ordinanza è del Mibact che ha sede a Roma». Inoltre si sta esaminando la possibilità di coinvolgere anche la Corte Europea rivendicando il mancato rispetto della valutazione di impatto sul patrimonio (Heritage Impact Assessment-Hia ) per la tutela del sito monumentale sotto egida Unesco, come è piazza del Plebiscito.

Su questo punto, però, non è d’accordo l’avvocato Gaetano Brancaccio: «Io credo che facendo così rischiamo di essere additati come i “signor no”, cosa che è già stata fatta in passato. La nostra battaglia è per tutelare un bene come piazza Plebiscito e da utente dico anche per avere un metrò con meno stazioni faraoniche e più treni e con un servizio adeguato. La cosa migliore è dialogare e trovare una soluzione al di là dei ricorsi».




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