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Pisa. La battaglia dei Miracoli e l’onda lunga sul Comune
Luca Lunedì
Corriere Fiorentino 27/2/2019

Nel 2013 lo sgombero, poi proteste e promesse. Fino all’idea dell’Ape

Pisa. «Pisa non mi ha affascinato per niente, certo bella la piazza del Duomo con il Battistero e ovviamente la Torre, ma poi a rovinare tutto ci sono le orde di venditori di orologi falsi/souvenir. La parte più bella di Pisa è la piazza della Torre ma anche lì, su un intero lato della piazza sono tutte bancarelle!!».

Il web non dimentica e questa recensione, anonima va detto, datata giugno 2011 è un buon punto di partenza per capire come e perché si è arrivati all’ennesimo capitolo di una saga che in copertina ha il monumento toscano più famoso al mondo. Lo scenario che si apriva all’insoddisfatto turista una volta attraversata la Porta Nuova era: da una parte lo spettacolo dell’iconica piazza, marmo bianco su un panno di prato verde con occasionali punteggiature di studenti in lunghissima pausa pranzo, dall’altra, addossate al muro del Museo delle Sinopie, le bancarelle. Gazebo bianchi e dentro il campionario infinito di gadgets e accessori a urlare pisanità posticcia ai turisti. Tanti, troppi turisti che ogni giorno transitano sotto il campanile pendente per rinunciarci. E infatti, all’epoca, nessuno ci pensava. Poi, nel 2012, quel muro va restaurato e si pone il problema: e le bancarelle?

Già perché quei sessantatré titolari di concessione alla vendita ambulante si sentono parte della piazza né più né meno di Duomo, Torre e Battistero e da là non se ne vogliono andare. Inizia un braccio di ferro che culmina con l’ordinanza del comandante della polizia municipale del settembre 2013: interdizione su piazza del Duomo «al fine di poter procedere con gli adempimenti spettanti al Comune di Pisa riguardo l’avvio dei lavori di ristrutturazione dell’edificio ospitante il Museo delle Sinopie». Tradotto: sgombero. Il primo tentativo va in scena il 30 settembre, fallito, si replica il giorno dopo. Se quel turista fosse tornato in quelle ore calde forse dalla Porta Nuova non ci sarebbe nemmeno entrato: davanti avrebbe visto uno schieramento di polizia in tenuta antisommossa e sui tetti i commercianti, alla fine cinque denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e piazza libera.

Ecco, la piazza libera adesso lo è ancora e qui sta il cuore del problema. Sono passati sei anni e le bancarelle, spostate in maniera transitoria in piazza Manin, proprio dall’altra parte della Porta Nuova, là sono rimaste perché si sa che non c’è niente di più definitivo in Italia del transitorio. Il restauro del muro delle Sinopie è terminato, al centro di quell’edificio risalente al 1300 ora c’è un infopoint per turisti, spesso usato per riparo da pioggia o, in estate, dal sole cocente. L’unica cosa che non è cambiata sono appunto i turisti, ostinati in posa plastica a regger la Torre con la mano che, se non fosse per il melting pot di fattezze e idiomi, sembrerebbe una sfilata del Ventennio.

Tornando ai bancarellai: a render permanente il transitorio ci ha pensato il decreto Franceschini che, in guisa di ministro dei Beni Culturali, diede potestà alle amministrazioni «per il rilascio di nuove autorizzazioni delle attività commerciali, la revoca delle autorizzazioni e delle concessioni di suolo pubblico non più compatibili con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e il trasferimento delle attività commerciali in una collocazione alternativa potenzialmente equivalente». Se prima il rapporto tra sinistra e bancarellai era esile, da quel momento, morì. Ne ha fatto le spese Andrea Serfogli, candidato dal Pd a succedere all’ex sindaco Marco Filippeschi, che però dagli esercenti non ha preso un voto, tutti travasati all’attuale inquilino di palazzo Gambacorti, Michele Conti. Sotto la bandiera della Lega ha promesso un ritorno in piazza dei Miracoli che ora appare più complicato del previsto. Bersagliati dai furti e esasperati dal continuo miraggio di quella che fu la loro casa, gli esercenti hanno esaurito la pazienza e la luna di miele con la nuova amministrazione è giunta agli sgoccioli.

Così si arriva all’ultimo capitolo, un provvidenziale (certo, per l’amministrazione comunale) uovo di Colombo su tre ruote: l’idea, proposta da Confesercenti e sposata da entrambe le parti in causa, di bancarelle motorizzate Piaggio. Banchi semoventi e brandizzati che alla mattina entrerebbero da quella Porta Nuova di cui sopra e che alla sera da là se ne andrebbero lasciando la piazza quando i turisti sono già risaliti sui bus diretti verso altri lidi. E altri bancarellai.



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