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Roma. Crollo alberi, faro dei pm sul Comune
Fulvio Fiano
Corriere della Sera - Roma 27/2/2019

Verifiche sulla mancata manutenzione, ipotesi di omissione in atti d’ufficio per i responsabili

Dopo il crollo del pino in viale Mazzini che ha quasi ucciso due passanti, la procura punta ad accertare perché un fusto così alto e già segnalato a rischio crollo non era stato abbattuto. L’inchiesta per il momento è per lesioni colpose ma i magistrati vogliono ricostruire se ci siano state omissioni in atti di ufficio e se l’albero sia stato indebolito dalla mancata manutenzione o da interventi sbagliati su strada e sottosuolo tanto da indebolirne le radici. Le squadre intervenute ieri per rimuovere il grosso tronco hanno provveduto ad abbattere anche altri tre alberi che come il pino erano segnalati a rischio. Il ministro Costa: «I comuni mettano a bilancio i fondi per gli interventi sugli alberi».


Con un senso di urgenza non riscontrato nelle settimane che hanno preceduto la caduta del grosso pino, un pullulare di giardinieri, agronomi, vigili dettava ieri i ritmi di viale Mazzini. Se questa fretta c’è oggi, possibile che non ci fosse nei giorni scorsi?

L’inchiesta sul crollo dell’albero che ha quasi ucciso due passanti parte da qui. Il fascicolo coordinato dall’aggiunto Nunzia D’Elia è iscritto per ora con l’ipotesi di lesioni colpose. Ma la direzione inevitabile è quella di risalire a chi doveva impedire che si concretizzasse il rischio certificato per quel colosso di 30 metri dagli stessi addetti del Campidoglio. Se dunque ci siano state omissioni negli uffici capitolini o ritardi negli interventi.

I primi accertamenti riguardano la direzione della caduta, lo stato del terreno, del tronco e delle radici, la planimetria dell’area che come una scena del crimine ancora ieri era delimitata da metri e metri di strisce gialle dei vigili urbani. Recintata l’area del tronco sdraiato e interdetta ai cittadini anche quella attorno ad altri due pini ai lati di quello caduto, tagliati di netto in mattinata. E vietato anche il perimetro di un grosso platano all’angolo con viale Angelico: l’invaso appariva visibilmente rialzato, il rischio crollo imminente, così traffico deviato e abbattimento.

L’altra parte dell’inchiesta parte dalla convinzione che non può bastare un vento pur così forte ad abbattere un albero di alto fusto e legno resistente come il pino piombato davanti alla Corte dei Conti. Una zona protetta da alti palazzi, dunque in teoria meno esposta alle folate. Non solo l’albero era segnalato tra quelli da abbattere, ma l’indebolimento del suo ancoraggio nel terreno potrebbe essere stato accelerato da una perdita d’acqua dalle tubature nel sottosuolo. Il cratere lasciato dalle radici ieri era interamente allagato e sulla carreggiata stradale sgorgava da lì una piccola sorgente. Una delle ipotesi da verificare, documenti alla mano, è quella che lavori stradali eseguiti senza le dovute cautele o mancati interventi sulla rete idrica siano corresponsabili del crollo. La cui responsabilità principale resta però in carico a chi doveva prendersi cura del pino. Completati i sopralluoghi, la municipale andrà a cercare negli uffici comunali e municipali la storia dell’albero. Età, potature subite o rinviate, eventuali affidamenti in gestione dei giardini di viale Mazzini a ditte esterne. L’incuria delle siepi, gli attrezzi dei lavavetri nascosti tra gli arbusti, un altro albero caduto poco distante all’interno dell’area verde, per fortuna di dimensioni ridotte, sono tutte testimonianze della mancata manutenzione.

«L’alberatura va controllata dai comuni. Occorre mettere queste risorse nel bilanci», ha detto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Una risposta, forse, alla richiesta di Virginia Raggi di fondi straordinari. Ieri la sindaca ha dato l’ok per la riapertura di alcune ville.




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